Gli alberi del viaggiatore: I° - Genova

Food Genova Lunedì 22 ottobre 2001

Gli alberi del viaggiatore

La bottega dei nostri desideri.

L’approvvigionamento degli alimenti in famiglia, fin dalla preistoria, è stato caratterizzato da una preparazione, un rito preciso (allora era la caccia, riservata all’uomo), per poi divenire con l’avvento del commercio, momento vitalissimo e colorito di scetticismo, fiducia, vivida contrattazione, curiosità, profonda conoscenza della propria specialità e soprattutto, arte dello scegliere e dello spendere bene, arte affidata alla sapienza femminile che della casa si è fatta custode e padrona.
Il mercato, la bottega e il commerciante hanno nei secoli di crescita umana rivestito compiti sociali fondamentali; nelle piazze dei mercati o agli angoli dei negozi, il popolo si è sempre ritrovato condividendo le proprie scelte quotidiane con il prossimo, rivelando le possibilità economiche, gli usi gastronomici della propria famiglia e le proprie capacità di scegliere tra i banchi ed i mercanti.
Il mercato moderno, quello del consumismo, questo patrimonio secolare lo ha strumentalizzato, e di quella saggezza dei nostri avi nello scegliere, ognuno di noi ha perso la coscienza, conservandone solo un polveroso ricordo.

Male. Molto male. La donna attuale ha a che fare con troppe scelte, da quelle del proprio lavoro, alla grande varietà di proposte commerciali nei vari settori, (abbigliamento, acconciatura, fitness, prodotti per i figli), l’uomo non ha più il geloso senso di custodire la ritualità della tavola, del buon vino, del buon mangiare, e quindi ecco che il commercio moderno delega a Jerry Scotti la scelta del nostro risotto, oppure a immagini grondanti sesso la decisione del vino che berremo; che società perfetta sembra essere questa! La vita è troppo veloce per perdere tempo in decisioni gastronomiche? Il nostro palato non è abituato ad andare a fondo nel sapore? Risolto! Proposte uguali per tutti, ma proprio tutti, supermercati che da Monza a Bari sembrano essere un unico, infinito e modulare scaffale pieno di bustebarattolivasettitubettitetrapakpvc.

Ma allora, se come dice una famosa frase, “sono ciò che mangio”, significa che non ho personalità, non sono diverso da un greco o un filippino. Avete mai notato, a proposito, che alcuni prodotti, ad esempio i gelati Algida, da quando sono stati acquisiti da potenti multinazionali, in questo caso la olandese Unilever, per uniformizzare il consumo europeo del prodotto hanno sostituito poco per volta il nome italiano della linea di gelati, Algida appunto, con un logo, un simbolo, in questo caso con un cuore stilizzato, e in altri paesi sostituendo il suddetto cuore al nome storico di un celebre produttore di gelati acquisito da Unilever, mettendo poi le informazioni di legge e gli ingredienti in almeno 5 lingue diverse, affinché non ci siano più differenze tra il consumo delle varie nazioni e le spese di diversificazione degli involucri, degli spot televisivi spariscano? Tutto ciò credo che abbia qualcosa di sinistro e subdolo, cancelli il fascino di sentirsi diverso, oppure in un altro posto diverso per scelte dal nostro.

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GuidoPorrati

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