Teatro Genova Teatro della Tosse Venerdì 11 gennaio 2013

Alla Tosse ancora in scena 'La signora Baba e il suo servo Ruba'

Genova - Fino a sabato 12 gennaio (sempre alle ore 20.30), al Teatro della Tosse è di scena lo spettacolo La signora Baba e il suo servo Ruba, testo vincitore del premio Urgenze tenuto da Renato Gabrielli per il Teatro Inverso di Brescia, che Marco Taddei ha scritto prendendo spunto dal testo di Bertold Brecht, Il signor Puntila e il suo servo Matti.

«Ho voluto mantenere una forma - spiega Taddei - che ricordasse i testi di Brecht: con un prologo e un epilogo a chiudere la storia, con gli attori che entrano in scena e dichiaratamente recitano i personaggi con uno stile non naturalistico e senza troppa psicologia. Questo per poter raccontare una storia cruda, di miseria, senza rinunciare al gioco e alla leggerezza».

In scena Taddei è anche regista e, infine, interprete accanto a Barbara Moselli e Vito Saccinto in una produzione NIM - Neuroni in movimento. Tutta la vicenda si svolge in cucina, dove il nipote della signora Baba e Ruba - lavapiatti, inserviente, tuttofare - stanno fumando una sigaretta durante la breve pausa che si sono concessi dopo una lunga serata di lavoro nel ristorante Da Baba. Si lamentano del lavoro da schiavi che fanno al ristorante, ma tutti e due sanno di non avere altro: il Nipote perché non ha altre prospettive di lavoro, Ruba perché con otto figli a cui mandare i soldi in India, sa di non avere alcuna speranza di essere messo in regola e quindi di ottenere il permesso di soggiorno.

Il Nipote spera di prendere in mano il ristorante alla morte della nonna Baba e questa è la sua unica speranza di riscatto, mentre Ruba speranze non ne ha: non ha alcuna parentela con Baba e non ha alcun diritto.
Una volta che il Nipote esce di scena per andare a bere, la vecchia Baba si presenta da Ruba che sta chiudendo il ristorante e promette al poveretto di metterlo in regola. Proprio quella sera - la sera del riscatto per Ruba - Baba ha un attacco di cuore e muore.
La storia continua con un nuovo capo al ristorante, il Nipote, totalmente trasformato dal ruolo di padrone; se possibile il nipote-padrone è addirittura peggiore di quanto non fosse già la vecchia signora, e le speranze per Ruba di avere una vita migliore sono pressoché nulle.
 
«Qualcuno pensa che - prosegue Taddei - per raccontare in teatro una storia civile, di povertà e sfruttamento, si debba per forza escludere di poter divertire. Io non la penso così. Brecht scriveva in un suo saggio: Da che mondo è mondo, compito del teatro, come di tutte le arti, è di ricreare la gente. Questo compito gli conferisce sempre la sua speciale dignità: non gli occorre altro attestato che il divertimento; questo però gli è indispensabile. Non lo si nobiliterebbe affatto facendone, per esempio, un mercato della morale; anzi, è ben più probabile che lo si degraderebbe, ciò che puntualmente avverrebbe qualora non riuscisse a rendere la morale divertente, e divertente proprio per i sensi – della quale, certo, la morale non può che trarre vantaggio. E nemmeno sarebbe da imporgli l'obbligo d'insegnare o, ad ogni modo, d'insegnare cosa più utile di quanto non sia il sapere come ci si muova piacevolmente, sia col corpo che con lo spirito. Il teatro, infatti, deve assolutamente poter restare una cosa superflua, il che significa, beninteso, che per il superfluo allora si vive. Meno di qualsiasi cosa i divertimenti abbisognano di giustificazioni».

«Brecht è uno dei miei autori preferiti», continua Taddei, «uno di quei poeti che ha esplorato molti campi nel teatro per diventare l'autore che conosciamo. È stato attore, regista e autore e aveva un'idea molto precisa del teatro e della sua funzione che, a distanza di tempo, non posso fare a meno di condividere».

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