Libri Genova Venerdì 9 novembre 2012

L'Apocalisse dei Templari: San Bevignate nel libro di Simonetta Cerrini

La chiesa di San Bevignate a Perugia
© pomarc / flickr.com

Genova - Il 2012, che nella letteratura esoterica di massa è visto come l’anno della Fine del mondo, e che senz’altro sta segnando la fine di questo nostro mondo, è anche il settecentesimo anniversario della fine ufficiale dell’ordine religioso e militare del Tempio, soppresso, ma non condannato, da papa Clemente V nel 1312.

Ma cosa c’entra l’Apocalisse con i templari? La domanda è lecita, e le risposte sono molteplici. Già alla loro nascita, nel 1120, in Terra Santa, i frati cavalieri ebbero a che fare con l’escatologia, cioè con il complesso dei temi che, per i cristiani, riguardano la Fine dei tempi: la «battaglia finale», il secondo arrivo di Cristo, l’avvento di «un nuovo cielo e una nuova terra» e la discesa della Gerusalemme celeste, sposa dell’Agnello. Ho trovato tracce di questa sensibilità «apocalittica» in tante fonti templari e mi sembra che l’affresco che essi realizzarono nella loro grande chiesa perugina di San Bevignate possa esser letto come un efficace compendio.

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Arrivare a San Bevignate non è semplice. Per raggiungere la chiesa templare bisogna affrontare il dedalo perugino di viuzze interne, in salita, e delle lunghe vie che costeggiano la campagna a est. Dopo aver ammirato le colline coltivate a vigna e ulivi, si raggiunge un viale alberato e su un prato affacciato sul mirabile panorama perugino, nel quartiere di Monteluce, appare all’improvviso San Bevignate.

Dico «appare» perché è San Bevignate che si manifesta al visitatore e non il contrario. Si ha la stessa sensazione con la cattedrale di San Lorenzo a Genova, oppure con San Marco a Venezia, nascoste sapientemente alla vista dall’intrico dei caruggi o delle calli oppure, sulla collina coltivata a vite e ulivo, con il gioiello di San Salvatore dei Fieschi, la basilica voluta da papa Innocenzo IV († 1254) nel suo feudo ligure di Lavagna e costruita soltanto dieci anni prima di San Bevignate. Resta invece inarrivabile l’effetto che produce sul visitatore la basilica benedettina di San Pietro al Monte di Civate, in provincia di Lecco, edificata nella seconda metà del XII secolo: si raggiunge a piedi lungo un’antica mulattiera e conserva al suo interno, composto da un’aula unica biabsidata, un ciclo memorabile di affreschi romanici centrati sull’Apocalisse.

Come nel caso di San Bevignate, questo tesoro abbandonato ha trovato chi lo ha accolto e saputo valorizzare. San Pietro al Monte trovò don Vincenzo Gatti, e San Bevignate trovò un manipolo di studiosi che negli anni Ottanta fecero conoscere alla comunità scientifica internazionale questo vero tesoro dei templari attirando interesse culturale e finanziamenti.
Fin dal XII secolo il comune di Perugia era stato uno dei protagonisti della nascita stessa del complesso architettonico di San Bevignate e, divenuto proprietario dell’edificio, è ritornato a esserlo promuovendone i restauri che hanno portato alla recentissima apertura al pubblico, nel 2009. Tra gli studiosi perugini pionieri della scoperta di San Bevignate, è d’obbligo nominare Pietro Scarpellini, lo storico dell’arte che ci ha regalato la prima lettura sistematica di tutti gli affreschi, nonché l’amico e collega Francesco Tommasi. Questo erudito e generoso studioso dei templari mi fece conoscere le ricchezze di San Bevignate già nel 1993. In quell’anno, infatti, cominciai a preparare la mia tesi di dottorato alla Sorbona sulla regola e la spiritualità del Tempio.

Giuseppe Billanovich, mio indimenticato maestro, mi aveva dato tutti gli strumenti per poter affrontare lo studio dei manoscritti della regola, ma non sarei riuscita ad avvicinarmi alla storia della cultura e della spiritualità medievale senza la guida e l’incoraggiamento costante di Franco Cardini, il grande medievista, che immediatamente mi fece conoscere tre persone: Michel Balard, storico del Mediterraneo orientale nel Medioevo, Alain Demurger e, appunto, Francesco Tommasi.
A un primo sguardo San Bevignate appare gigantesca o meglio «affetta da gigantismo», come scrive Gaetano Curzi. Niente a che vedere con la piccola cappella di Cressac-Saint Gilles, nella Charente, per citare una chiesa templare francese i cui affreschi, a differenza di quelli di San Bevignate, sono ammirati in tutto il mondo già da tempo. Più simile invece, per dimensioni e per impianto architettonico, la chiesa templare di Montsaunès, nella Haute-Garonne, a ridosso dei Pirenei.

