Ombre, canto e musica per l'Oliver Twist della Compagnia del Suq - Genova

Teatro Genova Teatro Duse Lunedì 31 dicembre 2012

Ombre, canto e musica per l'Oliver Twist della Compagnia del Suq

Carla Peirolero e i bambini Daneo e Formicaio

Riproponiamo la recensione dello spettacolo Oliver Twist della Compagnia del Suq, che ha debuttato l'anno scorso, e torna ora in scena al Teatro Duse dal 4 all'8 dicembre 2013.

Genova - Teatro d'attore, d'ombre e di narrazione. Ma anche parti cantate e recitate. E poi musica dal vivo ad accompagnare ogni passaggio. E cori. L'Oliver Twist della Compagnia del Suq è un lavoro completo e articolato che ben rappresenta il celebre romanzo di Charles Dickens - un testo che rimase storico portando per la prima volta al centro di un romanzo la figura di un bambino.

La complessità non è solo determinata dai diversi linguaggi teatrali utilizzati, ma anche da una moltiplicazione dei ruoli per singoli interpreti, a ribadire il valore universale di certe condizioni (povertà, indigenza, sfortunate circostanze) come ricorda il motivetto: «Non chiamateci pezzenti, state attenti siamo tanti, abbiate pietà fate la carità... se pensate che siano solo fatti nostri, attenti, oggi a me domani a te!»

Carla Peirolero, Enrico Campanati, Roberta Alloisio si alternano alla narrazione e ognuno si fa poi interprete di alcuni episodi salienti della storia, che sono ora ricreati attraverso quadri di teatro d'attore, quindi recitati in proscenio, oppure alle spalle della scenografia che è sia edificio che grande schermo, per i giochi narrativi del teatro delle ombre.

Ampia ed evocativa, ma anche decisamente espressionista, ancora una volta la scenografia di Laura Benzi, sa accogliere con intelligenza la complessità del lavoro facendosi "regia" e mezzo al contempo. Anche il teatro delle ombre non va in un'unica direzione, ma sfrutta l'effetto distorsivo, che con le ombre si può creare, per completare la scenografia e creare quelle atmosfere cupe e minacciose che Dickens ci fa vivere, dalla prospettiva evidentemente sofferente, di un bambino strappazzato e ingiustamente punito. Così come in un incubo viviamo i Consigli della parrocchia che diventano per Oliver tribunale inclemente dei suoi comportamenti e del suo destino. E, attraverso lo schermo, il teatro d'attore (con gli interpreti di schiena e delle figure disegnate che stanno al posto dei volti grotteschi dei personaggi), si veste di quella distanza e spaventosa illeggibilità che hanno spesso i comportamenti degli adulti agli occhi di bambini e bambine.

Musica e canto non sono certo in nessun momento accessori, ma sempre protagonisti che si incastrano con abilità e vanno anch'essi a perfezionamento di scene e atmosfere (la regia è di Campanati, anche se c'è, si sente, di fondo un impegno collettivo per coordinare il tutto). Indimenticabile l'arrivo di Oliver a Londra: con il teatro delle ombre, trasformato immagini caotiche di edifici e colori che ruotano in modo vorticoso; d'altro canto Roberta Alloisio presta la sua competenza vocale e diventa un'impeccabile rumorista  che non riesce a strappare applausi - ma se li sarebbe meritati davvero tutti - solo perché il ritmo dello spettacolo in questo punto è incalzante. A seguire un duetto parlato e cantato tra Alloisio e Peirolero sfiora anche il genere del teatro musicale più alto (con alcuni assaggi da soprano).

E poi il gruppo dei bambini. Guidati dalle maestre (Giusy e Emy) della scuola primaria Daneo - nota in città, e non solo, per il lavoro teatrale integrato nella didattica - bambini e bambine, tutti a turno (forse si potrebbero intensificare i loro turni fin dall'inizio) sono un possibile Oliver o Olivia. Ma sono anche i bambini e le bambine di strada del vecchio furfante Fagin. Sono alcuni dei componenti della band multietnica del progetto educativo Il Formicaio, e vengono dal Senegal, dalla Romania, dalla Siria, dall'Ecuador e da Genova. Il loro momento è su un pezzo rap in cui insieme a Fagin (Campanati) insegnano al nuovo arrivato Oliver il 'mestiere': come si ruba un fazzoletto e magari anche un orologio, un portafoglio bello spesso, e via dicendo.

Il lieto fine che rispetta il romanzo, non è affatto sdolcinato (e qui il merito va anche alla drammaturgia di Emilia Marasco e Carla Peirolero), il messaggio è chiaro e parla dell'idea di adottare, di prendersi cura, di testimoniare l'innocenza tutte le volte che qualcuno ne ha l'opportunità. Questo spettacolo è al contempo una storia toccante di povertà e riscatto, ma anche una parabola straordinaria sul destino delle donne, sulla difficoltà della maternità, sul valore dell'amicizia e certo sulla meschinità. Se in Racconto di Natale l'avarizia contrapposta alla generosità era tema principale, qui l'altruismo più che la generosità materiale è tema che fa da costante sfondo. E il messaggio più forte è forse proprio questo: smettiamo di guardare solo ed esclusivamente al nostro individuale bene e facciamo tutti un po' più spesso un gesto verso un bene più esteso. E non c'è bisogno qui di guardare lontano o pensare solo a grandi gesti, basta magari essere meno aggressivi e scontrosi, accogliere invece di respingere.

E se i temi sono indubbiamente forti e di valore, lo spettacolo ha il pregio di valorizzarli artisticamente e umanamente in un progetto che speriamo prenda il via con una bella tournée.

Potrebbe interessarti anche: , Aggiungi un posto a tavola, il musical al Carlo Felice: grande classico del teatro italiano , Diversità, lingue e linguaggi in Vader tra teatro-danza e teatro-circo , Elio porta in scena Il Grigio di Gaber e Luporini al Teatro Modena , Teatro della Tosse: il programma 2019/2020, spettacoli dal centro al Ponente , Teatri del Paradiso: stagione 2019/20 tra spettacoli e incontri, da Camogli a Bogliasco

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.