Attualità Genova Mercoledì 18 luglio 2001

G8 Genova. Zona rossa, primo giorno

Genova - “Mai vista così poca gente neanche quando rientro alle sei di mattina”, questo commento mi accoglie appena uscita da casa. E’ un uomo sui quarant’anni che sta camminando per via delle Vigne insieme a un amico.
“Cosa devo fare per andare in Salita Pollaiuoli?”, rimbrotta un vecchio in piazza dei Greci. Il giro del mondo, verrebbe da rispondergli.
Genova, mercoledì, 18 luglio. Zona gialla a due passi dalla rossa,16.30 di un pomeriggio un po’ speciale. Entro dal tabaccaio in vico alla Chiesa delle Vigne: “E’ la seconda cliente in un’ora. Mi hanno obbligato a tenere aperto fino a venerdì”, spiega.
Sbuco in Piazza Campetto, finalmente senza macchine. Peccato non ci siano neanche persone. Entro all’Upim per comprare un taccuino. I commessi del secondo piano stanno riordinando gli scaffali, tengono aperto fino a giovedì. Alla cassa due persone. Fuori comincia a piovere. Cielo pumbleo in una città sinistra.
E’ aperto il supermercato e anche il negozio per animali: “E’ la ventesima persona della giornata, ho battuto 19 scontrini. Io non chiudo, gli animali devono pur mangiare, no? ”, dice il proprietario.
Inforco il vicolo per piazza San Matteo: mi attende il primo varco per la zona rossa. Ecco le reti metalliche. Un poliziotto sta parlando con un noto filosofo che abita nei vicoli: “Ha ragione, ma sa, ci hanno fatto vedere quello che è successo per il G7 a Napoli e quindi ci stiamo tutelando”. “E’ un sopruso alla mia libertà di movimento. Avete creato un grande spettacolo mediatico che nessuno potrà vedere”, insiste il mio conoscente.
Proseguo e arrivo al varco, mostro il pass, non basta, mostro il tesserino non basta, mostro la carta d’identità e non basta. “C’è scritto 961 e non 1961”, mi dice un giovane poliziotto, “Dica al suo comune che non si deve scrivere così. Lei non ha mica più di mille anni”. “Mi piacerebbe averli, così ne avrei viste delle belle”, rispondo. Mi lasciano passare con i miei quarant’anni che adesso mi sembrano pochi in confronto all’eternità.
Eccola De Ferrari, lassù in cima, la piazza del Ducale, il palazzo che li ospiterà tutti gli otto grandi. Mi fermano i carabinieri e dico loro che ho appena mostrato i documenti più in basso. Gli basta. Il Bar dell’Accademia è aperto. La fontana nuova di zecca schizza acqua dappertutto, come le fontanelle laterali. Un elicottero romba sulle nostre teste: si ferma quasi come se si stesse mettendo in posa: una troupe giapponese lo sta riprendendo. Una folta schiera di poliziotti a naso insù. Un fotografo scatta in continuazione. Imbocco via Venti Settembre, semideserta. Giornalisti e forze dell’ordine, qualche residente. Mi passa affianco Mariolina Sattanino. Non le chiedo niente: è già stata intervistata più volte dai media locali. Ha opinioni su tutto.
Il Caffè Tubino è aperto, anche Cabib con i suoi tappeti orientali e Bruno Magli. A sinistra intravedo il varco di Sofia Lomellini. Smetto di prendere appunti, mi sembra di infastidire la polizia. Tanti blindati posteggiati sotto il Ponte Monumentale. E tantissimi ragazzi in divisa. Dov’è un varco? Laggiù in fondo a via Venti Settembre c’è quello per le macchine (nella foto in basso). Voglio uscire dalla zona rossa, non ne posso più.
Ecco il varco di via Maragliano, fatemi uscire!
Esco, ce l’ho fatta. Ritorno indietro attraverso galleria Colombo. Tanto non ci sono macchine e l’aria è respirabile. Sbuco in piazza Dante. Stanno ancora saldando le reti metalliche. L’ingresso per porta Soprana è bloccato, non me lo aspettavo. Devo rientrare dal varco. Ci provo. Mi fermano: “Questo ingresso è riservato alle forze dell’ordine”. Incontro un amico in bicicletta che mi chiede: “Come faccio ad andare dall’altra parte?”. Ha un’aria smarrita. Strano perché era una persona informatissima. Almeno quando lo frequentavo. Forse è l’aria che tira oggi che ci confonde tutti. “Devi scendere fino a via Brigate Liguria e poi risalire per via Serra”, gli rispondo.
Decido di passare per via Madre di Dio, deserta più che mai, risalgo per le scale, scendo da un vicolo e sono in piazza Sarzano. Un gruppo di signore anziane sta discutendo animatamente: "Lì c’è un passaggio coperto con il cartongesso, chiunque lo può tirare giù e arrivare al Ducale". "Zitta, barricadera", gli risponde un’amica. Scoppiano a ridere tutte.
“Per andare verso il Porto Antico cosa devo fare?”, domando. Mi rispondono in cinque, sono tutte informate. Scendo per stradone Sant’Agostino, è aperta la creperie. Arrivo fino dal giornalaio all’angolo di via San Bernardo, hanno finito il Secolo XIX, c’è la Stampa. Risalgo fino al varco di Salita Pollaiuoli e dallo spioncino intravedo il Ducale (nella foto in alto). Non entro di lì, anche perché non si può: è tutto sbarrato. Scendo per i vicoli della zona gialla. Arriverò al Porto Antico fra breve: ma un altro varco per rientrare nella zona rossa mi attende.

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