Concerti Genova Teatro Carlo Felice Lunedì 12 novembre 2012

Fiorella Mannoia in concerto al Teatro Carlo Felice. La recensione

Fiorella Mannoia al Teatro Carlo Felice
© Linda Kaiser

Genova - A Genova piove, anzi diluvia. Vado al Teatro Carlo Felice in grande anticipo. È sabato sera (10 novembre 2012) e accompagno una quattordicenne al suo primo concerto. Marta, così si chiama, studia canto e la sua emozione è forte. Festeggia così il suo compleanno. Forse è la più giovane in sala.

Fiorella Mannoia si fa attendere, ma quando, con venti minuti di ritardo, fa il suo ingresso in scena, il pubblico è da subito coinvolto. Dopo le prime canzoni tratte dal suo ultimo album Sud, Fiorella conquista tutti con una dichiarazione. Ci esorta a «fotografarla, filmarla, metterla su YouTube». In platea si accendono i telefonini e oscillano sulle note del suo canto libero.

I suoi riccioli rossi si infiammano nelle luci scenografiche, l’atmosfera si riscalda. I testi parlano chiaro, come la sua orchestra etnica, con Kaw Sissoko che suona la kora. Qui, per la prima volta, Fiorella compare anche in veste di cantautrice. Il suo concept album, come dice il titolo, è dedicato a tutto il Sud del mondo. Include dodici brani inediti, tra i quali il singolo di lancio Io non ho paura.

Lei sembra una vestale che pratica un rito, che poi condivide. Appare incredibilmente giovane e ‘datarla’ è impossibile; svela soltanto di essere stata «bambina negli anni ‘60». Per il resto si muove con scioltezza e grande energia e sensualità. Interpreta alcune delle sue più celebri canzoni, ma ne restituisce una versione inedita. Gli arrangiamenti sono particolari.

Il suo messaggio è forte e chiaro. Si sente che ci crede; è autentica. Le frasi delle sue canzoni vanno dritte al cuore: «Il dolore passerà. Io non ho paura di quello che non so spiegare, di quello che ci cambierà. Solo se stiamo insieme ce la potremo fare. Un millimetro appena o tutta una vita. La vita è tutto un equilibrio sopra la follia. Ti prenderei per mano. Fermati, non andare troppo lontano. Guardami, tutti i miei sogni stretti in una mano». Vedo nel buio gli occhi della piccola Marta luccicare.

E Luce, tra quelle nuove, è una canzone splendida. Nell’album si apre con un canto struggente dell'artista palestinese Faisal Taher: «Mi commuovono ancora i sorrisi e le stelle nelle notti d'estate, i silenzi della gente che parte e tutte queste strade. Fa che non sia soltanto mia questa illusione, fa che non sia una follia credere ancora nelle persone. Prendi la tua strada e cerca le parole, fa che non si perda tutto questo amore. Non c'è voce che non sia la mia voce, né ingiustizia di cui non porto l'offesa».

Fiorella si trasforma, si cambia d’abito, indossa i pantaloni e la maglietta del tour. Invia gesti d’intesa al pubblico, punta il microfono in platea. Qualcuno completa i suoi versi; qualcun altro, in gruppo, batte ritmicamente le mani: «Non ti sottomettere. Tieni alta la testa. Non frenare l'allegria. Vieni qua, vieni qua. Un sentimento fragile».

Arriva il momento centrale del concerto. Siamo tutti pronti, lo sento. E lei lo introduce con poche frasi a favore dell’Africa, che «abbiamo depredato». Ricorda il presidente assassinato del Burkina Faso. Canta: «Per rimanere liberi costretti a farsi schiavi. Scegli da che parte stare. Dalla parte del mare. Dalla parte di chi spinge». Segue la bella interpretazione di Clandestino, in lingua spagnola. La platea diventa un unico grande coro.

«Portami via, vieni con me, dove vuoi tu, senza tornare più indietro. Perché la vita è adesso. Che sarà, che sarà. Quel che non ha giudizio. Certe lettere d'amore. In fretta vanno via certe giornate amare». Resto colpita dal verso che fa ripetere a noi: «Se non c'è strada nel cuore degli altri, prima o poi si traccerà». Già, si traccerà, come un solco, come il segno di un aratro, come quello di una penna su un foglio, come la linea che demarca la pace e la guerra. Le suggestioni sono tante. Come quelle suscitate dalla bellissima Il cielo d'Irlanda, che «ti copre di verde» e «ovunque tu sia si muove con te».

Per il gran finale andiamo sotto al palco. Fiorella concede due bis. Si diverte a danzare a stretto contatto con le persone, si rotola nella luce che la segue, saluta e si libera del microfono. Non riusciamo a strapparle un terzo bis. La nipotina le legge il labiale: «sono stanca».

«Buona notte, anima mia. Adesso spengo la luce e così sia».

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