Teatro Genova Teatro della Tosse Mercoledì 14 marzo 2012

Loretta strong: Marcido Marcidorjs e Copi al Teatro della Tosse

Genova - Pronto pronto... Linda... Vogliono farci fecondare dai topi ... Linda? Ah, è lei Signor Drake ... attenzione agli uomini scimmia dalla stella polare... Sei un maschio tu? No, non mordermi... Segare uomini così grandi, e se ce li mangiassimo? ... Solo la mia voce che risuona sugli anelli di Saturno... Linda, hai sentito l'ultima, la terra è esplosa... Linda dobbiamo organizzarci... Non mi tocchi Signor Drake... Ho i cannibali di venere alle calcagna... Chi parla, un plutoniano? ...Non esplodere Linda non lasciarmi sola. Ma mi lasci infilare una parola? Linda. Linda. Linda

Niente ha senso in Loretta Strong - al Teatro della Tosse fino al 17 marzo. Più il monologo si dipana e più la trama si sfilaccia, l'assurda condizione di Loretta Strong, crocifissa sulla sua astronave perduta nello spazio, mangiata e posseduta da topi, pipistrelli, pappagalli e persino da quella certa Linda, a cui si aggrappa continuamente in un delirio telefonico inarrestabile.

Tornano dopo sette anni i Marcido Marcidorjs a Genova - nel 2005 erano stati ospiti del Modena con Marilù dei Mar(cido) - portando sul palco un'altra delle loro bizzarre creazioni, squisitamente teatrali e mai identiche tra loro, questa volta a partire da un testo di Copi. Un surreale drammaturgico che fa del testo un pretesto, mentre al corpo dell'attore è chiesto di produrre senso, narrazione, spettacolo. E così Paolo Oricco tende al massimo ogni muscolo, rende più spigolosa ogni sua parte (dagli zigomi alle costole) e fa vibrare e raccontare uno e mille personaggi nelle pieghe del suo viso, nelle forme create dalla sua bocca, dalla maggior o minore apertura degli occhi, o con pochi e precisi movimenti delle dita, delle braccia e delle gambe. E mentre è sempre di più un'instancabile, irresistibile, perché ultra resistente, Loretta Strong, è anche Linda, è anche un nido di topi e di pipistrelli, un branco di scimmie e un certo lascivo Signor Drake.

Il grottesco mondo da cui Loretta fugge, in cui è vischiosamente immersa, unicamente per tramite delle parole, non riesce ad essere scalfito, e la sua assurdità lo rende incrollabile. La tensione della recitazione, certo anche a livello sonoro oltre che estetico, e delle voci (quanti timbri e a quale velocità variati) di Paolo Oricco generano tutti gli altri possibili frammenti in cui si sbriciola e si ricompone all'infinito, in modo mostruoso, questo mistero cosmico di un monologo fantascientifico.

Dove si va? Come su una giostra da nessuna parte, ma anche sulla luna. In una folle ebrezza, eccitazione erotica e sensoriale, seppure Loretta Strong-Paolo Oricco sia legata/o a un disco, resa immobile, intrappolata per sempre. Lì la sua gonna a pois rossi è amplificata in un vortice dipinto della stessa stoffa, percorso da topastri dagli occhi rossi, e da una fulva chioma (anch'essa dipinta) che si intreccia al di sopra del cranio biondo di Oricco. Più che uno spettacolo teatrale, si direbbe un rapimento sensoriale (per chi ha voglia di saltar sull'astronave), dovuto a una sorta di rapimento ipnotico. Non una storia, ma mille storie al telefono. Non una disperazione, ma mille devastanti come solo sanno esserlo le solitudini, le derive, gli incubi e i sogni che non si distinguono più.

A prepararci al viaggio intergalattico, un quartetto clownesco (Maria Luisa Abate, Alessandra Deffacis, Valentina Battistone, Stefano Re) di esseri incartonati, astronauti o extraterrestri, che collaborano con giochi di eco, rumori fuori scena e con la rotazione della ruota-astronave (di Daniela Dal Cin) a farci compiere questo paradossale viaggio cinetico-estetico, in una forma che dal teatrale migra dentro il performativo-artistico per poi tornare in forma di mito postmoderno a raccontarci i beckettiani Giorni Felici.
E in chiusura? Un'ulteriore cortocircuito sulle note incallabili de Il mondo di Jimmy Fontana:

Gira, il mondo gira
Nello spazio senza fine
Con gli amori appena nati
Con gli amori già finiti
Con la gioia e col dolore
Della gente come me

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