Attualità Genova Mercoledì 9 gennaio 2013

Ariel Dello Strologo: «Genova chiusa e vecchia. Ma come potrei vivere altrove?»

Ariel Dello Strologo @ mentelocale.it
© Silvia Barbero
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Genova quale futuro? è il nuovo appuntamento fisso di mentelocale.it con i principali protagonisti della cultura e dell'economia cittadina.

La rubrica vuole indagare su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili per Genova e su come chi ha il potere decisionale in città, dagli imprenditori ai politici, intenda agire per migliorare il futuro e la qualità della vita dei genovesi.

Le pagine di mentelocale.it sono da sempre punto d'incontro tra i lettori, che spesso descrivono il loro mondo e ci mandano opinioni, che noi pubblichiamo. Negli anni abbiamo scoperto e lanciato scrittori, band, registi, cantanti, artisti e attori, poi diventati famosi.

Abbiamo anche intervistato sindaci, assessori, manager e organizzatori, coloro che prendono le decisioni. E ora facciamo partire questo appuntamento settimanale, perché i nostri lettori possano conoscere da vicino e sotto una diversa prospettiva, chi detiene le leve del comando.

Leggete anche le nostre interviste a Giovanni Pacor (sovrintendente del Teatro Carlo Felice), Carla Sibilla (assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova), Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment), Angelo Berlangieri (assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria), Francesco Oddone (assessore comunale allo Sviluppo Economico), Marco Arato (presidente dell'Aeroporto di Genova), Ilaria Bonacossa (curatrice del Museo di Villa Croce).

Volete proporre qualcuno da intervistare? Avete delle domande? Scrivete a redazione@mentelocale.it.

Genova - Da vent'anni a questa parte il Porto Antico ha cambiato il volto di Genova: l'area che comprende il Bigo, l'Acquario e i Magazzini del Cotone è diventata la grande piazza sul mare della città, luogo di passeggio e di svago per il tempo libero dei genovesi e tappa obbligata per i turisti. Di questo e non solo abbiamo parlato con Ariel Dello Strologo, che è venuto a trovarci nella redazione di mentelocale. Genovese, classe 1966, avvocato dello Studio De Andrè, dal 2009 è presidente di Porto Antico Spa. Look elegante ma aria giovanile, parlata sciolta ma riflessiva. La nostra chiacchierata inizia con un imperativo: «non diamoci del lei».

Laura Guglielmi: «La crescita virtuosa economico-architettonico-culturale, partita nel 1992, e che ha avuto il suo culmine nel 2004 - una crescita che ha cambiato il volto di Genova - è uno dei motivi per cui ho deciso di rimanere a vivere in questa città, dopo aver vissuto a Roma e a Londra. In quell'anno, nell’ambito delle celebrazioni Colombiane, è nato il Porto Antico. Marc Augé, in un'intervista, mi ha detto che Genova è una città che emerge nella mappa del pianeta perché diversi progetti portano la firma di architetti di livello internazionale. Nel 1992 eri molto giovane, cosa ricordi di quei tempi?»

Ariel Dello Strologo: «Dell’Expo ho un ricordo abbastanza vivo. La riapertura di quell'area che non avevo mai visto è stata una grande emozione. Prima di allora, per me come per tutti i genovesi, era una zona limitatissima: conoscevo bene via Luccoli, i Macelli e basta, poi da Campetto si tornava su. Quell'anno ho fatto l’obiettore di coscienza della Croce Rossa e, ironia della sorte, ho passato sei mesi nello stand dentro la Palazzina del Millo senza sapere che vent’anni dopo ci sarei tornato in altre vesti. Nel 1992 ho anche dato l'esame da avvocato e mi sono sposato, per cui è stato un anno molto intenso. Pensa, mi ha sposato l'allora assessore Carlo Repetti (oggi direttore del Teatro Stabile di Genova, ndr)».

Laura Guglielmi: «E ha celebrato un buon matrimonio? Ti ha portato fortuna?»

Ariel Dello Strologo: «Assolutamente. Ora spesso glielo ricordo quando abbiamo occasione di incontrarci».

