Concerti Genova Mercoledì 26 settembre 2012

Cesare Cremonini: «Nelle mie canzoni svelo chi sono, ma non tutti mi capiscono»

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Genova - Chi è Cesare Cremonini? Biondo ragazzino con la zeppola romagnola che canta di amori adolescenziali, artista consumato da anni su e giù dal palco oppure timido bolognese con il pallino per la musica? La risposta non è né semplice, né scontata. E chi l’avrebbe mai detto.

Lo scorso aprile è uscito Il Comico (Sai che Ridere), primo singolo estratto dalla Teoria dei Colori, album che ora Cesare si appresta a portare in giro per l'Italia con un tour che partirà a fine ottobre e che, come terza tappa, toccherà proprio Genova, martedì 30 ottobre, al 105 Stadium. «Ho sempre fatto dei concerti bellissimi sotto la Lanterna - ci dice Cesare al telefono - me ne ricordo uno con i Lunapop che fu da record. Questa volta arriveremo a Genova carichi a mille, entusiasti e coraggiosi. Il concerto sarà sicuramente un'occasione per dare al pubblico una nuova lettura di me».

Già, perché la sua è una personalità difficile da cogliere. Dalle foto su Twitter accanto a personaggi famosi negli studi televisivi, dalla battuta sempre pronta con i fan incontrati per strada, ai testi malinconici ed enigmatici delle sue canzoni, farsi un'idea su chi sia veramente questo ragazzo non è così semplice. Perché se lo cerchi al telefono per un'intervista devi prima passare attraverso tre persone, però quando poi finalmente riesci a raggiungerlo ti risponde con tranquillità, come un qualsiasi amico che magari non senti da un po'. Cose che da un cantautore da disco d'oro proprio non ti aspetti.

Un personaggio in bilico, una natura indefinita, volutamente o meno. Un divo, o forse un antidivo che rimpicciolisce di fronte al paragone coi grandi che lo apprezzano - come De Gregori o la Pausini - nascondendosi dietro un «Non sento il peso sulle spalle delle parole lusighiere da parte dei miei colleghi più illustri, il fatto è che mi sento in difetto, perché non sono sicuro di me, non lo sono mai stato - racconta Cesare con voce calma e profonda - sono grato a queste loro parole, mi emozionano e mi imbarazzano perché non so dare una valutazione oggettiva di me, di quello che sono»

Cesare Cremonini un timido? Da quello che racconta, a discapito dei ragionevoli dubbi, pare che sia così. Calmo e misurato nelle risposte, si scopre quasi subito che le parole della sua ultima canzone, Il Comico, lo rispecchiano perfettamente. Sì, proprio in quella ballata agrodolce nella quale qualche fan ha letto lo spettro della depressione.
Quello che traspare dai versi, però, è più un malinconico dipinto di una favola senza lieto fine, fatta di sogni infranti. «Nella canzone racconto il rapporto tra me stesso e gli altri. Sono uno che fatica a stare dietro agli ideali di machismo e di sicurezza a tutti i costi che ci vengono imposti. Sono una persona normale, che fa errori e inciampa durante il suo cammino. Ma non tutti sono disposti ad accettarlo».

Quello che viviamo quindi è un mondo falso e insensibile? «Non lo so, però spesso spinge a metterti una maschera. Perché la gente difficilmente va oltre le apparenze e allora è più facile nascondersi. Se solo si facesse più attenzione, si capirebbe che in quello che scrivo scopro le carte. E sarebbe più facile capire che una persona può avere lati più profondi e altri più leggeri. Non c’è ambiguità in questo – dice Cesare, mentre la cornetta sbuffa un po’ – siamo tutti in bilico tra mille tensioni».

Rivisitazione in chiave personale di temi vecchi come il mondo (dello spettacolo). Temi che da sempre lacerano gli animi di consumati attori su e giù dal palcoscenico, divisi tra persona e personaggio. Non per niente Cesare, sollecitato sul tema, si mostra entusiasta: «Mi piace molto il mestiere dell’attore. Mi affascina la possibilità che l’attore ha di sbagliare e ricominciare da capo, la possibilità di essere guidati da un regista verso la strada giusta. È comunque spontaneità, ed è un esercizio molto utile, perché calarsi nei panni di qualcun altro è affascinante. Un giorno sei re e il giorno dopo straccione, è bellissimo». Sensazioni già provate da Cesare, che da sempre mantiene un legame molto forte soprattutto col grande schermo, sia come compositore di colonne sonore, che recentemente come attore vero e proprio, diretto da Pupi Avati, e infatti ci svela «È un’esperienza che sicuramente mi piacerebbe ripetere».

D’altronde è la sua natura stessa ad imporgli di rinnovarsi sempre, come quando scrive. Perché non ci sono solo i testi delle sue canzoni, ma anche un romanzo pubblicato lo scorso anno e diversi interventi apparsi su vari quotidiani e settimanali nazionali. Da ultimo, un toccante e commovente addio cartaceo a un suo illustre collega, mentore e concittadino: Lucio Dalla. Impossibile quindi non chiedergli del suo rapporto con lui, e Cesare non si tira indietro: «Lucio è uno degli astisti italiani più grandi di sempre. È sempre stato inarrivabile - racconta, mentre la sua voce si fa roca - e a Bologna manca più che mai, manca come il sole in una giornata di pioggia. E allo stesso tempo non mancherà mai, perché Lucio è Bologna, si respira la sua presenza in ogni via. Per noi è immortale».

Cesare tradisce un po' di emozione, come quando racconta del terremoto che ha colpito la sua terra, altro fatto che recentemente ha stravolto le vite di molte persone a lui vicine: «Quando è successo ero a Verona per girare il video del Comico. Mi sono svegliato in piena notte e ho subito percepito che si trattava di qualcosa di grande e catastrofico. Ma, guardando l'evento da un altro punto di vista, è affascinante notare come un fatto tragico abbia svelato al mondo la vera coscienza degli emiliani, che si sono dimostrati dignitosi, capaci di reagire alle avversità, ma soprattutto estremamente solidali».

Chiacchierando con lui, si torna sempre al gusto per la contraddizione. E quindi Cesare Cremonini chi è? Forse la verità è che non c'è una risposta, e forse è proprio questo che affascina chi lo segue e lo apprezza. O forse quello che piace di lui è la forza di saper dire di essere una persona come tante, con dei limiti, ma anche tanti aspetti diversi e complementari. E quindi di non poter essere incasellato sotto uno stereotipo a due dimensioni. Perché in fondo chi è lo dice proprio lui, nelle sue canzoni, ma anche quando, ridendo al telefono con una sconosciuta, si ferma un attimo pensieroso e poi dal nulla dice: «Sai, forse la cosa che mi definisce di più è un sorriso sincero». Semplice sì, ma sicuramente non scontato.

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