Teatro Genova Lunedì 26 marzo 2012

Genova. Massimo Cacciari alla Corte per i Dialoghi di Platone

Genova - Sabato 24 marzo, ancora una volta il Teatro della Corte ha registrato il tutto esaurito in occasione del terzo incontro, dal titolo Virtù e conoscenza, dell’evento Dialoghi di Platone. A introdurre la lettura di parte del Protagora un filosofo veneziano molto noto anche politicamente: Massimo Cacciari.

Aldo Viganò come di consueto ha presentato l’argomento principale del dialogo – che cos’è la virtù, se è insegnabile e che rapporto ha con la conoscenza - e gli attori che avrebbero interpretato i tre personaggi principali dell’opera – Eros Pagni (Socrate), Massimo Mesciulam (Protagora) e Massimo Cagnina (Ippocrate) - e ovviamente l’ospite d’onore.

Non ha deluso Platone, anzi, per chi ancora non ne avesse fatto esperienza la lettura ha dimostrato non soltanto l’attualità delle tematiche, ma anche la fruibilità del discorso platonico grazie alla grande capacità dialogica del filosofo. Come ha precisato Cacciari, il Protagora è uno dei dialoghi più teatrali di Platone e anche uno dei più drammatici, nonostante l’ironia socratica l’attraversi per intero. «Platone compie una sorta di visita spettrale», spiega Cacciari, perché questo dialogo è scritto dal punto di vista di chi già ha vissuto la crisi della potenza ateniese con l’assassinio di Socrate. E a margine si avvertono i segni della fine della polis, del tramonto della grande Atene.

Platone vuol indurre l’ascoltatore a ritenere anche i sofisti - questi retori che si fanno pagare per insegnare ciò che neppure loro riescono a definire -, e nella fattispecie il vecchio Protagora, causa dell’indebolimento della polis. Non possiedono, infatti, un’ «episteme misurante» poiché secondo Platone seguono una logica elencativa tipica degli oratori, dei poeti – come nella narrazione del mito sulla creazione dell’uomo che Protagora racconta a Socrate - invece che il logos, il ragionamento, la connessione logica delle idee, l’armonia dei concetti.

In realtà, sostiene il filosofo veneziano, il punto di vista teoreticamente chiaro in questo dialogo è la polemica contro la retorica, per il resto -sebbene l’ironia socratica distrugga l’argomentare protagoriano - non dà risposte all’urgenza politica che emerge. Cacciari ha così assunto le parti di Protagora, immaginando un’ipotetica risposta all’incalzare delle domande ben orchestrate di Socrate, che tiranneggia e monopolizza l’intero dialogo, con un argomentare che più o meno era il seguente: «Basta davvero, Socrate/Platone, questo tuo sapere che mette in relazione, soppesa, misura le diverse virtù? Forse non è vero, come dirai in seguito, che queste virtù necessitano di un dono divino che le trascenda? Che dovrebbero essere un Cum, un insieme in cui la singolarità di ogni virtù è superata da qualcosa di più divino, che le fa entrare reciprocamente in una relazione di dono?». La dimensione del Cum urge in Platone ed era la stessa urgenza che si avvertiva in Protagora: «Per fare la città occorre un Cum di cui il nostro logos non è capace», ha aggiunto Cacciari in conclusione.

Questo incontro è stato organizzato in modo sostanzialmente diverso rispetto a quelli precedenti. Mentre infatti il filosofo interveniva in più momenti, cadenzando le varie parti rappresentate, questa volta invece il commento è stato uno solo e dunque più lungo. Una scelta non felice, a mio parere, per una ragione 'didattica': il pubblico era pronto, sì, per impegnarsi all’ascolto, ma si sarebbe dovuto tener conto che un intervento complesso, serio e teoretico come quello di sabato pomeriggio avrebbe inevitabilmente fatto scendere dopo qualche minuto la curva attentiva. Sarebbe stato dunque necessario mantenere la formula degli altri incontri.

Che dire però? Davvero fermarsi a questa nota sarebbe ingiusto sia nei confronti di Cacciari sia degli attori, ma soprattutto nei confronti di chi ha organizzato un’iniziativa tanto lodevole e per altro a ingresso gratuito. Gli attori d’altronde hanno risvegliato gli animi con un’interpretazione magistrale, precisa, che restituiva in modo perfetto l’ironia, la saggezza e l’acume di Socrate da un lato e l’impaccio, la superficialità e il disorientamento di Protagora dall’altro. Brillanti Eros Pagni e Massimo Mesciulam. Ascoltandoli il pubblico si rallegrava, si straniva, si divertiva sembrava perfino felice, felice di aver scelto di trascorrere un pomeriggio di libertà assaporando il piacere del pensare libero.

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