Libri Genova Venerdì 9 novembre 2012

Bruno Morchio senza Bacci Pagano: il nuovo libro 'Il profumo delle bugie'

Bruno Morchio
© Patrizia Traverso

Genova - È in libreria Il profumo delle bugie (Garzanti, 2012, 207 pp, 16.40 Eu), il nuovo romanzo di Bruno Morchio. Il libro seziona con abile perizia chirurgica una tradizionale famiglia borghese, facendola esplodere nelle sue più putride ipocrisie. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Bruno, amico storico di mentelocale.it.

La prima volta senza Bacci Pagano. E al suo posto una bizzarra famiglia borghese genovese. Le borghesie sono tutte uguali?
«Le borghesie non sono tutte uguali, però sono tutte inguaribilmente cieche. Se guardiamo al mondo, quelle dei paesi emergenti (penso alla Cina) sembrano trascurare il fatto che uno sviluppo sconsiderato è incompatibile con la sopravvivenza del pianeta. In Europa, anche la borghesia più accorta e lungimirante (quella tedesca) non sembra rendersi conto che senza unità politica il vecchio continente non avrà futuro. Quanto all’Italia, il panorama è desolante. Abbiamo perso vent’anni inseguendo i problemi di un satrapo che ha costruito un impero finanziario basato sul mattone e sulle televisioni, senza una politica industriale e senza investire in innovazione, e siamo passati dal piccolo è bello dell’effimero boom del Nordest al feroce, insano cinismo dell’amministratore delegato in cachemire. Un arretramento culturale, prima che economico, da fare paura. Inoltre è un fatto che la borghesia di oggi è anzitutto finanziaria e cospicuamente contaminata dagli interessi della criminalità organizzata. Questi si orientano su tutti i settori produttivi, ma certo il cemento (grandi opere, edilizia residenziale e no) ne rappresenta il fulcro, il centro nevralgico.
La borghesia genovese ha sempre avuto una vocazione finanziaria e il cemento ha rappresentato una forma di investimento molto redditizio che ci ha restituito una regione disastrata, dove la pioggia è diventata sinonimo di distruzione e morte. Gli Ansaldo ormai non esistono più, da tempo. Industria di stato, attività portuali e marittime ed edilizia sono stati i pilastri dell’economia di questa città; la prima è ridotta all’osso e la seconda attraversa una crisi pesante. Non c’è da stupirsi se una parte cospicua della sinistra genovese agogna alla gronda come se fosse la panacea di tutti i mali della città, pur sapendo che si tratta di un’opera costosa, inutile e devastante. Infatti si vuole farla non perché serva a qualcosa, ma per aprire cantieri e far girare capitali».

Quanta genovesità c'è in questa famiglia?
«La famiglia del Profumo delle bugie ha fondato le sue ricchezze sul mattone e sulle collusioni con il potere politico e in questo non è specificamente genovese. È una famiglia poco parsimoniosa e anche questo è poco genovese. Anche la distanza dei due capostipiti dai tabù cattolici, il distacco ironico con cui guardano al bigottismo delle prefiche dalla fica secca li rende poco affini al milieu di una certa borghesia cittadina. Quello che c’è di tipico della borghesia genovese è la spregiudicatezza rivestita di ipocrisia».

Il profumo delle bugie sembra in perfetta sintonia con i nostri tempi. Ipocrisia, intrecci grotteschi, vizi privati, pubbliche virtù. Una bella fotografia di una certa Italia di oggi. Addirittura nel nostro paese i vizi peggiori per un ventennio sono diventati pubbliche virtù manifestate senza alcuna vergogna. È sufficiente renderli grotteschi per esorcizzarli?
«Il tipo di vizi messi in piazza in questi anni dai media nazionali non possono che essere esorcizzati con una risata. Altra cosa è chiedersi quanto i pozzi della sensibilità culturale, dei principi etici, del buongusto, del senso comune e dell’immaginario collettivo siano stati avvelenati da trent’anni di pessimo uso della televisione e dei giornali. Qui temo che la guerra sarà più lunga e difficile. Per tornare al romanzo, l’ironia e il grottesco ne sono il registro prevalente, anche se essi non si applicano a un personaggio, quello di Lena, che è forse la figura più positiva e la cui vicenda ha un tono univocamente tragico».

