Concerti Genova Sabato 11 agosto 2012

Daniele Franchi, il blues nelle vene. L'intervista

Daniele Franchi: '(F)ree (F)eeling' è il primo album del giovane bluesman genovese
© Giulia Spinelli

Genova - Daniele Franchi, la parola blues tatuata sul collo e molta voglia di esprimersi e far conoscere la sua musica. Genovese, 22 anni, ha fatto del blues una scelta di vita pur non legandosi ad un repertorio tradizionale, ma abbracciando mondi che spaziano senza costrizioni tra il rock e la canzone d’autore in una vocazione stilistica sempre strettamente connessa alla grande e calda madre. Di quella musica, così immediata e sincera, Franchi predilige il mood intimista, l’essenza, l’attitudine emozionale: un bagaglio straordinario ed una scelta inevitabile per un musicista di Genova, città geneticamente blues.

Sostenuto fin dagli esordi da artisti liguri come Paolo Bonfanti e Guitar Ray Scona (Renato Scognamiglio), Daniele ha avuto l'opportunità di averli con sé nella registrazione di alcuni brani del suo (F)ree (F)eeling, primo disco da solista (uscito a marzo 2012) con Davide Medicina al basso e Andrea Tassara alla batteria. Tra le special guest anche Francesco Piu e Sean Carney.

«Il mio approccio al blues è soprattutto emozionale - spiega -. Ritengo infatti che un repertorio per definizione semplice e spontaneo come quello del blues, sia credibile solo se suonato vivendone appieno l’emotività. Io, più che definirmi un bluesman, preferisco dire che porto nella mia musica quel tipo di atteggiamento, rifacendomi a grandi maestri come Muddy Waters o Jimi Hendrix».

Per te, che hai suonato la chitarra sin da bambino, cos’è la musica?
«Per me è la vita. Ho iniziato da bambino sapendo che era ciò che avrei voluto fare da grande. È un’esperienza che consiglio agli appassionati di qualunque strumento perché aiuta moltissimo nella crescita emotiva di un individuo, specie se adolescente. Poi per affrontare la quotidianità e le numerose difficoltà della professione occorrono grande determinazione e forza d’animo, ma anche nel caso in cui si dovesse decidere di fare altro nella vita, l’esperienza musicale resterà sempre un bagaglio e un valore».

Nel tuo disco ci sono ospiti importanti, com’è nata la collaborazione?
«Dalla stima reciproca e dalla voglia di sostenermi perché tutti, fin dall’inizio, hanno creduto nel progetto e mi hanno fortemente incoraggiato a procedere. Mi ritengo molto fortunato perché suonare bene è da molti, ma non è scontato ottenere, da subito, la stima dei colleghi di successo ed esperienza».

Tra le persone che per prime hanno creduto in te chi vorresti ringraziare?
«Zibba che mi ha inserito nella sua band a 19 anni, totalmente privo di esperienza, e mi ha insegnato tanto offrendomi anche la possibilità di esprimermi al meglio, fino ad arrivare alla scelta di intraprendere la carriera di solista».

Del tuo primo disco, (F)ree (F)eeling cosa ci racconti?
«Posso semplicemente dire che la musica è totalmente parte della mia vita e questo disco ne è la prova; l’ho scritto in un mese in coincidenza con scelte decise e radicali sia per la mia vita sentimentale, sia per quella professionale. In ogni brano c’è un pezzettino della mia storia e delle intense emozioni vissute di quel periodo».

Progetti per il futuro?
«Ora si tratta di andare avanti e crescere, nella vita e nella musica, portando nelle canzoni e nel mio modo di suonare tutto me stesso. E questo, per me, è decisamente blues».

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