Luca Giarola: «L'anno dopo, nel 1993, hai lavorato per sette mesi a New York in uno studio di diritto marittimo. Oggi consiglieresti a un giovane di fare esperienze all’estero?»

Ariel Dello Strologo: «Trovo che sia una cosa fondamentale, sempre che una persona se lo possa permettere: bisognerebbe fare in modo di avere questo tipo di opportunità, poi se si torna è meglio, se non si torna va bene uguale. Quando devo dare un consiglio a un giovane, dico sempre Vai all'estero per un po'. Poi, però, per il bene della città, è importante che i ragazzi vadano a vedere come va il mondo e poi tornino, portando la loro esperienza. All'estero sei un emerito nessuno e questo ti fa faticare, ma ti fa fare anche le esperienze più sincere, perché tu vai a cercare le cose che piacciono davvero a te, sei totalmente libero di provare e sperimentare. Nella tua città non è così perché chiunque incontri sai già, prima ancora che apra bocca, dove collocarlo in una sorta di mappa sociale, economica, geografica. A maggior ragione in una città come Genova, poco mobile, poco dinamica dal punto di vista sociale».

Laura Guglielmi: «Quindi è vero, secondo te, come tanti dicono, che Genova è una città che funziona per lobby, per gruppi di potere?»

Ariel Dello Strologo: «Non so se si possano usare i termini lobby o gruppi di potere, che fanno pensare chissà a quali strani convivi: semplicemente Genova è una città di grande tendenza conservatrice e quindi ha una mobilità ridotta, tende sempre a percorrere strade consolidate. E dal punto di vista sociale questo vuol dire che si preferisce sempre conoscere in anticipo il proprio interlocutore piuttosto che avere l’ebbrezza della scoperta di qualcosa di nuovo. Posso raccontare un aneddoto?»

Laura Guglielmi: «Certo».

Ariel Dello Strologo: «Anni fa, avevo un appuntamento con un amico romano che si trovava a Genova per un convegno. Ci siamo incontrati a Corvetto e l’ho portato a mangiare i pescetti fritti a Sottoripa: in questo tragitto mi avranno salutato cento persone, lui era sconvolto. Genova non è il paesino di 4000-5000 abitanti, è una città di 600 mila abitanti e l’idea che una persona possa conoscere così tanta gente in uno spazio geografico abbastanza vasto come il centro di Genova vuol dire che esiste una sorta di enclave, una sorta di area ristretta che però non è affatto un gruppo di potere o una lobby».

Laura Guglielmi: «Quando nel 2009 hai assunto l’incarico di presidente del Porto Antico avevi 42 anni. In Italia è un'età in cui una persona, soprattutto se assume del potere decisionale, viene definita giovane».

Ariel Dello Strologo: «Ci siamo talmente abituati a dirlo che non è neanche così vero: quando io sono diventato presidente di Porto Antico, il presidente di Confindustria Giovanni Calvini aveva 38/39 anni, Luigi Merlo dell’Autorità Portuale ne aveva invece uno o due più di me. La verità è che a 40 anni non si è giovani: si è accumulata una sufficiente esperienza nel mondo del lavoro, nel mondo dei grandi, per avere la possibilità di incidere e di guidare un’azienda, privata o pubblica che sia. Avrei qualche dubbio se parlassimo di un 25/30enne, ma quando a 42 anni sono diventato presidente avevo una figlia di 12 anni, una figlia di 9 e un figlio di 5, il mio essere adulto era chiaro».

Luca Giarola: «Oggi avere una famiglia a quell'età non è così scontato».

Ariel Dello Strologo: «Sono stato fortunato per una serie di motivi: avevo una nonna molto moderna che, quando ha visto che avevo consolidato un rapporto serio con quella che sarebbe stata mia moglie, ci ha offerto una casa, e quindi abbiamo potuto iniziare a convivere senza avere il problema di pagare un affitto. Questo è stato un aiuto importante. Poi avevo un lavoro, cosa non da poco: facevo l’avvocato e, anche se agli inizi, comunque guadagnavo».

