Un avvocato parla del blitz - Genova

Attualità Genova Venerdì 27 luglio 2001

Un avvocato parla del blitz

Genova - Le testimonianze sull'infausta e tragica notte tra il 21 e il 22 luglio si susseguono infinite. L’orrore domina su tutte. I numeri forniti dai mezzi di comunicazione corrispondono sempre di più alla realtà. Abbiamo deciso di dare voce anche noi a chi ha molto da raccontare. Ecco la testimonianza di una persona che c'era.

Lei chi è?
Sono uno dei legali del Gsf. Ma mi sono già esposta molto e preferirei rimanere nell’anonimato.
La notte del blitz ero nella sede legale fino a 10 minuti prima che tutto accadessse.
Mi avevano chiesto di lasciare il mio numero di cellulare e di essere rintracciabile. Nell’aria c’era tensione, si temeva qualcosa.
Mi hanno telefonato “vieni subito ci ammazzano”. Poi è caduta la linea.
Mi sono precipitata. Dopo 5 minuti ero lì, unica civile di fronte a 500 poliziotti.
Dai balconi dei palazzi, in via Battisti, mi urlavano “vattene ti ammazzano”.
Intanto urla agghiaccianti mi arrivavano all’orecchio, ma non capivo da dove venissero.
Non sapevo cosa accadesse nella scuola di fronte, io volevo entrare nella scuola dove era la sede legale.
I poliziotti mi hanno insultato: “Avvocato del cazzo, chi credi di difendere?”, dicevano. Mi hanno spinto via. Poi sono arrivati altri colleghi e la stampa. Ci tenevano con le spalle al muro.

Che tipo di azione stava conducendo la polizia?
Secondo il magistrato hanno agito sul testo unico della legge di pubblica sicurezza 41, per cui se alla ricerca di armi non è necessario un mandato di perquisizione. Ma deve trattarsi di armi. Inoltre, sempre a detta del magistrato, noi legali con nomina avevamo il diritto di essere presenti alla perquisizione.
Quando siamo entrati nella scuola c’era sangue dappertutto. Vicino ai sacchi a pelo soprattutto, perché stavano dormendo.

Cosa è stato sequestrato?
Nella scuola dove c’era la sede legale e la sala stampa, hanno portato via i dischi fissi dei computer, smontandoli. Erano cinque. Solo i tre dell’ufficio legale sono distrutti. Hanno preso anche la lista degli avvocati, complete di cellulari e altri numeri; un filmato sul massacro, girato poco prima dal terzo piano; rullini, videocamere, le nostre liste aggiornate con i dispersi.

A che punto siamo, a quasi una settimana di distanza?
Sono andata al San Martino. I ragazzi sono in condizioni spaventose. Le ferite fisiche sono gravi, moralmente sono profondamente scossi.
Uno è stato operato per un ematoma alla testa. Un altro è in pericolo di emorragia interna. Il giornalista inglese, Mark Covell, ha una costola conficcata nella pleure. Sono tutti terrorizzati. Quando ti avvicini ti chiedono chi sei e vogliono che glielo dimostri.
Stamattina i poliziotti sono andati in ospedale a prendere le impronte digitali a tutti. Da notare che hanno tutti i documenti.

Com’è l’atmosfera in ospedale tra i feriti coinvolti nel blitz?
Ripeto, i ragazzi sono evidentemente sotto shock. Hanno paura. E a questo stato si aggiunga il fatto che per giorni, di fronte ad ogni camera, sostavano 5 poliziotti che non facevano entrare nessuno. Nessuno ha potuto avvicinarsi, nemmeno quando c’è stato un invito diretto da parte del procuratore.

Tra gli arrestati, gli stranieri che fine hanno fatto?
Quasi tutti espulsi. Con un provvedimento, che mescola più norme tra cui molte già abrogate, e che è istituzionalmente illegale, perché si possono espellere solo extracomunitari, mentre nel nostro caso si tratta di cittadini comunitari con diritto di libero transito: spagnoli, tedeschi e di una ragazza italo-svizzera con passaporto italiano. I ragazzi in questione giuridicamente erano liberi dopo che il magistrato aveva deciso di non convalidare gli arresti. Eppure sono stati prelevati e ricondotti prima in carcere, poi in questura a Pavia dove sono stati ancora intimiditi e quindi coattivamente accompagnati alla frontiera.
C’è da aggiungere che in questura gli hanno fatto firmare un decreto espulsivo, che era solo in inglese e non, come dovrebbe essere, nelle lingue dei firmatari. In questi atti, tra il resto, si diceva che il consolato era stato avvertito. Questo non corrisponde a verità, siamo stati noi avvocati, e con un certo ritardo, ad avvertire i consolati.
Bisogna aggiungere che normalmente, chi ha ricevuto l’espulsione ha tempo 5 giorni per presentare ricorso, questi ragazzi sono già stati rimpatriati con la forza. Questa possibilità decade solo nel caso in cui si tema un colpo di stato o azioni simili. I ragazzi in questione erano stati appena scarcerati e l’arresto non convalidato.

Chi resta in carcere?
Chi è stato arrestato tra domenica e lunedì. E quelli fermati sui furgoni, tra cui molti hanno già ricevuto la convalida dell’arresto.

Le parole sono concitate; a tratti il fiato è così corto che penso stia per soffocare. Eppure mi ha assicurato di essere in condizioni di parlare con qualche minuto di calma.

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