La chiesa di San Bevignate è uno dei più straordinari tesori templari ancora esistenti. Fu fatta costruire a partire dal 1256 dai templari e in particolare da frate Bonvicino, originario di Perugia o di Assisi. Il templare Bonvicino († 1262) era da vent’anni il cubiculario del papa, cioè uno dei camerieri personali che hanno accesso alla camera da letto e che ne costituiscono anche la guardia del corpo: oggi si direbbe maggiordomo. Bonvicino cominciò ad assistere papa Gregorio IX († 1241) e continuò con Innocenzo IV, Alessandro IV († 1261) e probabilmente Urbano IV, morto a Perugia nel 1264.
Senz’altro Bonvicino chiese al papa dei favori per i templari, e nel 1237 Gregorio IX concesse loro l’abbazia benedettina di San Giustino d’Arno. Si trattava della prima sede templare di Perugia, da cui dipendeva la chiesa di San Gerolamo, presso Porta Sole, cioè proprio nella stessa zona su cui poi i templari costruirono San Bevignate. Chiara Frugoni, la storica che con sapienza e sensibilità ha dato piena voce all’iconografia francescana, ha proposto di riconoscere Bonvicino in uno degli affreschi giotteschi della Basilica superiore di Assisi.

Sarebbe uno dei cubiculari che, accovacciati per terra accanto al letto di papa Gregorio IX, lo assistono mentre sogna san Francesco che gli mostra le stimmate.
Nel pieno del conflitto fra guelfi e ghibellini, nella pontificia Perugia si creò la convergenza di vari movimenti: il papato, che tra l’altro risiedeva spesso in città; il comune del popolo; i templari, ordine religioso da sempre vicino ai laici; i fermenti francescani e il movimento penitenziale dei flagellanti, capeggiato dal laico e padre di famiglia Raniero Fasani, raffigurato, come vedremo, all’interno della chiesa.
In quegli anni, caratterizzati dall’aspra lotta fra il papa e l’imperatore Federico II († 1250) e i suoi discendenti, ci si stava domandando se si sarebbe realizzata la profezia del beato Gioacchino da Fiore († 1202), che prevedeva per l’anno 1260 l’inizio dell’età dello Spirito Santo, e quindi del felice millennio sabbatico di cui parla l’Apocalisse. Per il monaco florense, l’Antico Testamento corrispondeva infatti all’età del Padre, il Nuovo Testamento all’età del Figlio, preludio entrambi all’età finale dello Spirito Santo. Il gioachimismo aveva permeato una larga parte del movimento francescano, al punto che il ministro generale dell’ordine, Giovanni da Parma, nel 1257 si dovette dimettere.

Così non stupisce che sia proprio il 1260 l’anno in cui a Perugia venne inaugurato ufficialmente il rito pubblico dei flagellanti: un segno escatologico collettivo che intendeva rispondere da parte guelfa alle alte attese spirituali di molti laici.
San Bevignate sorse nel pieno di questi fermenti e in continuo dialogo con essi. È una chiesa romanico-gotica con una navata unica coperta da due volte a crociera che si conclude con un grande arco trionfale. L’abside è piatta e sorge sopra un sacello, che inizialmente conservava il corpo di san Bevignate. Nel 1256 cominciarono i lavori di costruzione, e già nel 1262 Bonvicino, che morirà di lì a poco, chiese ai canonici della cattedrale di Perugia una lastra marmorea per l’altare: il primo ciclo di affreschi, tra cui la nostra controfacciata, è stato datato agli anni Sessanta (nel 1265 fu eletto a Perugia papa Clemente IV).

Il secondo ciclo pittorico della chiesa è datato agli anni Ottanta, e consiste nella teoria pittorica dei dodici apostoli che reggono grandi cerchi «crucesignati», di stile transalpino. Le figure si dispongono su tutte le pareti della chiesa senza neppure rispettare le immagini precedenti, segno forse di una seconda solenne consacrazione della chiesa, avvenuta sotto la guida del templare Guillaume Charnier. Pare aver completato la decorazione di San Bevignate il famoso «Trittico Marzolini», ora conservato alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia che, secondo Pietro Scarpellini, costituiva la pala d’altare.

Ma chi era san Bevignate? Del santo non si è mai saputo nulla di certo, e la sua figura resta a tutt’oggi un vero mistero. Fu un eremita? Fu un templare? Visse nel V o nel XII secolo? Era perugino? È un santo immaginario, un’invenzione templare? Di questo misterioso personaggio, come vedremo, ho da poco trovato una traccia credibile che ci porta da Perugia alla Penisola iberica.

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