Luca Giarola: «Prima di diventare presidente, il Porto Antico lo conoscevi già molto bene essendone stato per oltre 10 anni consulente legale. In quel periodo come l’hai visto crescere?»

Ariel Dello Strologo: «In quanto avvocato mi sono occupato soprattutto di tutta la faticosa vicenda delle operazioni straordinarie degli ultimi anni Novanta e dei primi Duemila, vale a dire Ponte Parodi e la darsena. La società Porto Antico Spa, voluta nel 1995 del sindaco Sansa per riempire il vuoto lasciato dopo la fine delle Colombiadi, doveva valutare cosa riutilizzare e cosa abbandonare delle opere dell'Expo. Finita quella prima fase, il sindaco Pericu chiese all'allora presidente Renato Picco se era disponibile a prendere in carico anche un altro pezzo di città e cioè di riqualificare la darsena. Io quindi ho vissuto questa fase che non era, credo, quella più esaltante degli inizi. È stata anzi faticosa e purtroppo tuttora non completata».

Luca Giarola: «Visto che l’hai nominato, a che punto siamo con Ponte Parodi

Ariel Dello Strologo: «Nonostante non si veda, il progetto sta andando avanti. I lavori di vera e propria realizzazione dovrebbero iniziare a fine 2013 o inizio 2014; la costruzione impiegherà un paio d’anni».

Laura Guglielmi: «Nonostante la crisi qualcosa si sta muovendo. Quest'anno al Porto Antico aprirà il Wow Science Center e l'Acquario avrà una nuova vasca dei delfini».

Ariel Dello Strologo: «Dal punto di vista generale, quello che tre anni fa avevamo deciso di fare era di affrontare quest’area dividendola in tre sottoaree, totalmente diverse per necessità e caratteristiche: i Magazzini del Cotone, la più isolata e la più difficile; l'area del Millo e del Mandraccio; l’Acquario. Ciascuna aveva i suoi problemi: ai Magazzini del Cotone il cinema stava andando a rotoli e c’erano un paio di locali chiusi, mentre il Music Store stava vivendo la crisi di tutti i negozi di dischi del mondo; al Millo c’era il problema dell’ultimo piano; per quanto riguarda l’Acquario, invece, degli studi di Eurisco dimostravano che, se non ci fosse stato qualcosa di nuovo, sarebbe presto arrivato il calo verticale dei visitatori».

Laura Guglielmi: «Quindi siete corsi ai ripari»

Ariel Dello Strologo: «Ai Magazzini del Cotone abbiamo trovato un nuovo gestore del cinema, The Space, e abbiamo avuto l’idea del fronte mare con i ristoranti: recentemente hanno aperto Rossopomodoro, pochi giorni fa, Old Wild West. In più è arrivata questa bella notizia di Wow. Per quanto riguarda Palazzo Millo, abbiamo avuto un positivo incontro con Eataly, che ha fornito 100 nuovi posti di lavoro e ha dato da lavorare anche al tessuto agricolo locale, visto che buona parte dei prodotti freschi venduti o utilizzati sono forniti dalla produzione alimentare ligure. Eataly è stato un successo anche dal punto di vista della riqualificazione estetica dell’area con un’altra genialata di Renzo Piano che si è inventato queste bellissime vetrate».

Laura Guglielmi: «Belle, ma a me manca tanto il terrazzino all’aperto. Nelle sere d’estate era l'ideale per andare a bere un bicchierino...»

Ariel Dello Strologo: «Per l’estate c’è sempre il Banano Tsunami… Il problema è che quelli che gestivano il terrazzino continuavano a fallire. E con l'arrivo di Eataly non c’era abbastanza superficie per un terrazzo all'aperto».

Laura Guglielmi: «Io d'estate vado volentieri al Bicu: magari non è il massimo, ma c’è il mare davanti e sembra di essere in vacanza. Anche se ogni tanto da quelle parti c’è della musica che non è un granché, un po’ troppo esorbitante».

