Teatro Genova Mercoledì 15 giugno 2011

Io non taccio: Don Gallo in scena al Teatro della Corte

Genova - «Vado sul palco e faccio il clown, ma non ho mai sentito la tentazione di fare spettacolo», afferma con la solita semplice immediata chiarezza Don Andrea Gallo, raccontando la sua esperienza sul palcoscenico, nei panni di Savonarola a partire dal testo drammaturgico Io non taccio. Prediche di Girolamo Savonarola creato da Stefano Massini - già autore di Donna non rieducabile. Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja - che dopo un'intensa tournée nei maggiori teatri italiani, con un tutto esaurito di default, ora è un cofanetto (Promo Music - Corvino Meda Editore) con libro e DVD.

Il progetto è stato presentato martedì 14 giugno alla Fnac di Genova. Accanto a Don Gallo la giornalista di Repubblica Donatella Alfonso (moderatrice). A raccontare quest'esperienza, Marcello Corvino, produttore: «Faccio teatro civile e anche cinema impegnato. Supplenza alla politica? Sì e anche al servizio pubblico perché dal 2001 quando ho incontrato Moni Ovadia, ho pensato che con l'arrivo di un signore così ricco che monopolizza i media, dovevo fare il mio dovere di cittadino e lavorare con tutte quelle persone a cui non è concesso spazio in TV. Il teatro l'ho scelto perché è da sempre sede del libero pensiero e coltivare lì i nostri sforzi si è dimostrata una scelta ampiamente ripagata. Don Gallo è la persona più credibile per dar voce alle parole di Savonarola, perché nella sua vita testimonia continuamente le stesse battaglie di cui parlava Savonarla oltre seicento anni fa».

Sottrarre tempo a Don Gallo, tra i pochissimi che si occupano davvero degli ultimi dandogli ascolto e riparo, è stata da subito una contraddizione con cui fare i conti, prosegue Corvino: «mi scuseranno quei tanti, ma con Don Gallo andiamo in giro per l'Italia a predicare il libero pensiero e la libera opinione che è cibo per la democrazia e di cui c'è così tanto bisogno in questi anni in cui la TV pubblica non ha più svolto il suo servizio e anche per questo oggi ci ritroviamo - rispetto al 2001 - con un'Italia più povera, meno democratica e se sempre di più ci si oppone a questa Italia è grazie a persone come Don Gallo».

L'entusiasmo di Corvino, riverbera anche nelle parole composte ma puntuali di Don Gallo a fronte del risultato raccolto dall'Italia con il referendum: «Il grido che vuol scuotere l'indifferenza, cancro della democrazia di cui aveva già scritto Gramsci, è di nuovo alto: Non taccio. Vorrei fare due o tre serate in Albaro, per chiedere, senza offendere: ma voi che godete delle migliori risorse perché non partecipate in un momento come questo? Venite a spiegarmelo. Altro che sberle ha detto Calderoli, questi sono pugni nella faccia ed è vero perché ha vinto la sovranità popolare e cosa c'è di più bello e di più rivoluzionario di un voto? Quale rivoluzione pacifica e non violenta in una democrazia? Quale violenza c'è nel voto? Se una politica non ha come priorità il bene comune si genera il distacco e questo è quello che è successo con la creazione dei movimenti referendari».

Dalla politica al referendum, dalla quotidianità al palcoscenico, non c'è distinzione nella vita di Don Gallo perché il suo impegno evangelico e civile si combina in un'umanità che si dà in tutte le forme - non importa quanto oscene agli occhi dei benpensanti - necessarie per raggiungere la più vasta delle platee, quel concetto di popolo che da tempo siamo in molti a non comprendere più e che per lui è lappalissiano.

«Quando mi hanno chiesto di vestire i panni di Savonarola ho detto no. Sono un ultraottantenne, e poi quello è un gigante. Ma poi loro insistevano e allora ho letto il testo: 5 secoli fa Savonarola predicava contro i tiranni; 5 secoli fa Savonarola si domandava chi sono i magistrati per il tiranno? E allora non ho più potuto dire di no, perché il profeta, o meglio chi parla lancia dei messaggi, ma il merito se il messaggio arriva è del messaggio stesso. E ci sono altri più impegnati di me Don Puglisi, Padre Balducci, forse più adatti, per esempio anche padre Zanotelli che tornato dall'Africa si è preso a cuore la battaglia per l'acqua e ha trovato come avversario Bassolino. Attraverso le prediche di Savonarola mi sono rimesso in discussione e ho ritrovato Don Milani quando per definire la politica disse: è uscire tutti insieme dai problemi partendo dagli ultimi. E allora voglio essere più uomo e quindi più cristiano con la mia coscienza laica e evangelica. E i cittadini cosa possono fare? Recuperare il primato della coscienza personale che non è subordinata a nessuno, e questa badate bene è dottrina certa. Come dice Savonarola: Cosa siete servi? No, dovete essere cittadini e non tacere. Io ho detto no alla santificazione di Woytila, che è stato sì un grande statista, ma ha tralasciato troppe cose importanti e ha lasciato sole le donne. Una volta ho chiesto a un alto prelato ma la sessualità è un dono di Dio? E lui si è schernito. Eppure se Dio ha creato tutte le energie ha creato l'uomo, la donna, le lesbiche, gli omosessuali, i transessuali, i transgender. Persino qui Savonarola era attuale e diceva: come mai le ragazze si offrono ai potenti e le madri dietro bisbocciano?».

E siccome Don Gallo è propositivo anche all'interno della chiesa, dopo aver suggerito l'ottavo vizio capitale: l'indifferenza, dopo aver aggiunto ai 4 vangeli canonici, il quinto vangelo quello vivo e musicale secondo Fabrizio De André, ha un'altra proposta da lanciare con una lettera indirizzata proprio a De André ma rivolta a tutti:

«Caro Faber, da tanti anni canto con te... verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e per chi ha fame... nei vicoli più oscuri... la tua morte ci ha migliorati... il tuo ricordo e le tue canzoni ci servono da stimolo per andare avanti... stringi la mano all'uomo e svegli il dubbio che Dio esiste... firmato i ragazzi e le ragazze di San Benedetto e Don Gallo».

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