Concerti Genova Lunedì 19 settembre 2011

Andrea Bocelli live in Central Park

Ecco un post tratto da Sex lies & Music, il blog di Giorgio De Martino, musicista e critico musicale, giornalista e scrittore, che trovate sulle pagine di mentelocale.it.

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Genova - Capita che, quando sei dall'altra parte del globo, ti prendano un pezzo, anche dopo oltre vent'anni che firmi, e te lo triturino, lasciando la tua firma. Capita. Non capita però qui, a mentelocale. Ecco dunque il mio reportage (quello vero) del concerto di Andrea a NY.

Pochi mesi dopo l'attentato alle Torri Gemelle, Andrea Bocelli era qui, a cantare e piangere le vittime di quel teatro del terrore che aveva scosso il mondo. Oggi, dieci anni dopo, è nuovamente nella 'sua' New York, per regalare alla città che lo adora, il suo più grande concerto.

Tutti pazzi per Bocelli. Tutti d'accordo nell'incoronare il megashow quale evento live dell'anno: giovedì sera, di fronte ai settantamila fortunati che sono riusciti ad aggiudicarsi il ticket d'accesso al Great Lawn, l'immenso prato circondato dai grattacieli a Manhattan, una serata memorabile ha preso corpo nel polmone verde della Grande Mela.

Una festa, della musica e del made in Italy, sponsorizzata dalla Barilla. Ma anche un concerto-simbolo che ha visto, quali officianti, il tenore più amato nel mondo e un parterre eccezionale di amici, da Celine Dion a Tony Bennett, da Bryn Terfel a David Foster. Un rito collettivo gioioso che ha dato voce al desiderio di ricominciare a considerare proprio da qui il nuovo millennio, correggendo il tiro.

Il brutto tempo, alla fine, non ha saputo aspettare. 'Bocelli live in Central Park', trasmesso dalle tv di mezzo mondo, compreso in Italia l'8 dicembre, e presto disponibile in dvd e cd, è stato insidiato nella prima parte da una pioggia sottile e pungente, e da un vento freddo che insieme ai trentamila alberi del parco ha fatto tremare l'enorme semicerchio stellato del palco, un'astronave di luce realizzata per l'occasione.

Nonostante il traffico pomeridiano peggiorato dal meteo, un imponente servizio d'ordine ha permesso di fare entrare ordinatamente il pubblico già a partire dalle 16. Impressionante, seguire la coda dei newyorkesi che guadagnava l'accesso, e che si estendeva per alcuni chilometri. Ad esempio, a sud, arrivava fino a lambire Columbus Circle.

All'interno del parco, l'enorme tendone di 'Casa Barilla', con gadget culinari, decine di cuochi ed un gigantesco pre-show party.

«È il 'concerto della vita', è un capolavoro non solo di musica ma anche d'organizzazione», dice sorridente Caterina Caselli: suo figlio, Filippo Sugar, ha ideato insieme ad Andrea l'intero progetto che è finalmente divenuto realtà. Nel backstage si può incrociare Sting, e subito dopo il sindaco Michael Bloomberg, che ha voluto far di persona l'in bocca al lupo a Bocelli. Accanto ad Andrea, come sempre, la sua amata compagna Veronica Berti, instancabile nonostante sia al terzo mese di gravidanza.

L'avvio è di quelli che lascia senza parole. Le note dell'Ouverture de La Forza del Destino s'alzano dal palco e settantamila respiri hanno un istante d'apnea quando Alan Gilbert, alla guida della New York Philarmonic Orchestra, solleva la bacchetta.

Finalmente entra il tenore, e dinnanzi all'ovazione che esplode, l'emozione sembra scuoterlo al punto da fermargli la gola. Invece è il contrario. Lo aspetta subito un duplice salto mortale, La donna è mobile dal Rigoletto e Di quella pira dal Trovatore. A seguire, centocinquanta minuti di musica, con la voce in forma smagliante. Una prima parte lirica, poi l'omaggio alle melodie napoletane, bandiera d'italianità nel mondo. Per proseguire con pagine immortali per il cinema firmate da Ennio Morricone, Nino Rota e Riz Ortolani, e concludere con un 'momento Hollywood' che vede la canzone italiana incrociarsi con la fabbrica dei sogni per eccellenza: da Volare a quella preghiera, The prayer, qui dedicata al ricordo d'una fan speciale di Andrea, Liz Taylor.

Dietro allo sforzo, costato quindici mesi, per realizzare questo titanico concerto, c'è il desiderio di Andrea di dedicare l'evento alla memoria del padre, Sandro Bocelli. Colui che più di tutti l'ha spinto a farsi conoscere oltreoceano, ad inizio carriera: «anche per il mio babbo evidentemente questo era il luogo dove i sogni possono diventare realtà».

Tra gli ospiti, gigante per stazza, voce e simpatia, è il baritono Bryn Terfel: quando l'avvertono che dopo poco è il suo turno, risponde: «dieci minuti? È abbastanza per andare a bere una birra, se in zona c'è un pub irlandese!». Più avanti canterà Home on the range col Westminster Symphonic Choir, e sulle ultime note allargherà il proprio frac, che per fodera ha l'inconfondibile dragone della bandiera gallese.

Celine Dion, grande amica di Bocelli, infuoca il pubblico di Manhattan ed è annunciata dallo stesso David Foster, coautore di quella The Prayer che Andrea e Celine ripropongono oggi dal vivo, dopo tanti anni. Poi, l'ultimo mitico crooner, Tony Bennett, che arriva correndo in barba ai suoi ottantacinque anni suonati, ed intona insieme a Bocelli New York, New York, mentre scende dalla cima del palco una gigantografia del celebre logo col cuore e le iniziali della città. Gran finale con Amazing Grace, in una restituzione che è già in odore di storia. Il pubblico continua ad applaudire, a chiamar fuori gli artisti: il primo bis è Time to say Goodbye insieme ad Ana Maria Martinez. Poi, Nessun Dorma dalla Turandot di Giacomo Puccini.

Sulla via del ritorno i marciapiedi sono pieni come all'ora di punta, e netta è la sensazione d'aver vissuto un'esperienza di quelle che si ricordano anche negli anni a venire. Se New York è l'ombelico del mondo, Central Park ne è l'anima. E Bocelli, incoronato dalla folla dell'altra sera, ne è la sua voce migliore.

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