Ariel Dello Strologo: «Quella è una piazza della città ma anche un biglietto da visita per i turisti: da un lato non si può avere un atteggiamento eccessivamente poliziesco, dall’altro bisogna fare in modo che il turista che arriva, ignaro di cosa lo aspetta, rimanga colpito e affascinato come spesso succede: nessuno immagina che sbucando da qualche vicolo ci si possa trovare di fronte a un paesaggio così bello dove ci sono città, mare e porto che convivono molto armonicamente».

Luca Giarola: «Cos'altro bolle in pentola al Porto Antico?»

Ariel Dello Strologo: «Abbiamo trovato un accordo con il Genoa per il trasferimento del Museo del Genoa e del negozio ufficiale in una delle palazzine. Sempre al Millo, aprirà la Bottega Solidale al posto del negozio di giocattoli Pinocchio. All'Acquario è previsto l'arrivo tra marzo e aprile della vasca dei delfini - o Padiglione dei Cetacei, come penso che adesso definitivamente verrà chiamato. E a maggio ci sarà il ritorno al Porto Antico di Slow Fish. Progetti più ambiziosi per il momento non ne facciamo, anche perché tutto quello che ho raccontato è costato un sacco di soldi di investimento e l’indebitamento è ormai al limite. Adesso è il momento di gestire la situazione: anche per questo da un mese è arrivato il nuovo direttore generale Alberto Cappato, quarantenne».

Luca Giarola: «Come sono i rapporti con le aziende ospitate dal Porto Antico? Penso ai già citati Eataly, The Space, Rossopomodoro...»

Ariel Dello Strologo: «Più i soggetti sono strutturati più i rapporti sono facili. I piccoli imprenditori locali invece sono più sensibili, anche perché gestiscono l'attività da soli o con la famiglia e vivono con più difficoltà i momenti di crisi. È un confronto dialettico faticoso ma stimolante».

Laura Guglielmi: «Ci puoi anticipare qualcosa sui concerti della prossima estate?»

Ariel Dello Strologo: «I concerti oggi sono un problema. Si è un po’ rotto l’equilibrio tra la capacità di spesa della gente e i costi dell’organizzazione (il Porto Antico non organizza: allestisce l’Arena del Mare e poi contribuisce alla realizzazione degli spettacoli). Soprattutto se si pensa di fare un cartellone di 20/25 serate, la gente dopo due concerti e una spesa di 50/60 euro ha finito la propria disponibilità economica. E contemporaneamente l’organizzatore stesso non riesce a rientrare nei costi dai biglietti venduti. Questo ragionamento non porta naturalmente a dire che non ci saranno i concerti l’estate prossima: i concerti al Porto Antico sono una delle rassegne più importanti dell'estate a Genova, sono un’esigenza cruciale che deve essere conservata. Come per tante altre cose è una questione di equilibrio, per cui ci stiamo immaginando una formula nuova che consenta di ottenere intrattenimento e musica senza gravare troppo sulle tasche della gente e senza investirci troppo denaro».

Luca Giarola: «Torneranno megaeventi tipo gli Mtv Days o i Trl Awards

Ariel Dello Strologo: «Premesso che si tratta di manifestazioni sostenute dal Comune, il problema dei grandi eventi oggi è questo: si fa fatica a giustificare l’idea di spendere per un giorno solo varie centinaia di migliaia di euro. E i grandi nomi vengono solo se gli si dà un sostanzioso contributo, parliamo tranquillamente di 100-150 mila euro. Da un lato il Comune e gli enti pubblici non li hanno più, e se li avessero in questo momento non sarebbe neanche etico, secondo me, usarli così. Meglio che quei soldi vengano usati per un impegno più diffuso».

Laura Guglielmi: «A settembre ho moderato un dibattito sulle Unioni Civili a cui ti ho visto molto partecipe. Qual è il tuo punto di vista su questa problematica?»

Ariel Dello Strologo: «Parto da un’esperienza personale di minoranza a causa della mia appartenenza alla religione ebraica, per questo mi ritengo portatore di sensibilità particolare: vivo la mia diversità e rispetto la diversità degli altri, in particolar modo della maggioranza. E ritengo giusto, sano e fondamentale per il bene della società che lo stesso rispetto si debba garantire anche a chi appartiene a una minoranza. A ciò aggiungo l’esperienza all’estero: io sono stato negli Stati Uniti nel periodo della massima virulenza dell’Aids e ho visto una società che si stava già aprendo in modo irreversibile sulla questione dell’omosessualità. Queste cose fanno sì che io sia molto sensibile e attento a difendere i diritti degli omosessuali come di qualunque altra minoranza: è la stessa sensibilità, ad esempio, che ho nei confronti delle persone rom».

