Libri Genova Martedì 17 maggio 2011

'Drea': il romanzo di Basso, Demartini e Oliveri

Giovedì 19 maggio, alle ore 16.30, presso l'aula magna del liceo Doria (via Diaz 8, Genova), è in programma la presentazione del romanzo Drea (Loffredo Editore, 2011, 158 pp, 13,50 Eu) scritto da tre autori liguri: Adriano Basso, Stefania Demartini e Franco Paolo Oliveri.
Introduce Anna Maria Dagnino, assessora alla mobilità e al turismo della provincia di Genova.

Di seguito pubblichiamo l'incipit del libro.

Genova - Il colore del mare era di un cobalto così intenso come può esserlo solo nelle prime giornate di primavera battute dalla tramontana.
Avevano iniziato a caricare il léudo che era ancora notte: montavano su uno scalandrone di legno rizzato a poppa e vi facevano rotolare i caratelli pieni di vino, che poi svuotavano nelle grosse botti sottocoperta.

Quel vino era destinato ad un mercante livornese, così Drea si era unito all’equipaggio ed aveva offerto il proprio aiuto in cambio di un passaggio per raggiungere lo zio nel porto toscano.
Con la brezza di terra la barca avrebbe preso facilmente il largo. Quando il léudo fu carico, fu issata l’antenna e la vela latina si gonfiò, così la pesante barca si allontanò lentamente da riva.
Drea si portò a prua e iniziò a recuperare la cima dell’ancora, che per l’abbrivio non faceva resistenza; nel frattempo Nicola, data volta alla scotta nella galoccia a poppa, si affrettò a raggiungerlo. In un intreccio di mani, alternativamente agguantavano la gomena resa scivolosa dall’acqua, uno di fianco all’altro, spalla con spalla.

Nicola era un uomo forte, il più forte del paese: non alto, tarchiato, dal collo tozzo e possente e con braccia dure e robuste come se fossero state tornite nel legno santo. Diceva di essere così vigoroso perché appena nato, il padre lo aveva lavato nel vino, ancor prima di essere asperso con l’acqua benedetta del battesimo.
Un sorriso sarcastico si delineava sul suo viso quando si rivolgeva a qualcuno con fare arguto e provocatorio. Incalzava i suoi interlocutori accompagnando le frasi con un leggero gesto del braccio e della spalla, come se dovesse affondare dei colpi di lotta...

- Che dici Drea, eh, avrai fatto la scelta giusta? Sgranare la coroncina del rosario non è così faticoso come salpare il ferro...
Le parole di Nicola lo riportarono a quella fredda mattina di gennaio, quando era andato da don Francesco per dirgli che avrebbe lasciato il seminario.
Era prima dell’alba e le donne che dovevano andar per le terre o al bosco, passavano in chiesa frettolose e infreddolite; entravano a testa bassa, curve, piegate più per le fatiche quotidiane che per il peso della solennità che le attendeva.
Anche Drea quella mattina aveva un peso di cui doveva liberarsi. Come spiegare a don Francesco il motivo di quella scelta? Come avrebbe reagito, proprio lui che sognava per il valente discepolo una fulgida carriera ecclesiastica, alla decisione di rinunciare ai voti e ad un percorso già segnato, vivamente sostenuto dalla nobile famiglia dei marchesi Saporiti.

Finita la messa, nella sacrestia, aiutò il sacerdote a spogliarsi dei paramenti ed attese il momento opportuno per confessarsi. Lo fece appena furono soli, velocemente e quasi sottovoce.
- Ho lasciato il seminario...
Drea appoggiò la cotta sul bancone, fingendo di ripiegarla.
A don Francesco la notizia giunse alle spalle come una pugnalata.
- Cosa hai detto?
Si girò per cercare il suo sguardo, mentre Drea non riusciva ad alzare il volto, chino sulle vesti che aveva appena deposto.
- Che novità è questa? Non è il momento di scherzare!
Il tono di rimprovero usato dal parroco non lasciava dubbi sulla serietà della faccenda. Ora Drea lo guardava, per cogliere un gesto, un’espressione, sperando che quel rimprovero si tramutasse in comprensione.
- Non sono stato mai così convinto! Fino ad ora gli altri hanno deciso per me, ma adesso voglio essere io responsabile delle mie scelte!

Don Francesco gli mise una mano sulla spalla.
- La morte di tua madre ti ha sconvolto, mio caro. Lascia che la tua vita segua il corso che Dio le ha impresso scegliendo per te la via del sacerdozio.
Lo sguardo di Drea si fece più intenso e i muscoli del suo volto si contrassero, provocando una smorfia ed un leggero tremore al labbro superiore.
- Non è stato Dio! In questa scelta, Dio non c’entra.
Si ritrasse per staccarsi dalla presa del parroco e proseguì con voce alterata.
- Le colpe degli altri hanno deciso per me. Ho saputo tutto, anche dell’uomo che ha pagato per riscattare l’offesa!
- Taci! Non rispetti neppure la morte di tua madre? Sei in peccato parlando in questo modo!
Le parole del parroco, acute e stonate, lo toccarono come un pugno di sassi gettato ad un cane dilaniato dalla fame. Sentì l’impulso di fuggire. Ormai aveva deciso.
- Se Dio vorrà, lo servirò in altro modo.

Drea sapeva di aver fatto la scelta giusta, anche se in paese molti, come Nicola, erano perplessi perché mai nessuno aveva abbandonato le comodità riservate ai preti per imboccare una vita di fatiche. Era vero: la vita di mare si era imposta ai suoi compagni, non l’avevano scelta. Ma per lui era diverso.
- Ci vuole più forza per sgranare un rosario con vera fede che per salpare l’ancora, e poi lo devi fare in latino ... – disse Drea sorridendo a Nicola.
- Se si mantiene quest’aria, saremo al Tino tra tre ore e a Livorno col buio - tagliò corto Nicola.

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