G8: Francesco Martone riflette con noi - Genova

Attualità Genova Giovedì 5 luglio 2001

G8: Francesco Martone riflette con noi

Genova - Il Senatore Francesco Martone, dello schieramento dei Verdi, presente a Genova una decina di giorni fa (mercoledì 4 luglio) al dibattito dal titolo Leggi l'articolo organizzato dalla rivista di geopolitica Limes e dal Comune di Genova, discute con noi alcune delle preoccupazioni che vanno oltre il G8 e riguardano la globalizzazione
L’imminente summit dei G8, genera ogni tipo di ansia, ma se si guarda alla cosa con un po' di distacco e si apre il campo, è motivo di maggior agitazione quanto avviene all'interno degli organismi sovrannazionali, spesso poco conosciuti e scarsamente seguiti dai cittadini come dalla stampa.

Per questa ragione ci è venuta voglia di rintracciare di nuovo il Senatore, perché ci era parso preparato sulla serie di appuntamenti mondiali importanti, in agenda a partire da questo autunno.

Senatore non le pare che l’attenzione, specialmente dei media, sia troppo sbilanciata verso il G8, quando le grandi manovre politico-economiche si svolgono all’interno di organi sovrannazionali di cui poco si parla?
Certo. Ma bisogna tener conto del fatto che questo è il primo vertice che, sull’onda lunga dei movimenti di Seattle, rappresenta una vera occasione a livello italiano per far sentire le proposte e le richieste dei contestatori. Le ragioni alla base della protesta sono molte, come sono tanti i gruppi che stanno nel Genoa Social Forum e questa diversità di motivazioni e approcci rappresenta la loro forza.
I vertici dei G8 sono andati perdendo il loro significato politico e sono diventati momenti per l’autocelebrazione degli 8 protagonisti. Nessuna decisione politica di rilievo emerge da questi incontri.
Per questo è necessario portare avanti un lavoro costante e quotidiano per poter pensare di influire sui veri negoziati in corso. Perché sono altri gli istituti che prendono le decisioni e stabiliscono le regole.

Qualche giorno fa all’incontro I Popoli di Seattle ha elencato una serie di appuntamenti importanti a partire da questo autunno, che rappresentano veri momenti decisivi in tema di globalizzazione. Ce ne può indicare qualcuno?
Dal 2 al 4 di ottobre a Washington si assiste all’Assemblea Annuale della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
A novembre si tiene a Roma il World Food Summit, vertice mondiale sull’alimentazione e contemporaneamente ci sarà il controvertice per il diritto al cibo e alla salute connessa agli alimenti delle ONG (organizzazioni non governative).
Sempre a novembre in Qatar si riunisce il WTO (Organizzazione mondiale per il commercio).
A marzo del 2002 sarà la volta della Conferenza per la Finanza dello Sviluppo in Messico.
Ad aprile gli Spring Meetings della Banca Mondiale.
A maggio a Parigi l’apputamento è con l’OXE.
Segue il nuovo G8, questa volta in Canada.
E di nuovo a settembre 2002 l’assemblea annuale della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Nel 2002 cade anche l’anniversario della conferenza su sviluppo e ambiente, Rio 10, che si terrà in Sudafrica.

Portare la formazione nei paesi meno industrializzati è un’altra tematica chiave nel dibattito "globalizzazione sì, globalizzazione no". Ma concretamente chi se ne occupa o dovrebbe occuparsene?
E’ uno dei compiti dell’ONU. Purtroppo però per scarsezza di mezzi e strumenti tecnici finisce per essere un buon proposito molto lontano dall'essere messo in pratica e rimane un’esca alla mercé del libero mercato.
Attualmente la Banca Mondiale e il Fondo Monetario sono gli istituti che, per risorse, sostengono la loro vocazione ad esercitare un ruolo di rilievo anche in qualità di Banche della Conoscenza e della Ricerca. Stanno elaborando un pensiero sullo sviluppo ben preciso con tanto di priorità stabilite. E questo fa paura.

Il ruolo degli USA, per questo appuntamento genovese, si presenta come al solito con un peso specifico decisamente sproporzionato rispetto agli altri. Un sintomo, posto in evidenza, è la cosiddetta “sindrome da bunker” che ha creato un’atmosfera da stato d’assedio nella città di Genova. Cosa ne pensa?
Trapela da questo atteggiamento americano una certa coscienza sporca. Si muovono come se dovessero controllare tutto il territorio che calpestano. Sono molto attese le posizioni che assumeranno gli Usa di fronte ai temi del trattato di Kyoto e al dibattito sulla Cancellazione del Debito.
Con l’ingresso della Cina nel WTO, il sostegno di Bush verso quell’organismo è stato fortemente riconfermato, e non a caso. Si prospetta infatti un mercato privilegiato per le merci americane.

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