Teatro Genova Teatro Politeama Genovese Giovedì 29 marzo 2012

Genova. Slava's Snowshow al Politeama: la recensione

Genova - Che cosa c’è di più bello che sentire la risata meravigliata di un bambino e sapere che si tratta di puro divertimento, privo di qualsiasi forma di violenza e crudeltà? E che cosa c’è di più bello che ritrovarsi per due ore bambini, capaci di meraviglia e stupore, disponibili a lasciare in un cantuccio ruoli, età, posizione sociale e titoli per immergersi nella confusione di colori e di musica e di altri esseri umani di cui vedi soltanto il sorriso? E che cosa c’è di più bello del gesto che con la musica si fa spettacolo e dei tuoi occhi che seguono affamati di gioia colorata e delle tue orecchie che sciolgono ogni indugio per aprirsi a qualsiasi suono inaspettato e del tuo corpo che chiede soltanto partecipazione e comunione con la tua fanciullezza nascosta e di te, tutt’intero, che come un cammello nel deserto cerchi di fare il pieno in questa splendida oasi per affrontare dall’indomani la quotidianità? E che cosa c’è di più bello dell’anziano vicino che sta accanto a un bambino e assieme a centinaia di altre persone giocano a palla, ricoperti di finta neve, o lasciano che una rete di cotone ne ricopra le teste o permettono ai clown di passare sulle loro poltrone oppure di andare in giro con un ombrello che sprizza acqua?

È Dioniso a entrare in sala quando lo Slava’s Snowshow ha inizio. Il pubblico è un’unica anima. Nel linguaggio teatrale esiste la definizione quarta parete per indicare il muro immaginario che separa il pubblico dagli attori, la platea dal palco. Lo Slava’s Snowshow non rompe la quarta parete, come usualmente si dice nel gergo teatrale quando gli attori interagiscono con il pubblico. No, semplicemente sposta la quarta parete: erge un muro protettivo tra quel luogo fantastico e il resto del mondo affinché nessuno ti svegli dal sogno di una realtà in cui tutti –grandi e piccoli, poveri e ricchi, belli e brutti, nobili e plebei- familiarizzano allegri come in una grande agorà del benessere.

Ieri, 28 marzo, al Teatro Politeama Genovese, tutto esaurito. I mimi sono fantastici, alla lettera. Slava Polunin è il nome dell’attore che ha ideato lo spettacolo, il cui debutto è avvenuto a Mosca nell’ottobre del 1993. Sostiene Slava intervistato sul tipo di teatro che fa e che gli piace (così si legge sul depliant dello spettacolo) che «è come un corteo nuziale, in cui cerco di sposare gli uni con gli altri; è un teatro rituale, magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulle fantasie, che sono creazioni comuni al pubblico e alla gente di teatro». Sorprende peraltro l’abilità dei mimi nel comunicare con il pubblico facendolo agire, muoversi e rispondere come fosse un corpo unico. E durante lo spettacolo tutto è imprevedibile, come la follia più giocosa, tale perché la fiducia rimane inalterata. Fiducia nell’allegria degli attori, nella bontà delle tecniche, nella simpatia degli sconosciuti compagni di viaggio, nel tempo che divertito ci vede spettatori e attori, e infine nello spazio fantastico di un luogo di per sé magico che vede riuniti nella pace della spensieratezza e del gaudio. Innocenza, brio, vitalità, buonumore, ilarità, candore, semplicità, generosità, purezza e molto altro ancora è lo Slava’s Snowshow.

Sette i clown in scena. Due quelli principali: il deuteragonista e il protagonista, Asisyai, il clown vestito con una larga tuta gialla e con le scarpe rosse. Il volto e i gesti innocenti e la furbizia di un bambino, capace delle monellerie più impensate. La sua pantomima a tratti persino commuove quando si fa malinconico sulle note meravigliose del musicista greco Vangelis, La Petite Fille de la Mer, che costituiscono la base principale della colonna sonora, o s’inventa una dama che deve lasciare perché il treno l’aspetta. E soltanto quando il pubblico è investito da una potente folata di vento e di neve, mentre il coro dei Carmina Burana -Fortuna Imperatrix Mundi- ti avvolge nell’emozione potente delle sue note finali, si comprende che quell’amore creato dalla magia dei movimenti di Asisyai eravamo noi, il suo pubblico, che adesso deve salutare perché lo spettacolo è finito. Lui va ma il tempo dell’allegria non si ferma. Dipende da noi, dal bambino che è in noi. Delle enormi palle colorate entrano in sala e sta al pubblico rimanere a giocare con i clown rimasti. E secondo voi che cosa hanno deciso di fare le persone? Rimanere. Rimanere a giocare a palla. Ho visto bambini che alla fine, stanchi, abituati al gioco e al divertimento, tiravano le mani dei genitori per ritornare a casa. E i genitori resistevano.
Questo è puro divertimento. Chiamalo pure felicità. È un consiglio.

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