Concerti Genova Lunedì 1 agosto 2011

Niccolò Fabi in concerto al Porto Antico: la recensione

Genova - Lo voglio ammettere subito.
Io, al concerto di Niccolò Fabi di ieri sera (domenica 31 luglio) all’Arena del Mare, nell’ambito della Rassegna Palco Sul Mare, mi avvicinavo da alcuni giorni con un addosso una sensazione strana, credo descrivibile soltanto con un sentimento di imbarazzo.
Sì, perché avevo letto, circa un anno fa, della morte improvvisa della figlia del cantautore romano Olivia, e del suo annuncio di volersi ritirare dalle scene senza un termine predeterminato. Di lì a qualche settimana quell’annuncio era stato in qualche modo contraddetto, con l’organizzazione di un incontro musicale alle porte di Roma che, da appuntamento con gruppo storico di amici musicisti, era diventato un evento che aveva raccolto artisti da tutta italia e più di ventimila persone sotto il palco. E di come, da quel momento, la musica si fosse in qualche modo imposta ancor di più nella vita del cantautore, più che come elemento catartico di purificazione dal dolore, nella dimensione di un canalizzatore di energie positive.

Insomma, tutto questo racconto per dire che mi sono presentato sotto il palco scisso tra la curiosità ed il terrore che si manifestassero pericolose derive nostalgiche con coinvolgimento del pubblico, e invece.
E invece ho scoperto che Niccolò Fabi è un meraviglioso padrone del palco, un catalizzatore di energie che riversa sulla band che suona con lui (tra cui citiamo subito al volo il bravissimo Puccio Panettieri alla batteria e Roberto Angelini - sì, quel Roberto Angelini - alla chitarra) e sul pubblico, che coordina con mestiere consumato ma assolutamente genuino.

L’Arena del Mare è una delle cornici musicali più affascinanti di Genova e forse di tante città italiane, ed il viavai di traghetti in partenza per le isole attira subito Fabi, con le inevitabili suggestioni sul viaggio che propone.
Lo spettacolo è decisamente improntato al rock, per quanto questo possa essere compatibile con il suo stile cantautoriale. Ma dalla pedal steel guitar e dal sinth escono note spesso appuntite, accese, e si fa talvolta fatica a stare seduti sui seggiolini dell’arena (peraltro scomodissimi, ci pare importante sottolinearlo). La scaletta alterna brani più o meno noti di tutta la carriera, tra cui Oriente, La Cura Del Tempo, la storica Rosso in un’inquieta versione rock, Ostinatamente, Costruire La Parole Parole recentemente incisa con Mina. C’è spazio per un breve intermezzo senza band, in cui spicca una splendita Il negozio di antiquariato, cantata in versione piano, voce e pubblico, che Fabi sospinge verso un recital sommesso ed emozionato.

Quando sul palco risale la band, c’è tempo per una briosa versione de La Collina dei Ciliegi di Lucio Battisti, e poi un po’ di sano best of: Il Giardiniere, Capelli, una Vento D’estate che diventa So Lonely dei Police, e Get Up Stand Up di Bob Marley, e Nel Blu Dipinto Di Blu, e chissà cos’altro. Il pubblico segue Fabi e band nelle loro escursioni musicali spesso azzardate, e la sensazione è che con una chitarra in mano sarebbe in grado di far cantare uno stadio intero, e senza sacrificare gorgheggi alla Chris Martin dei Coldplay o impreviste session in cui i musicisti si scatenano. Lasciarsi un giorno a Roma raccoglie il pubblico in piedi sotto il palco, ma quando Fabi conclude la serata con Attesa ed inaspettata, il brano dedicato alla figlia e postato su Facebook assieme all’annuncio della sua morte improvvisa, la gente si ferma, smette di sollevare le braccia e cantare ed io lo sento salire, quell’imbarazzo che aspettavo dietro l’angolo.

Ma Niccolò Fabi, invece, sorride, e chiede al pubblico Fatevi sentire!, e si squarcia d’improvviso un velo, e le persone ricominciano a battere le mani, e l’imbarazzo svanisce.
E restano un cantantautore dotato, un band strepitosa, un pubblico coinvolto e fedele, e tanta gioia e leggerezza.
E buonanotte.

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