Concerti Genova Giovedì 1 marzo 2012

Genova. Andrea Celeste: il nuovo album 'Something amazing' tra jazz e pop

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Genova - Anche se il suo bell'accento toscano non glielo leva nessuno, ormai Andrea Celeste si sente anche un po' genovese. È qui che vive da quattro anni inseguendo il sogno di cantare, è qui che - allo ZeroDieci Studio di via Schiaffino - ha registrato anche il suo terzo album Something amazing, in uscita a fine aprile 2012.

Oltre alla parlata allegra e vivace, sono i suoi occhioni blu che colpiscono subito. Ti abbagliano, quasi. «Mi sono innamorata di Genova» racconta: «è una città bellissima, non credevo che ci fosse tanto fermento artistico». Oltre ai caruggi del centro storico, Celeste - è così che ama farsi chiamare - si dice affascinata dal paesaggio ligure che in un attimo ti porta dal mare alla montagna: «adoro fare quattro passi sulla passeggiata di Nervi, e ogni tanto mi è capitato di andare a camminare sulle alture dietro a Apparizione». Altro luogo a cui si sente ormai molto legata è Quarto, dove vive: «lì mi trovo bene, perché il suo clima da paesino mi ricorda Pontedera, dove sono nata e cresciuta».

In quest'atmosfera tutta genovese ha preso vita l'album Something amazing, in cui le atmosfere jazz a cui Celeste ci aveva abituato nei due dischi precedenti si fondono con sonorità decisamente più pop. «È stata un'evoluzione naturale» spiega Celeste: «il disco ha richiesto due anni di lavoro, e alla fine credo che il suo sound rispecchi in pieno il mio sentire la musica in maniera eclettica. Lo considero un disco di svolta».
Delle dieci tracce, tutte in inglese, otto sono composizioni inedite di Andrea Celeste e due sono cover. Tra gli ospiti del disco, prodotto da Roberto Vigo, anche Vittorio de Scalzi e Dado Moroni. C'è un brano a cui si sente più affezionata? «Le mie canzoni nascono tutte da cose che mia accadono» spiega, lasciando intendere che ogni canzone è una sua creatura. Qualche secondo, però, e un titolo le viene fuori: «la title track Something amazing, che è un invito a fare qualcosa di straordinario nella propria vita, partendo dalle piccole cose».

Ma Andrea Celeste si sente più jazz o più pop? Ci pensa un attimo, poi risponde decisa: «mi sento pop. E non credo che questa parola abbia un'accezione negativa: pop vuol dire Peter Gabriel, vuol dire Phil Collins. È una musica libera, che puoi condire con mille salse».
Parlare di musica, per Celeste, è quasi come cantare, come respirare. E quando le chiedo se c'è stato un momento in cui ha realizzato che la musica, da passione che era, sarebbe diventato il suo lavoro, lei risponde che in fondo è stato «un passaggio naturale».
«Mi vedevo cantante fin da piccola», ricorda: «non sono figlia d'arte, ma quando ero bambina le mie sorelle ascoltavano tanta musica, dai Queen ai Pink Floyd». Poi, «a undici anni mi sono ritrovata a cantare a una festicciola e mi è piaciuto così tanto che ho deciso che non avrei più smesso».

Oggi, a 25 anni e tre album all'attivo, può vantare concerti in molti club e teatri in Italia e in Europa, tra cui il Blue Note di Milano nel 2011 («un'emozione grandissima: già solo entrarci ti esalta, ti fa capire che sei nel posto giusto») e l'Auditorium del Carlo Felice di Genova per l'apertura del concerto di Eugenio Bennato. E poi, la partecipazione ad eventi internazionali come il Montecarlo Jazz Festival nel 2008 e il Dimajazz Festival 2011 di Constantine, in Algeria.
E al Festival di Sanremo non ci ha mai pensato? «Certo, in fondo tutti i musicisti ci fanno un pensierino», risponde con il suo ghigno allegro e spensierato. Come dire: magari chissà, prima o poi. Tanto, da Genova, a Sanremo ci si arriva in un paio d'ore.

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