Mostre Genova Giovedì 17 maggio 2012

Genova. Villa Croce: Ilaria Bonacossa è la nuova curatrice del museo

Dopo la pubblicazione del bando di concorso per la ricerca di un nuovo curatore artistico per il Museo d'arte Contemporanea di Villa Croce per il biennio 2012-2013, ieri, mercoledì 16 maggio, la commissione designata alla selezione dei candidati ha ascoltato i nove finalisti, scelti tra i 62 che avevano risposto al bando, e ha designato Ilaria Bonacossa con il suo progetto e il suo curriculum.

«Dopo attenta valutazione di progetti e curricula dei candidati, ascoltati quelli selezionati in un colloquio finale, la commissione ha individuato in Ilaria Bonacossa e nel suo progetto le caratteristiche ideali per rivitalizzare e sviluppare identità e programmazione per il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce», questa la motivazione della Commissione Finale, composta da Andrea Viliani, Edoardo Bonaspetti, Giacinto di Pietrantonio, Luca Massimo Barbero, Marina Pugliese, Letizia Ragaglia, Patrizia Sandretto Rebaudengo (le ultime due hanno partecipato alla selezione dei candidati ma non alla fase finale).

Il bando di concorso per il museo genovese è una novità per la nostra città ed è stato fortemente voluto dalle curatrici della galleria Pinksummer, Antonella Berruti e Francesca Pennone e da Anna Daneri della galleria Peep-Hole (Milano), che a fine 2010 hanno inviato un appello per l’isituzione di un concorso pubblico e la modifica della normativa vigente, che prevedeva la nomina di direttore a vita di un funzionario interno alla pubblica amministrazione.

Genova - Si chiama Ilaria Bonacossa, classe 1973 ed è la nuova curatrice del Museo d’arte contemporanea di Villa Croce. Attiva a Milano, Torino e Aosta ma anche a Londra e New York, dove è stata curatrice e direttora artistica di numerose mostre, impegnata in diversi progetti a livello nazionale, tra cui la curatela del Padiglione Islandese per la prossima Biennale di Venezia, Ilaria Bonacossa sbarcherà a Genova a giugno.

Noi di mentelocale.it l’abbiamo intervistata per scoprire quali saranno i suoi progetti per il museo e soprattutto come intende rilanciare l’arte contemporanea a Genova, anche nell’ottica di un richiamo ai giovani:

«Sono entusiasta di arrivare a Genova, è una città in cui ho già lavorato, collaborando con Palazzo Ducale e la Fondazione Garrone. Sono contenta anche di come si è svolto il concorso, a cui hanno partecipato ben 62 candidati, non solo con titoli e curriculum, ma anche con un progetto per il museo».

Ecco come Bonacossa descrive in breve il suo progetto: «Innanzitutto intendo rivalutare la collezione permanente, che contiene parecchie opere di pregio. Poi vorrei puntare sulla visibilità di opere di giovani e di artisti italiani, oltre che a proporre da un lato le esperienze degli anni ’60 e ’70 e dall'altro l’arte contemporanea più attuale, in modo da dare spazio al presente e al passato. Il progetto punta anche sui giovani: in estate saranno invitati dei visiting professor per un dialogo con studenti e giovani artisti».

Proprio il coinvolgimento giovanile e più in generale dei genovesi si focalizza il programma di Bonacossa: «Non è difficile convincere le persone a seguire l’arte contemporanea. Per esempio ho riscontrato in tutta Italia un notevole interesse da parte dei giovani, anche dei non addetti ai lavori, che dimostrano una 'sensibilità artistica'. L’importante è rimboccarsi le maniche e proporre iniziative interessanti. Anche a Genova molto è stato fatto in questo senso, penso alla Galleria Pinksummer, che tra l’altro è stata anche promotrice del bando per Villa Croce».

Il bando è stato una novità importante per la nostra città, perché ha 'svecchiato' il sistema in base al quale veniva nominato un funzionario dell’amministrazione come direttore a vita del Museo: «L’idea di un bando è stata di interesse fondamentale per il nostro paese. In Italia si parla tanto di meritocrazia, ma poi non ci si muove quasi mai in questo senso e vige sempre il vecchio sistema, per cui si scopre che un posto era libero solo quando è stato assegnato. Questo al contrario è un sistema trasparente, che funziona esattamente come all’estero, dove quasi tutti i musei fanno bandi aperti o al massimo ‘a chiamata’ con invito alla partecipazione».

Quello che distingue l’Italia dall’estero nel settore dell’arte contemporanea, però, non è solo la trasparenza nell’assegnazione degli incarichi, ma anche e soprattutto un ritardo nell’istituzione di fondi dedicati: «Il nostro paese ha un ritardo di vent’anni rispetto alla Francia o la Germania, un gap che va colmato, ma non è semplicissimo. Se loro già negli anni ’60 e ’70 avevano iniziato a stanziare fondi per l’arte contemporanea, da noi fino agli ’80 il sistema si è retto solo sulle gallerie e sui collezionisti. Oggi le cose sono diverse, ma c'è ancora molto lavoro da fare».

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