Attualità Genova Mercoledì 31 ottobre 2012

Oscar Giannino: «Uscire dalla crisi? Vendiamo i beni dello Stato. Ce n'è per 480 mld»

Oscar Giannino a Palazzo della Meridiana
© Matteo Paoletti

Genova - «Non so dire se l'euro crollerà, ma di certo non c'è un solo un esempio di unione monetaria che regga con un mercato dei beni e dei servizi gestito come il nostro».
È lapidario Oscar Giannino nel tratteggiare i contorni del baratro verso cui la crisi economica sta portando l'Europa.
Un panorama a tinte fosche dal quale - secondo l'economista dell'Istituto Bruno Leoni - si può uscire soltanto invertendo la rotta nella gestione del debito pubblico: una voragine che stando alle ultime stime è un peso che grava per 32.912 Eu sulla testa di ciascun italiano.
Un buco da eliminare con un programma improntato a un deciso liberismo: dismissione immediata di una parte consistente del patrimonio dello Stato, attenuazione della repressione fiscale, taglio della spesa, riduzione della tassazione del lavoro.

Abbiamo incontrato il direttore di chicago-blog.it a Palazzo della Meridiana, a margine della presentazione del volume Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni, manifesto ideale di quanto va cambiato nel rapporto tra Stato e cittadini. E buon punto di lancio per presentare anche a Genova il suo movimento politico, Fermare il declino, che - conferma Giannino - correrà probabilmente in solitaria alle prossime elezioni in Lombardia. Nelle prossime settimane sono previsti incontri di presentazione anche a Savona e Imperia in vista delle politiche di primavera.

In una giornata in cui i dati della disoccupazione parlano chiarissimo (11,5% la media dell'Eurozona), sicuramente di cose da cambiare ce ne sono parecchie, al di là delle varie ricette politiche.
Giannino, partiamo da qui. In Italia un ragazzo su tre non lavora, in Spagna e Grecia uno su due. Nel resto d'Europa la disoccupazione giovanile a settembre tocca il 23%. Che fine stiamo facendo?
«Innanzitutto i dati diffusi oggi sono dati al ribasso: quel 10,8% nostro non dice molto perché non tiene conto di quanti si sono ormai allontanati a tal punto dal mercato del lavoro da non cercarlo neanche più. Ciò detto, occorre una riflessione delle conseguenze che sull'economia reale hanno le politiche di rientro della finanza pubblica adottate dai vari paesi. Per come sono state congegnate, in Italia come altrove non hanno funzionato, perché i governi tendono a non saper dosare gli strumenti. E il risultato è la disoccupazione più alta da vent'anni a questa parte. Le faccio un esempio: dal 2006 il Pil nominale dell'Italia è aumentato di 128 miliardi, mentre la pretesa fiscale è aumentata di 141 miliardi. Ciò significa che lo Stato pretende più dell'aumento del Pil. Secondo i nostri calcoli, il maggior gettito risulta aver assorbito il 97% della ricchezza prodotta».

Come se ne esce?
«Cambiando il mix delle politiche di aggiustamento. Bisogna attenuare la pressione fiscale e azzerare progressivamente il debito: l'Italia deve capire come curare il suo eccesso di debito pubblico. Bisogna smettere di considerare non cedibile una parte del patrimonio dello Stato: ci sono 480 miliardi di beni liberi».

Vorrà mica vendere il Colosseo?
«Non esageriamo, il patrimonio storico-artistico non si tocca - se la ride Giannino - Ma basterebbe dismettere la metà di questi beni liberi da vincoli per abbattere il debito nel giro di cinque anni».

Non ci sono alternative?
«L'alternativa è la patrimoniale, alla quale io sono contrario. Ma so che il Tesoro è pronto a sottoporre tutti i contribuenti all'acquisto coatto di titoli del debito pubblico italiano».

La ricetta che ha illustrato riassume i punti nodali della proposta di Fermare il declino. Come ha incassato il movimento l'esito delle elezioni siciliane?
«Il verdetto delle urne conferma l'incapacità della vecchia politica e dei partiti di intercettare e comprendere le istanze dei cittadini. La dimostrazione palese l'abbiamo avuta con l'affermazione del Movimento Cinque Stelle: a inizio mese i partiti davano Grillo al 4%. Poi, in dodici giorni di campagna elettore tra la gente è cresciuto di un 1% al giorno. È la dimostrazione della distanza siderale tra politica e cittadini. E per averne conferma basta leggere i commenti di Pd, Udc e di Crocetta: nonostante tutto ritengono di aver vinto, ma non è così».

Quindi come vi state preparando alle elezioni in Lombardia?
«Avevamo chiesto ad Albertini di sciogliere le esitazioni, affrancarsi dai partiti e diventare il rappresentante del nostro movimento, che è espressione della società civile. Ha risposto oggi con un'intervista al Corriere della Sera, dicendo che non si possono affrontare le regionali senza l'appoggio dei partiti. Mi dispiace, perché io sono invece convinto che sia necessaria una discontinuità con la vecchia politica. È l'unico modo di uscire dalla crisi. Ma il problema non è soltanto nostro. Anche chi, a sinistra, ha avanzato proposte simili non ha avuto fortuna: Ambrosoli è stato cacciato dal Pd dopo poche ore».

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