Riso e lacrime amare per 'Tinello Italiano' - Genova

Teatro Genova Giovedì 27 ottobre 2011

Riso e lacrime amare per 'Tinello Italiano'

Altre foto

Genova - Impotenza, incontinenza, mancanza di idee, assenza di prospettive, ma «se il futuro non è bello rifugiamoci in tinello», cantano nove attori che portano in scena la comica e tragica coincidenza tra l'impotenza maschile - sessuale - e quella, politico-culturale, di un intero popolo.

Raccontano della violenza casalinga e dello stalking sulle donne in Italia. Della mercificazione del corpo femminile e del ruolo a tutt'oggi di appendice all'uomo, come aspirazione e spunto educativo vigente nel nostro paese. In Tinello Italiano (coproduzione Teatro dell'Archivolto/Teatro Stabile) brevi battute sagaci e sarcastiche, canzonette o marcette, innetti e innotti tessono insieme la drammaturgia che Giorgio Gallione (che cura anche la regia) ha costruito a partire dai testi di Franceco Tullio Altan, per restituirci un profilo dell'unità minima che fonda la grammatica sociale italiana, qui colta nel suo intimo, il tinello appunto - in scena, alla Sala Mercato del Teatro Modena, fino al 12 novembre.

Gino, Gina e Ginetta: tipica famiglia media, padre (che abusa della figlia), madre depressa (che abusa di farmaci), figlia (che confessata la violenza subita viene menata dalla madre gelosa). Cippa e Bundazzi: due esempi di archeologia antropo-industriale di una classe sociale estintasi per un meteorite. «Ormai siamo morti, Cippa. Sì lo so ma lo show deve continuare, Bunga». E se ancora non è estinta («Caro Cippa, sei estinto. E allora chiamami 47: morto che lavora») questa classe operaia si può forse riciclare per «esperimenti scientifici, come esemplari più mansueti del ratto e meno protetti dello scimpanzé». O, eventualmente, utilizzarla «per Parchi tematici per tutta la famiglia».

Intanto si narra l'ascesa e caduta di Silvio il Giovane, quindi divenuto Imperatore con annesso erede, Pier Cristo. Ma «l'Italia un giorno cambierà. Contiamo molto sulle piogge acide».

Una bara di luce in proscenio, due mazzolini e un racconto straziante e osceno espone il dolore nella sua crudezza di organi biologici in preda all'asbestosi - la malattia dell'amianto - che trasformano il corpo e le sue funzioni, portando l'ex-lavoratore e la sua famiglia dentro un lungo e penosissimo calvario, fino alla morte per asfissia che passa per un vomito fecoidale - escrementi che escono dalla bocca. Una parentesi raccolta, decisamente tragica, più vicina al teatro civile che ai toni farseschi e brillanti del resto dello spettacolo. 2000 gli operai uccisi solo a Monfalcone, senza contare tutti gli altri, in altre città, di cui si parla ancora meno. «E dire che si sapeva tutto fin dagli anni '60. Alcuni studi dicono che la strage continuerà fino al 2020. Già nel 1940 si scoprì che l'amianto era dannoso, quindi si tratta di un crimine programmato».

Affiatati/ e ben calati/e nelle loro figure evanescenti, sfaccettature generazionalmente diverse di una immobilità e meschinità tutta italiana, ci sono 5 attrici (Melania Genna, Simona Guarino, Rosanna Naddeo, Sarah Pesca) e 4 attori (Massimo Mesciulam, Mauro Pirovano, Vito Saccinto, Giorgio Scaramuzzino): creano piccoli quadri a due, scene a tre e momenti d'ensemble conferendo ai passaggi una bella fluidità, nonostante le sferzate di alcune battute siano taglienti e tendano a creare cesure nette e tecniche che provocano una risata facile da cabaret usa-e-getta. Lungo alcune idee generiche di personaggio - il padre o la madre di famiglia, il figlio o la figlia, il bimbo o la bimba, il giornalista, il parlamentare, il politico - ogni attrice e attore fonda il suo percorso e lo fa intrecciare con quello degli altri tracciando una narrazione polifonica: ora come incontro occasionale, partecipazione involontaria come sul bus o in una sala d'attesa, oppure più intime per una partita a carte in tinello, due chiacchiere a pranzo o colazione. Una recitazione intelligente, che colma la natura frammentaria di uno spettacolo musical-teatrale, non lontano da un varietà satirico che in parte nei costumi, in parte in alcune battute sembra ricordare un popolo analfabeta, ignorante, meschino e mediocre, pauroso e immobile, certo qui più appiattito e disilluso, reduce da un altro ventennio di poco più di 60 anni fa.

Tutti ex-allievi della Scuola di Recitazione del Teatro Stabile, seppure di annate molto lontane tra loro, sono Simona Guarino e Giorgio Scaramuzzino che danno vita a un'esilarante spaccato di vita di coppia dentro la deriva della più truce decadenza tra pannoloni per l'incontinenza e recrudescenze di erezione («Gina me la dai? E chi ce l'ha più. // Mi si è indurito il coso. Non sarà un po' di rigor mortis? // Già fatto? E, come vola il tempo»); Beatrice Schiros e Mauro Pirovano sono l'altra faccia della stessa decadenza tra marito e moglie («Qui vige l'impotenza. Allora è il tuo grande momento»), mentre Melania Genna, Sarah Pesca e Vito Saccinto sono tutti componenti della nuova o nuovissima generazione che si chiede: «ma il papà va a escort? No, va ancora a puttane» e per ribellione grida «Ho diritto a un futuro», ma per tutta risposta riceve un «Sì, lungo come un verme solitario». E allora per disperazione minaccia «torno a fare il feto». D'altra parte Rosanna Naddeo e Massimo Mesciulam vestono i panni del coro o dei corvacci neri (come il colore dei loro abiti e degli occhiali che indossano) quelli che portano brutte nuove in un ricorrente, sempre più cupo, Notiziario dall'Italia - che riverbera per tutta la scena nelle pagine di giornale che foderano pareti e mobili.

E per concludere, per raccontare una «democrazia sepolta e cremata» dove votare viene visto come un possibile «accanimento terapeutico», nell'attesa di un responso «dall'urna cineraria» si prospettano le possibili trasformazioni di Silvio il Giovane. Ma se l'Italia è fallita del vero perché potrà darne conto solo «la scatola nera» perché il guaio è che «abbiamo toccato il fondo e ci stiamo comodi».

Potrebbe interessarti anche: , Aggiungi un posto a tavola, il musical al Carlo Felice: grande classico del teatro italiano , Diversità, lingue e linguaggi in Vader tra teatro-danza e teatro-circo , Elio porta in scena Il Grigio di Gaber e Luporini al Teatro Modena , Teatro della Tosse: il programma 2019/2020, spettacoli dal centro al Ponente , Teatri del Paradiso: stagione 2019/20 tra spettacoli e incontri, da Camogli a Bogliasco

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.