Concerti Genova Giovedì 26 aprile 2012

Genova. Caparezza al 105 Stadium con l'Eretico tour. La recensione

© Giulia Spinelli
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Genova - Mi bruci per ciò che predico,
è una fine che non mi merito,
mandi in cenere la verità
perchè sono il tuo sogno eretico.

Il terzo atto dell’Eretico Tour di Caparezza ha il grande potere di far rimpiangere, per chi se li fosse persi, i primi due. Michele Salvemini da Molfetta, riconosciuto per la sua voce particolare, è soprattutto un paroliere abile, capace di mescolare suoni e metrica come un abile alchimista.

Bravo, ad esempio, nella capacità di fondere il suono della tarantella con i versi con cui racconta dei veleni dell’Ilva di Taranto, la sua bella Puglia, amata e eppure odiata: terra di ballo, di sole, ma anche di morte.

Sul palco Caparezza diverte perché si diverte; ci sono momenti nei quali sembra annullare la distanza tra se e il pubblico, e soprattutto investe il 105 Stadium di suoni forti e versi che ipnotizzano sia quando i temi delle canzoni sono diretti ed efficaci sia quando ricorre alla metafora, come in Io Vengo dalla Luna: «Torna al tuo paese sei diverso, impossibile vengo dall’universo», nel quale si parla di immigrazione e senso di accoglienza o alla satira reggae di Legalize the premier: «un brano – dice – che non ha portato fortuna alla persona a cui era dedicata».

Lo spettacolo è arricchito da siparietti non improvvisati, divertenti, nei quali costumi ed effetti di suoni e luci si sovrappongono bene alle rime. Un artista figlio del suo tempo, cresciuto a pane, internet e videogiochi, trasversale. Ad ascoltarlo a confermare i livelli a cui la sua musica arriva c’erano molti bambini, conquistati dal ritmo e dalla vitalità dei suoni, molti ragazzi e tanti genitori, persuasi dalla ricchezza dei testi.

Quando canta Goodbye Malincònia, è impossibile non farsi prendere alla gola dal senso di smarrimento di un paese che ancora oggi esporta idee e cervelli. È il secondo paese in quanto emigrazione in Europa, un dato che fa riflettere.

Si ride, ma non troppo, quando dietro il palco appare la bandiera della inverosimile Verdania, il cui inno, Secessionista, scritto nel 2006, sembra appena inciso sia per la forza con cui Caparezza canzona senza troppi complimenti i deliri padani, sia per l’attualità del verso:

Noi marcerem verso Roma ladrona
perché chi va a Roma
prende la poltrona

Non può mancare il Sogno Eretico: in cui in versi si passa da Giovanna D’Arco – casta vincente prima che fosse vincente la casta – a Giordano Bruno - nella cella reietto perchè tra fede e intelletto, ha scelto il suddetto – fino al Dito Medio di Galileo, invito alla rivoluzione del pensiero.

Concerto intenso, divertente e ricco di suoni e parole tanto da stordire. Una vera esperienza per vedere quanto sia in salute la scena rap italiana di cui Capa è fiero rappresentante e di quanto la musica, lontana da concorsi ad eliminazione come neppure in un film con Schwarzenegger, e liberata dall’aberrazione del televoto possa ancora trasmettere emozioni.

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