Concerti Genova Arena del Mare Lunedì 23 luglio 2012

Gezmataz 2012: i concerti al Porto Antico. Da Brad Meldhau a John Scofield. La recensione

Genova - Occhi e orecchie ancora pieni di jazz per chi ha passato il weekend in compagnia di Gezmataz 2012, il festival estivo genovese che, dopo l’avvio di giovedì dedicato alla Rare Noise Records, ha regalato tre belle serate al pubblico dell’Arena del Mare.

Venerdì il trio del pianista statunitense Brad Meldhau, con Larry Granadier e Jeff Ballard,  ha dedicato a sorpresa il concerto ad una rilettura di famose pagine pop degli anni sessanta, partendo da Hey Joe di Jimi Hendrix, per proseguire, fra le altre, con personali interpretazioni di Friends dei Beach Boys, e And I love her dei Beatles. Grandi spazi solisti per il leader che usa la propria stupefacente perizia tecnica al servizio di uno stile ricco di richiami, dalle canzoni alla musica classica, senza tradire ovviamente il linguaggio principale del jazz e grande affiatamento nel trio, reduce dall’incisione del nuovo cd Ode. Set non troppo esteso, concluso con una bella versione della sempre stupenda Still crazy after all these years di Paul Simon.

I giorni seguenti sono stati caratterizzati anche dalle bizze atmosferiche, con la pioggia che si è presentata puntuale all’inizio del concerto di sabato 21, dedicato agli allievi ed ai docenti del workshop (Claudio Lugo, Mike Campagna Dejan Terzic, Masa Kamaguchi e Marco Tindiglia)  e le folate di vento che hanno invece accompagnato l’avvio dell’esibizione conclusiva di domenica 22 della John Scofield’s Hollowbody band (oltre al leader alla  chitarra, Kurt Rosenwinkel – chitarra, Ben Street – basso e Bill Stewart – batteria).
Per fortuna le gocce di pioggia e i nuvoloni che incombevano su Genova non hanno mantenuto le promesse e il concerto ha potuto svolgersi per intero con qualche corsa degli addetti al palco per sistemare aste e leggii abbattuti dal vento.

Il nuovo progetto di Scofield, impegnato in un lungo tour europeo, è una sorta di olimpo della chitarra jazz, con i due solisti che dialogano in ruoli assolutamente paritari sul solido ed esuberante tappeto ritmico di batteria e contrabbasso. Scofield sembra avere trovato nel giovane Rosenwinkel un alter ego ideale, in grado di assecondare alla perfezione le sue improvvisazioni, o di giocare un ruolo solista altrettanto determinante, con un fraseggio più pacato e un suono più pulito rispetto al leader, il quale fra i due, nonostante la differenza d’età, appariva decisamente come il più scatenato, sia nei pezzi originali composti per il nuovo gruppo, che in una divertente versione di Louie, louie (Kingsmen ,1963), presentata come uno dei primi pezzi che John ha imparato a suonare. Molto apprezzate anche le pagine più liriche, come la classica Moonlight in Vermont, nelle quali risalta la capacità di  Scofield di dosare al meglio la componente melodica, senza eccedere nel compiacimento del tema ad effetto.

Alla fine bis richiesti a gran voce dai numerosi fan del chitarrista, con Terranova di Rosenwinkel ed una jam finale a chitarre incrociate che ha mandato tutti a casa sazi e soddisfatti.

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