Luca Giarola: «Ti senti una mosca bianca nella società di oggi?»

Ariel Dello Strologo: «Nonostante tutto quello che si può dire di negativo, con una certa soddisfazione vedo che la società sta cambiando velocemente: me ne rendo conto soprattutto guardando i miei figli. Nel mondo dei ragazzi di oggi il tema è assolutamente sorpassato: ci sono quelli che si portano dietro i pregiudizi dei loro genitori, ma anche molti ragazzi che non si vergognano più e che affrontano l’omosessualità in modo aperto».

Laura Guglielmi: «Hai accennato all'ebraismo. Nel mondo della cultura personaggi di origine ebraica ce ne sono in tutto il pianeta, da Gesù a Karl Marx, da Gertrude Stein a Woody Allen: dovessi sceglierne uno, anche in maniera laica chiaramente, chi sceglieresti?»

Ariel Dello Strologo: «Woody Allen lo sento molto vicino: ha la capacità molto ebraica di ridere in modo intelligente delle proprie e delle altrui sofferenze, senza essere necessariamente cattivo. Cito lui ma potrei anche citare Groucho Marx. Più in generale, però, dell'essere ebreo vorrei sottolineare questo: se sei nella situazione di vivere positivamente la tua diversità, cosa che a me fortunatamente capita, allora ti rendi conto che in molte situazioni tu riesci a vedere le cose anche da un altro punto di vista, che non è necessariamente né migliore né peggiore, che però ti dà uno sguardo originale e diverso».

Laura Guglielmi: «Come guardare la terra dalla luna…»

Ariel Dello Strologo: «Esatto. Non è una cosa che fanno tutti gli ebrei – c’è anzi chi non vorrebbe essere nato ebreo e preferirebbe non avere il peso di questa diversità –, ma credo che sia uno degli elementi che ha fatto sì che nella storia della cultura ci sia sempre stata questa componente ebraica, a volte fondamentale sullo sviluppo, altre volte fastidiosa».

Laura Guglielmi: «Perché sono stati emarginati, gli ebrei hanno avuto modo di guardare le altre comunità dall’esterno e quindi di diventare più importanti e incisivi nel mondo della cultura».

Ariel Dello Strologo: «Questo essere diversi è un qualcosa che è nella cultura ebraica stessa. Gli ebrei hanno una serie di regole e comportamenti molto dettagliati che li rendono automaticamente diversi: questo, da parte di chi rimane fuori, viene spesso visto come un senso di superiorità. In realtà per me non lo è, anzi, c’è posto per tutti e sarebbe un peccato se fossimo tutti uguali. Su questo si è innestata tutta la storia dell’Occidente, i rapporti problematici tra cristianesimo e ebraismo, le persecuzioni. Ogni volta che vengono fuori questi temi, a me viene sempre da dire questo: fosse anche vero che gli ebrei si sentono superiori agli altri, e qualunque cosa possa aver fatto un ebreo o un gruppo di ebrei nella storia, nulla può giustificare quello che è successo».

Luca Giarola: «Sei anche vicepresidente del Centro Primo Levi, dopo esserne stato presidente per molti anni: i meriti di questa associazione?»

