Concerti Genova Giovedì 15 marzo 2012

La Gog compie 100 anni. Un convegno su padre Semeria e un concerto

Genova - E venne il giorno. Dopo tanti annunci e concerti, ecco che la Gog, lunedì scorso, 12 marzo 2012, ha festeggiato il suo primo secolo di vita. L’ha fatto con un convegno nella stessa sala dove nacque, dove tutto prese vita, e cioè l’ex Vittorino da Feltre - ora Bernini - in via Maragliano, a Genova. E il convegno – non poteva essere diversamente – era dedicato alla straordinaria figura di colui che volle la nascita della Gog con determinazione e lucidità: il barnabita padre Giovanni Semeria. Il successo è stato lampante, con tantissime persone accorse ad ascoltare, restando anche in piedi durante il convegno.

L’incontro, dopo i saluti di rito tra cui quello del vicario monsignor Luigi Palletti, coltissimo amatore di musica, e di Nicola Costa – presidente della Gog – il timone è passato a Vittorio Coletti, che ha fatto da moderatore del convegno introducendo la figura di questo grande predicatore che appena 45enne fu costretto all’esilio dall’Italia, proprio poco dopo aver fondato la Gog.

Il primo intervento è stato quello di padre Filippo Lovison, direttore del centro studi storici padri Barnabiti, che ne ha illustrato gli esordi genovesi, dove Semeria ebbe i primi impegni apostolici. E a fine 1911 un gruppo di musicisti e musicofili, in occasione di un concerto benefico all’istituto Chiossone, si stringe formalmente attorno a lui e fonda la Gog con lo scopo, scritto nello Statuto del 1912, di promuovere ogni manifestazione atta a diffondere la cultura musicale. Giacchè, come Semeria diceva spesso, Genova non è seconda a nessuna città nella manifestazione del bello. La quota annua per assistere a tutti i concerti dei soci era di 15 Lire, e fa sorridere. Vorrei che sentissimo di più la religiosità intima del bello, ha concluso citando ancora una volta il frate.

La parola è poi passata a Stefano Verdino e Franco Contorbia, che si sono addentrati nella vexata quaestio del rapporto tra padre Semeria e le gerarchie ecclesiastiche; Semeria, modernista e straordinario predicatore, venne di fatto ridotto al silenzio dal Sant’Uffizio e esiliato a Bruxelles, proprio pochi mesi dopo aver fondato la Gog. Da Bruxelles questo straordinario barnabita ripara poi in Svizzera, dove a Ginevra incontra Dino Campana intento a tradurre Freud; finché nel 1915 non si converte alla buona causa della guerra – altro argomento su cui il dibattito è apertissimo – e diventa il cappellano militare al seguito del generale Cadorna. Di fatto, la depressione in questo periodo prende il sopravvento e Semeria porterà sempre come un segno il suo essere in campo durante la prima guerra mondiale.

Dal convegno è emerso con chiarezza che la Gog di padre Semeria è diversa da quella di oggi: da principio i concerti venivano eseguiti dai soci stessi (appunto, giovine orchestra genovese), poi gradualmente (e non senza accese discussioni tra i soci) si assiste all’esternalizzazione, alla chiamata dei grandi nomi del concertismo internazionale, come oggi di regola avviene. Tuttavia, da quando Pietro Borgonovo ha assunto la direzione artistica della Gog, si sta assistendo, parallelamente alla canonica stagione di concerti al Carlo Felice, a un ritorno alle origini statutarie, làddove intendimento dei fondatori era chiaramente quello di supplire alle strutturali carenze del sistema scolastico – come oggi del resto – che non prevedeva nulla in merito all’apprendimento della grande musica.

Sono nati così i concerti e i seminari nelle scuole di ogni ordine e grado (il progetto di educazione all’ascolto), e i concerti per gli ultimi, come quelli nel carcere di Marassi. Un’opera benemerita, che la Gog svolge con la tipica discrezione genovese, ma che costituisce un tassello prezioso per il futuro. Molti gli applausi raccolti da Borgonovo, che ha preso parte al convegno e con grande passione ha raccontato queste esperienze.

Gli interventi si sono conclusi con una vera e propria omelia di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, che con una parlata brillante e incalzante ha elogiato la figura di padre Semeria, morto nello stesso anno di fondazione della rivista che dirige, il 1931. «Era un uomo di comunicazione e di carità – ha esordito – che cosa può dirci oggi? Che c’è bisogno di cristiani così sanguigni e precursori dei tempi, inseriti non in una chiesa-roccaforte ma in una chiesa in cammino e in dialogo con gli uomini del proprio tempo, e che condivide con essi aspettative e speranze».

«Giovanni Semeria – ha concluso Sciortino – non era esponente di una fede intellettuale e astratta ma profondamente incarnata, un modello per come ha saputo calare nella contemporaneità il Vangelo e i suoi messaggi. La Chiesa ha bisogno di testimoni come lui e spero che questo convegno serva a farlo conoscere ancora di più».

Dopo il convegno e un breve rinfresco, la serata si è conclusa al Teatro Carlo Felice, dove, come quasi ogni lunedì da ottobre a maggio, la Gog aveva in programma il suo concerto. In termini streattamente musicale, la serata, con di scena il Quartetto Belcea, aspro e rozzo interprete di alcuni quartetti beethoveniani, poteva decisamente essere migliore. Ma nell’intervallo, nel grande foyer di platea, applausi e sorrisi per il taglio della torta del centenario con Nicola Costa e un paio di abbonati storici della Gog.

E, su tanti tavolini, cabaret di Panarelline a disposizione, geniale idea per evitare l’assalto e la caccia alla fettina di torta con conseguente assembramento; il tutto annaffiato di bollicine anch’esse graditissime. E in omaggio per tutti gli spettatori, una ristampa anastatica del programma di sala del 1951, quando il magnifico Quartetto Vegh, a Palazzo Ducale, eseguì l’integrale dei quartetti di Beethoven.

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