Mostre Genova Museo di Villa Croce Venerdì 30 novembre 2012

High Gospel di Alberto Tadiello @ Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce

'Tarantolata', di Alberto Tadiello, in mostra @Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce
© Matteo Paoletti
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Genova - Cingoli da trasmissione consunti dall'uso, tondini da costruzione ritorti e riassemblati, piccole betoniere che diventano strutture portanti per sculture sonore. C'è tanto del suo passato di carpentiere nelle opere di Alberto Tadiello, giovane artista veneto (classe 1983) che da sabato primo dicembre espone la sua opera in High Gospel, una personale al Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce che durerà fino al 18 febbraio 2013 (vernissage venerdì 30 novembre, ore 18.30).

Una mostra in sei stanze, con opere quasi tutte esclusivamente studiate per gli spazi delle sale genovesi che, come spiega la curatrice Ilaria Bonacossa, "Bene esprime le sensazioni di una generazione - quella di Tadiello - per cui la meccanica è finita: nell'era dell'iPad queste strutture diventano prigioniere della loro inattualità. Ma continuano ad affascinare chi non ha vissuto il mito della società meccanica".

Così, il percorso prende le mosse dai cingoli consunti dall'uso di Untitled (titolo ricorrente nelle opere di Tadiello): tre nastri meccanici, di macchine escavatrici, che l'artista ha rivoltato, lacerato e ritorto su se stessi, mettendo in evidenza i loro denti, la polvere, le incrinature della gomma nascoste sul supporto. Facendone delle sculture decadenti che dialogano con gli affreschi liberty del museo genovese.
"Questi tre cingoli si sostengono sulle tre lapidi soltanto con il loro peso - spiega Tadiello - Sono materiali che ho recuperato in un cantiere: giunti alla fine della loro esistenza, li ho rivoltati negando la loro funzione d'uso, mettendo in evidenza particolari nascosti, ma ben presenti nella loro natura."

Quelle di Tadiello sono sculture che rappresentano il versante scultoreo di una ricerca che abbraccia anche tavole a penna e installazioni sonore. Con un unico filo conduttore: la ricerca delle forze che incombono sulla materia, che la plasmano e la consumano tra plasticità e linee di forza.
"Sia che si tratti di scultura, sia che lavori su un'onda sonora, il mio lavoro parte sempre dall'estremizzazione dei materiali - spiega Tadiello - Come per i cingoli ho ritorto la gomma fino a farne uscire le linee portanti interne, allo stesso modo quando lavoro sulle tracce sonore estremizzo la gamma audio con un vero e proprio stretching, per coinvolgere fisicamente il fruitore attraverso l'impatto con la frequenza".

L'audio torturato, ridotto a frequenze che si scontrano tra totem di casse contrapposte, è il cardine di due installazioni presenti in mostra, che grazie alle diverse modulazioni programmate in loop dagli impianti (amplificatori tradizionali e leslie d'antan), immergono l'ascoltatore all'interno del suono. È una sensazione fisica di immersione, a un primo impatto persino fastidiosa, che dopo alcuni secondi di ascolto permette di toccare con mano l'onda sonora.
E i disegni che circondano la sala, realizzati con mazzi di biro calcate su centrini e cartoncino, fanno da contraltare visivo a questa battaglia di frequenze sovrapposte.

La mostra termina con Tarantolata, elaborata costruzione che a partire da una bocca centrale realizzata con una impastatrice da cemento si irradia nello spazio attraverso un'ordinata sovrapposizione di tondini d'acciaio. Gli strumenti di lavoro dell'edilizia - che appartengono al retroterra familiare di Tadiello a partire dal bisnonno - diventano una scultura sonora dalla forma di un grande "cardo secco-tarantola", come lo definisce l'artista, in cui il corpo centrale ruota assecondando il movimento dell'impastatrice.

"Come il ballo circolare della taranta libera dal veleno, attraverso la scultura il corpo di questa piccola betoniera si libera dalla sua funzione di stomaco che tutto digerisce - spiega Tadiello - E il suono stesso della macchina ricorda quello della danza rituale pugliese. È un suono che ho sempre avuto nelle orecchie: il mio bisnonno era muratore, mio nonno e mio padre anche. E pure io per dieci anni, d'estate, ho fatto il carpentiere: il senso della misura, le strutture e i materiali li ho imparati lavorandoli in cantiere".

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