Ariel Dello Strologo: «Il Centro Primo Levi è un’idea di mio padre Pietro e dei suoi amici, quindi di un’altra generazione. È nato nel 1990 in un momento in cui c’era la sensazione che si stesse producendo un vuoto in città per effetto della crisi dei grandi centri culturali legati ai partiti e alle grandi ideologie di una volta – il Gramsci, il Rosselli, quelli cattolici. L’idea è stata di mettere insieme persone di diversa provenienza (quindi non solo ebrei) e usare la cultura ebraica come elemento per affrontare i grandi temi. Fondamentale è stato il non vergognarsi di osare: si è subito partiti facendo cose in grande. Oggi al Ducale ogni settimana ci sono personaggi di fama mondiale, vent’anni fa non era così: il Centro Primo Levi ha semplicemente provato a fare cose che gli altri prima non facevano. Tutto anche grazie al sostegno importante delle istituzioni che hanno riconosciuto l’importanza del progetto e alla collaborazione con altre realtà culturali della città: questa logica ha funzionato, ormai il Centro Primo Levi ha 22 anni e ha fatto venire persone da tutto il mondo, premi Nobel, grandi scrittori».

Luca Giarola: «Quali ti hanno colpito di più?»

Ariel Dello Strologo: «Sembra un luogo comune, ma è vero: più grande è una persona, più semplice è nella vita. Mi vengono in mente Nadine Gordimer, Shimon Peres, Carlo Azeglio Ciampi. Poi nutro un affetto particolare nel confronto di alcuni scrittori israeliani, semplicemente perché sono nate delle piccole relazioni che non posso certo definire amicizie: con Abraham Yoshua, per esempio. Recentemente mi hanno colpito Ian McEwan e David Albahari, a Genova per L'altra metà del libro: l'origine della rassegna, come La Storia in piazza, è il Centro Primo Levi».

Luca Giarola: «Tu sei da molti anni avvocato dello Studio De Andrè: hai mai conosciuto Fabrizio?»

Ariel Dello Strologo: «Purtroppo no: io sono entrato nello studio quando Mauro De Andrè (titolare dello studio e fratello di Fabrizio, ndr) era già morto da sette anni. Lui ha rappresentato nel mondo degli avvocati italiani quello che Fabrizio era nel mondo della musica, cioè una persona di qualità superiore alla media. Pensa, a Ravenna c’è il Pala De Andrè, che molti sono convinti sia dedicato a Fabrizio: invece Raul Gardini aveva dedicato il palasport al suo avvocato».

Luca Giarola: «Arriviamo alla domanda clou: Genova, quale futuro?»

Ariel Dello Strologo: «In questo momento bisognerebbe riuscire a capire quali sono le cose veramente possibili da realizzare a Genova, porsi degli obiettivi concreti e raggiungibili e cercare di capire le strade per raggiungerli. Sicuramente oggi quello che io credo manchi a questa città è un ceto medio, che corrisponde a quelle due generazioni di giovani che sono dovuti andare a cercare lavoro fuori e che avrebbero dovuto rappresentare oggi l’ossatura sociale, economica e intellettuale di Genova. Oggi abbiamo una città polarizzata tra gli anziani e i giovanissimi: bisognerebbe cercare di capire come far arrivare a Genova 30-40 mila persone o addirittura nuclei familiari di ceto medio, quelli che una volta erano gli impiegati o i dirigenti di industria, che poi sono i fruitori di cultura, i consumatori di media-alta qualità, quelli che contribuiscono al dibattito culturale sociale e politico. Come ci si possa arrivare non lo so: se prendesse una bella piega la vicenda Erzelli o se continuasse la spinta che la città sta dando sul versante turistico-culturale, si potrebbe forse arrivare a una soluzione. Ma credo che non si possa pensare a un intervento unico che risolva tutto: ci vorrebbe una visione di lungo termine, non solo da parte dei politici ma da parte di tutti».

Laura Guglielmi: «Se avessi una bacchetta magica e potessi risolvere un solo problema della città, cosa faresti?»

Ariel Dello Strologo: «Mi concentrerei sulle infrastrutture e inserirei Genova in un percorso di alta velocità ferroviaria: questa città ha delle caratteristiche medie di vivibilità che la renderebbero immediatamente interessante per un sacco di gente che fa una vita infelice in luoghi infelici dove però c’è il lavoro».

Luca Giarola: «Giunta Pericu, giunta Vincenzi, giunta Doria: pregi e difetti».