Come è nata la storia del libro?
«L’idea di un romanzo non noir covava da tempo, ma non perché io creda che solo il cosiddetto mainstream possa rivelare il valore di uno scrittore. In Italia i migliori autori scrivono noir. Inoltre non credo alla categoria mainstream: ogni storia è ascrivibile a un genere e il noir permette di attraversarli tutti. Con le indagini di Bacci Pagano ho giocato con il romanzo psicologico, quello storico, la spy story e perfino il giallo classico. Potrei dire che questa volta ho abbandonato il romanzo d’indagine per scrivere una storia grottesco-borghese.
Questo però non significa che scrivere Il profumo delle bugie non sia stata una sfida: sul piano formale, perché ho utilizzato la terza persona (anche se tutta la storia di Tilde in Rossoamaro è raccontata in terza persona) e l’ho fatto in un modo molto particolare, adottando in ciascun capitolo il punto di vista di uno dei tre maschi della famiglia: il nonno Edoardo, suo figlio Meo e il nipote Francesco. Sul piano della storia che, filtrata dall’ironia, è imperniata su una vicenda che nulla ha a che fare con il plot di indagine.
Infine ho rinunciato a Genova, che non è mai nominata, anche se luoghi, storia e perfino il dialetto risulteranno ai genovesi riconoscibilissimi».

Leggendo il tuo libro mi viene in mente un'affermazione di Jodorowsky: «Ha fatto più danni la famiglia della bomba atomica». Che ne pensi?
«A un certo punto, parlando con il fidanzato, la giovane Dolores dice: La famiglia è il luogo più infido che esista, Francesco. Lui si arrabbia e la respinge battendo i piedi in terra, come un bambino. In quella reazione infantile sta tutta l’ambiguità di ogni discorso sulla famiglia: qualcosa su cui gli adulti possono ironizzare, ma di cui i bambini hanno un bisogno vitale. Il fatto che, come racconta il romanzo, essa procuri loro dolore, infelicità e ferite mostruose non la rende meno necessaria. Non è detto che le cose vadano meglio quando viene a mancare. Il mio lavoro in consultorio mi insegna che, per una coppia con figli, imparare a separarsi bene è più impegnativo che imparare a restare insieme. Del resto, pur fra mille resistenze, oggi i tempi sembrano maturi per parlare di famiglie plurali, non tradizionali, aperte».

Bacci Pagano, l'analfabeta dei sentimenti, è andato in vacanza?
«Dopo sette romanzi e un libro di racconti, è innegabile che io abbia provato il desiderio di liberarmi di questi due ingombri: Genova e Bacci Pagano. Di provare a me stesso che, anche senza di loro, della mia scrittura restava qualcosa e potevo comunque inventare una storia avvincente che valesse la pena di essere raccontata. Ma i lettori non devono preoccuparsi: ho già inviato all’editore il soggetto di un nuovo romanzo che vedrà protagonista Bacci Pagano. Si intitolerà: Il mio amico candidato e racconterà di un Bacci impegnato a proteggere un vecchio amico, candidato alle elezioni politiche, con tanto di appendice sentimentale: dopo lungo tempo, finalmente, il ratto dei carruggi tornerà a innamorarsi».

Potrebbe interessarti anche: , Ilja Leonard Pfeijffer con La Superba in finale al Premio Strega Europeo 2019 , 43 poesie per Genova: la Dante Alighieri ricorda la tragedia del Morandi , Mizar, la boutique corsara di libri torna al Luzzati Lab , Marco Balzano per Incipit Festival: dal romanzo Resto qui all'eredità di Calvino , Maggiani: «In quest’epoca più di umori che di sentimenti, ho deciso di parlare di amore»

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.