Intervista a un avvocato del Gsf - Genova

Intervista a un avvocato del Gsf

Attualità e tendenze Genova Martedì 31 luglio 2001

Genova - Stiamo ancora raccogliendo testimonianze sui fatti del G8. Chiunque avesse vissuto in prima persona le tragiche giornate e sentisse la necessità di lasciare una sua testimonianza o essere intervistato da www.mentelocale.it , clicchi .
Sono graditi interventi di manifestanti, membri delle forze dell’ordine, religiosi, commercianti che hanno subito danni, rappresentanti dei media ufficiali o indipendenti, medici e infermieri, lavoratori di Amiu, Amt e Aster, abitanti delle zone teatro degli scontri e qualunque altra persona che per motivi diversi abbia assistito a una circostanza particolare.

Tra gli avvocati del Genoa Social Forum, qualcuno non era genovese. Roberto, avvocato del Levante, aveva pensato di dare una mano. Lo abbiamo intervistato.

Lei che ruolo ha avuto?
Mi sono messo spontaneamente a disposizione del Gsf, perché ritenevo di fare un servizio alla comunità. Ho contattato alcuni colleghi che conoscevo, e così mi hanno inserito nel gruppo di legali volontari. Lo spirito non era cogente. Era, ribadisco, del tutto volontaristico.

Dove ha svolto il suo lavoro di assistenza agli arrestati?
Un giorno ad Alessandria. Un altro a Voghera.
Agli avvocati genovesi erano affidate le nomine d’ufficio. Io avevo alcune nomine di fiducia. In qualche caso ho sostituito difensori di fiducia impediti.

Com’era lo staff dei magistrati e come si svolgeva la giornata?
Ad Alessandria c’erano 3 Gip, a Voghera 2.
Gli indagati venivano chiamati e interrogati dai Gip che poi decidevano se adottare misure cautelari. Per la maggior parte l’imputazione era di “resistenza aggravata”. Quasi mai sono state emesse misure cautelari. Solo in qualche caso, il “divieto di dimora” a Genova che, credo, decadrà presto, in quanto dettato dal momento di tensione e dall’imminente funerale del ragazzo ucciso, Giuliani.
Comunque tutte le persone sono state messe in libertà dopo l’interrogatorio.

Qual è stato secondo lei il momento più difficile per le persone arrestate?
Il lasso di tempo che è trascorso tra l’arresto e la traduzione degli stessi in carcere. Dalla cattura, alla caserma di Bolzaneto, fino alle carceri di Alessandria, Voghera, Pavia (leggi ) e Vercelli.

La caserma di Bolzaneto era il centro di smistamento degli arrestati?
In teoria sì. In realtà è divenuto luogo di pestaggio. In quelle 24 ore circa, che sono trascorse in molti casi prima dell’arrivo nella destinazione definitiva del carcere, si sono succeduti gli abusi peggiori, e si è innescato il comportamento illegittimo nei confronti degli arrestati.
C’è stato un provvedimento della Procura, motivato da ragioni organizzative, per cui gli arrestati non potevano parlare con i loro avvocati fino a quando non fossero arrivati in carcere.
Provvedimento che noi avvocati del Gsf, abbiamo subito contestato.
Certamente, però, l’intenzione della Procura non era quella di consentire simili abusi.

In che condizioni erano le persone che ha incontrato lei ad Alessandria e a Voghera?
Tutti erano stati picchiati. Quelli di Alessandria, che ho visto io, arrestati il primo giorno durante la manifestazione, presentavano lividi in tutto il corpo e traumi anche seri, ma mi sono parsi in condizioni meno gravi delle ragazze che ho visto a Voghera.
A Voghera c’erano le ragazze della Diaz. Erano in condizioni tremende. Per farle qualche esempio, braccia e costole rotte, difficoltà a camminare e condizioni psicologiche disastrose. Molte, poi, raccontavano che erano state obbligate a gridare “Viva il Duce”, o a sentir cantare “Uno, due, tre viva Pinochet”, altrimenti prendevano altre botte. Una storia già raccontata da molti giornali.

A che punto sono le pratiche legali nei confronti di chi è stato arrestato?
Si sta ancora procedendo nei confronti di tutti come indagati. Anche se ritengo che in tempi brevi molte posizioni saranno archiviate.

Sono state mosse molte critiche ai legali del Gsf. In particolare di essere come “soccorso rosso”…
A “soccorso rosso” appartenevano i legali che difendevano anche i terroristi. Cosa per altro nobilissima, perché è necessario garantire a tutti un’assistenza legale adeguata.
Però in questo caso stiamo parlando di tutt’altra cosa. Noi abbiamo difeso persone pacifiche che sono state arrestate ingiustamente e picchiate senza nessuna ragione.

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