Ariel Dello Strologo: «Per quanto riguarda il mio ruolo ho avuto rapporti solo con le giunte Vincenzi e Doria. Entrambe secondo me hanno avuto l’ingrato compito di gestire la crisi della città con una progressiva e drammatica riduzione di risorse economiche, ma anche umane: più che discutere degli errori e dei meriti, credo sia giusto rendersi conto del fatto che Vincenzi e Doria si sono trovati di fronte a problemi crescenti, sempre meno soldi e un tessuto umano sempre meno all’altezza».

Laura Guglielmi: «Un consiglio da dare a Marco Doria».

Ariel Dello Strologo: «Stanare le intelligenze e le capacità che comunque ancora ci sono in questa città, magari nei posti meno scontati. E rimanere il più possibile collegato con il mondo».

Luca Giarola: «Tre luoghi da non perdere a Genova»

Ariel Dello Strologo: «Porto Antico e centro storico, li consideriamo un luogo unico; poi Boccadasse; e Genova vista dal mare, su un battello».

Laura Guglielmi: «In che zona abiti e cosa ti piace di più del tuo quartiere?»

Ariel Dello Strologo: «Abito in Albaro. Mi piace perché sono vicino al mare, che per me è una componente fondamentale, un elemento che dà senso alla vita. E poi è un bel quartiere, ci si vive molto bene».

Laura Guglielmi: «Perché vivere a Genova e non altrove?»

Ariel Dello Strologo: «Sicuramente perché, nonostante quello che ho detto fino adesso, sono anche io un po’ vittima del fatto di sentirmi più a mio agio nelle situazioni che si conoscono meglio rispetto ad andare a navigare in mare aperto. Detto questo, è un bellissimo posto dove far crescere i propri figli».

Luca Giarola: «Escludendo quelli del Porto Antico, qual è il tuo ristorante preferito?»

Ariel Dello Strologo: «Non vado a cena fuori così spesso. Ultimamente potrei dire Le Cicale in Città, lì si mangia bene. E poi la Trattoria della Raibetta».

Laura Guglelmi: «Che libro stai leggendo?»

Ariel Dello Strologo: «La simmetria dei desideri dello scrittore israeliano Eshkol Nevo».

Laura Guglelmi: «E il più bello mai letto?»

Ariel Dello Strologo: «È una scelta molto difficile: sicuramente uno dei libri più belli è Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez. Poi mi vengono in mente Chiamalo sonno di Henry Roth e Vita e destino di Vassilji Grossman».

Laura Guglielmi: «Un paio di film che ti hanno segnato».

Ariel Dello Strologo: «Troppo complicato dare questa risposta. Sono un appassionato di cinema ma non riesco ad andarci da anni perché faccio una vita troppo complicata. Posso dire che Woody Allen è un mio regista di culto, ma non basterebbe a dare l'idea...»

Luca Giarola: «E per quanto riguarda la musica cosa ci dici?»

Ariel Dello Strologo: «Sono un appassionatissimo che ha avuto le sue varie fasi. Sono stato un cultore del rock anni '60-'70, durante l’adolescenza. Poi ho avuto la tranvata per il jazz grazie a Rai Stereo Notte e ho ascoltato solo jazz per 15 anni. Ovviamente ascolto anche musica classica e musica contemporanea: è proprio una vera passione. Una delle cose che mi diverte di più del mio lavoro è quando devo pensare ai concerti all’Arena del Mare».

Laura Guglielmi: «Quindi tra le varie arti la musica è quella che più ti appassiona?»

Ariel Dello Strologo: «Sì, ma mi piace anche l'arte contemporanea. Tra le mostre fatte a Genova, ricordo positivamente Arte e architettura di Celant nel 2004 e Russia e Urss nel 2006. E ovviamente, perché l’ha organizzata la Comunità Ebraica, la mostra di Chagall».

Laura Guglielmi: «E a teatro ci vai?»

Ariel Dello Strologo: «Ci vado tanto, anche perché sono nel consiglio di amministrazione dello Stabile. Ultimamente mi hanno colpito l'Edipo tiranno di Sciaccaluga e Scintille di Laura Sicignano, due esempi di spettacoli che possono essere di stimolo. Ecco, questo è il motivo per cui non vado più al cinema: vado a teatro».

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