Concerti Genova Lunedì 9 luglio 2012

Goa Boa 2012: Bobby Soul e Brunori Sas in concerto al Porto Antico

Bobby Soul live al Goa Boa
© Andrea Pompilio

Genova - 6 luglio: GoaBoa 2012 ai blocchi di partenza, finalmente. L'edizione della dichiarata rinascita della kermesse genovese, però, inizia nel peggiore dei modi: Ben L'Oncle Soul, l'artista di punta della prima serata, infatti, ha dato forfait in giornata per problemi di salute. Durante un concerto tenutosi domenica scorsa, il cantante ha accusato dolori alla gola e in settimana gli è stato diagnosticato un problema al diaframma. L'intero tour è stato, quindi, annullato per consentirgli un'adeguata riabilitazione.

Probabilmente la débacle ha limitato l'affluenza del pubblico alla serata inaugurale della manifestazione. Parimenti, però, gli artisti sopravvissuti hanno avuto più tempo a disposizione per esibirsi e per farsi apprezzare dal pubblico. Vi assicuro che la risposta dei presenti è stata calorosa e davvero partecipe, il che dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che Genova ha sempre sete di musica dal vivo.

Bobby Soul è un habitué del GoaBoa ed è egli stesso, in apertura, a ricordare di aver affermato la sua carriera sulle assi del palco gestito da Totò Miggiano. Alberto Bobby Debenedetti si presenta in chiave unplugged con Caorsi e Parodi alla chitarra e al basso. L'atmosfera è intima e amichevole: gli astanti non sono numerosissimi, ma - complici la cornice fascinosa della Calata Molo Vecchio e dei Magazzini del Cotone, una gradevole brezza marina e una luna civettuola - il mood generale è gradevole, rilassato, perfetto per l'atmosfera groovy suggerita dai brani proposti.

Bobby Soul offre con generosità pezzi tratti dal suo nuovo lavoro, Conseguenze del soul, distribuito ad inizio anno, e cover come The Seed dei The Roots, accarezzando i presenti con ritmi funky e una voce ammaliatrice.

In un batter d'occhio, o - se preferite - in una spillata di birra, si dispongono sulla scena i musicisti di Brunori Sas, brillante cantautore cosentino che, nell'arco di un paio d'anni, si è aggiudicato importanti riconoscimenti di settore: nel 2009 ha ottenuto il premio come miglior debutto discografico dell'anno; nel 2010 il Premio Tenco per autori emergenti; l'anno scorso è stata la volta del Pim per il Miglior Live.

C'è da dire che lo spettacolo imbastito da Dario Brunori e dai suoi ragazzi di Calabria è quantomai vivace, intenso e divertente: le doti da imbonitore di Brunori sono valore aggiunto a un'esibizione che ha il proprio punto di forza in una sequela di brani accattivanti sia dal punto di vista lirico che musicale.

Nei suoi riguardi, la critica nazionale ha scomodato un precedente illustre come Rino Gaetano: non c'è dubbio che il repertorio del mai dimenticato cantautore di origini calabre non sottenda molte soluzioni narrative di Brunori. Ma è altrettanto vero che Dario è stato in grado, finora, di affrancarsi dal pur suggestivo (ma poco produttivo) copia-e-incolla di immagini e dialettica.

Benché i suoi testi siano permeati da una malinconia quasi vintage (davvero qualcuno, oggi, beve ancora Biancosarti?) e le sue sonorità richiamino, oltre a palesi ritmi ye-ye, sottofondi musicali da commedia sentimentale fine anni Settanta (esaltati dai cori flautati di Simona Marrazzo) e alcune positive derive cantautorali nostrane, come i Baustelle e Dente, gli esiti della sua produzione hanno un'aria fresca, energica (pur nell'indolenza delle parole e dei concetti espressi), a modo suo originale.

Fra milioni di stelle, Una domenica notte, Italian Dandy, Paolo, Tre capelli sul comò, Nanà: Brunori ha affondato le sue antenne nella migliore tradizione cantautorale italiana ed è chiaro che non ha vissuto di solo pane e Rino. Ha imparato bene le lezioni di De Gregori (La mosca), del Daniele Silvestri de Il Dado (Animal Colletti e, perché no?, Rosa), del primo Bennato, di Badly Drawn Boy (azzardo!) e perfino di Luca Carboni (ascoltate Lei, lui, Firenze per credere) e di chissà chi altro, estrapolandone uno stile comunque personale e incisivo, costellato da un certo languido torpore che in fin dei conti non guasta.

La chiusura del concerto è quantomai gloriosa, sulle note della deliziosa Guardia '82 e di una personale elaborazione di Stella d'argento di Gino Santercole.

Ecco il GoaBoa che mi piace e che mi mancava sinceramente, quello che propone anche chicche inaspettate che contribuiranno a ricordare una certa estate grazie ad un particolare concerto. E vai col tango.

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