Vito Mancuso ospite di 'Grandi Parole' alla Corte - Genova

Libri Genova Teatro della Corte Martedì 13 marzo 2012

Vito Mancuso ospite di 'Grandi Parole' alla Corte

Dal 17 marzo al 2 aprile torna il ciclo di incontri Le Grandi Parole alla ricerca della verità sul palcoscenico del Teatro della Corte.

L'edizione 2012 è dedicata ai Dialoghi di Platone e si articola in cinque giornate.

L'avvio sabato 17 marzo, ore 17.00, con Gianni Vattimo. Si prosegue lunedì 19 marzo, ore 20.30, con Vito Mancuso, di cui vi proponiamo qui di seguito la nostra intervista.

Il terzo incontro, sabato 24 marzo, è condotto da Massimo Cacciari; lunedì 26 marzo sarà la volta di Giulio Giorello. Infine, lunedì 2 aprile toccherà a Paolo Flores d'Arcais.

L'ingresso agli incontri è libero.

Genova - Il suo libro La vita autentica è diventato un bestseller, tradotto in molte lingue e molto amato anche da Lucio Dalla, che lo considerava «un piccolo, straordinario libro. Se avessi un figlio glielo regalerei per cercare di diseducarlo dai luoghi comuni e educarlo a trovare l’autenticità».

Dottore in teologia sistematica e docente presso la Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, editorialista di Repubblica e direttore della collana editoriale Campo dei Fiori (Fazi editore), Vito Mancuso sarà il secondo ospite (lunedì 19 marzo) del ciclo di incontri le Grandi Parole, organizzato dal Teatro Stabile di Genova e quest'anno dedicato ai Dialoghi di Platone - articolato in cinque appuntamenti, dal 17 marzo al 2 aprile 2012.

«La lezione che ci consegna Platone - afferma Mancuso - non è un sistema definito che va accettato in sé, ma una piattaforma vitale dell'esperienza umana che è contraddizione. Quella stessa contraditio regula veri che ripeterà Hegel nel 1801, nella fase iniziale e ancora libera da sovrastrutture del suo pensiero».

Ma in un tempo in cui l'opinione sembra diventata più importante persino della verità; in un momento storico in cui, proprio proponendo un'opinione si è vincenti, salvo poi ritrattarla e persino negarla se divenuta scomoda, non sarà che siamo andati oltre il mito della caverna di Platone? Non sarà che non siamo più solo prigionieri delle opinioni, ma le consumiamo come ogni altro bene? E non sarà che ne siamo stregati, ma ci siamo anche trasformati in stregoni nel modellarle e distruggerle a nostro piacimento per dar vita a una finzione che possa essere protratta e moltiplicata proprio contro ogni svelamento della verità?

«Leggendo Platone, ma anche molti altri pensatori, ci rendiamo conto quanto il dominio dell'opinione sia stato tanto intenso anche nell'antichità e questo ci permette di collocare le cose nella giusta posizione. Non direi quindi che siamo in una fase di disastro spirituale, ma semplicemente che stiamo toccando un tasto con cui tutta l'umanità ha avuto a che fare. L'opinione cos'è? È non avere un pensiero proprio, essere vittima di chi seduce di più. Un fenomeno che ritroviamo per esempio in alcune pagine del Manzoni dove la folla applaude prima gli uni e poi gli altri; o come nel Giulio Cesare di Shakespeare, che dice esattamente la stessa cosa, e dove c'è la stessa dinamica con la folla che applaude prima il discorso dell'una e poi più forte quello dell'altra parte. Questa è la condizione permanente della mente. Ma occorre fare una seconda considerazione, ovvero ritenerci fortunati quando riconosciamo la malattia, perché significa che potremo curarla e ciò dovrebbe essere solo fonte di ottimismo e non di scoraggiamento e pessimismo. La terza considerazione infine è che il moltiplicarsi delle voci dei mezzi di comunicazione nel nostro contemporaneo è certamente in prima battuta motivo di stordimento, però se si riesce a fare un passo sopra con una certa capacità di distacco, questo ci garantisce dal cadere vittime di pensieri unici, che metterebbero a tacere quello scavo, quella ricerca, quel motivo di inquietudine che è caratteristica principale dell'umana dialettica. Oggi la condizione della nostra società è meno inadeguata rispetto al passato e il confronto e lo scontro di opinione è favorito e possiamo confrontarci con cinesi, mussulmani, gay, femministe ed è così che si risale al sapere o all'episteme».

L'appuntamento che vede protagonista Mancuso prende il titolo da un suo libro, L'anima e il suo destino, dove scienza e filosofia diventano interlocutori privilegiati della teologia, e ha al suo centro alcuni miti contenuti in queste opere: la biga alata del Fedro, l'immortalità dell'anima del Fedone, la caverna (VII libro de La Repubblica) e Er (X libro de La Repubblica). Come intende presentare il valore di questi miti ad un pubblico eterogeneo? «Mostrando la grandissima attualità di queste pagine di Platone, il primo passo sarà richiamare l'attenzione sulla meraviglia assoluta della vita. Anima è infatti il principio stesso della vita, ciò che anima tutte le cose a differenza degli oggetti che sono intorno a noi e sono inanimati. Ricondurre lo spettatore alla realtà fisica da cui si è generato il concetto di anima è l'obiettivo, perché o si riesce a mostrare l'esperienza concreta che sta dietro a un concetto, facendogli quindi acquistare luce, oppure se non si riesce significa che il concetto è falso».

Cos'è dunque l'anima? «L'anima è il concetto coniato dalla mente per portare al pensiero la stupefacente realtà della vita, compresi i buchi neri, i quasar ... se solo pensiamo alla complessità che la materia deve attraversare per essere materia pensante e vita... Se ci allontaniamo dalla doxa e torniamo all'episteme, ovvero ci muoviamo dalle opinioni e ci rivolgiamo al "sapere che sta", per chiederci chi siamo, equivale a porsi la questione dell'anima mentre chiederci che fine facciamo altro non è se non domandarsi del destino. La mia conclusione è un'autocitazione e anche un'anticipazione rispetto alla mia nuova pubblicazione, in uscita ad aprile dal titolo Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana (Fazi editore): In questo mondo che consuma ogni cosa nel suo passare, che genera rabbia ma anche gioia purissima, io non conosco niente di più nobile del bene. È questo l'unico modo per liberarsi dalla catena di necessità naturali e sociali, l'unico modo per non rimanere schiavi dell'ingranaggio».

«E ora mi prendo due panini e me ne vado a passeggiare in campagna, con qualche foglio per prendere qualche appunto, perché come diceva Nietzsche solamente i pensieri che nascono camminando hanno valore e parliamo di un filosofo che ha criticato aspramente Platone. Ma è questa la vita della mente, tenerli tutti dentro per quanto possibile, nella dialettica che è la mobilità del punto di vista, ciò che permette di accogliere anche pensieri opposti e proseguire il lavoro di scavo sulla via del sapere».

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