Teatro Genova Sabato 14 maggio 2011

La Madama Butterfly di Montresor al Carlo Felice con Stefano Ranzani

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Genova - Giovedì 19 maggio al Carlo Felice va in scena Madama Butterfly, «ultimo appuntamento di questa prima ripartenza del teatro», come afferma un Giovanni Pacor soddisfatto di essere riuscito a far ripartire la programmazione, seppure a singhiozzo e con molte difficoltà.
«Il Carlo Felice è su un binario orizzontale tendente alla salita -spiega il sovrintendente- Il trending è positivo e il tempo ci darà ragione. L'arrivo delle quote del Fus e la partecipazione dei privati ci consentono di avere un margine per risanare i problemi. A breve presenteremo la stagione autunnale, ma sempre con valutazioni attente e prudenti».

Saltato il già annunciato Mameli di Leoncavallo per i costi non ammortizzabili di una nuova produzione monstre, è lecito prevedere che tra ottobre e dicembre assisteremo a un'altra stagioncina di assestamento, col ritorno di Fabio Luisi e il recupero dai magazzini di altri allestimenti prodotti a metà anni Novanta dal Carlo Felice. Come già messo in pratica col rispolvero dell'Elisir d'amore di Luzzati e questa Butterfly di Beni Montresor (1995) vista l'ultima volta nel 2006 e oggi ripresa da Ignacio Garcia.

La linea dettata da Pacor è in questo senso molto precisa e orientata a un rigore necessario: «Nel bilancio del 31 dicembre troveremo gli stessi numeri che avevamo previsto a gennaio, pena il taglio di una mano» conclude il sovrintendente. Che quando passa a presentare il cast della Butterfly lascia trapelare un atteggiamento chiaro per il futuro: «Non ci sono prima e seconda compagnia -spiega Pacor- ma solo un cast arancio e uno lilla».
Un atteggiamento contrario allo star system che fa ben sperare per la nascita anche a Genova di un teatro lirico di respiro europeo, in grado di portare la gente a teatro per la bontà dell'allestimento e non per il nome di richiamo. In attesa dell'annunciata nascita dell'Opera studio, comunque un buon segnale, sebbene sotto traccia.

In realtà il nome di richiamo c'è anche in questa produzione: sul podio per Madama Butterfly sale Stefano Ranzani, direttore esperto del repertorio pucciniano negli ultimi anni impegnato tra il Metropolitan di New York e il Maggio Musicale Fiorentino.
«Torno al Carlo Felice dopo dodici anni -spiega Ranzani- e ho trovato in tutti, dalle maestranze tecniche ai professori d'orchestra una grande voglia e impazienza di fare, di riaprire, di produrre arte attraverso i suoni. Non colpevolizziamo i gestori odierni per gli errori del passato».

Poi, passando dall'ente genovese alla situazione più generale della cultura in Italia, il Maestro Ranzani si lancia in un'accorata digressione: «Prima di parlare della Butterfly, voglio pensare un momento allo stato della lirica e allo stato del nostro Paese. La cultura è un costo, ma non si può azzerarla, preferendole magari la tv, spesso troppo accesa. Non ho niente contro la televisione, è un elettrodomestico come il frigorifero o un frullatore, ma diventa un problema quando i bambini parcheggiati lì davanti hanno come unica aspirazione quella di diventare velina o calciatore, personaggi effimeri che non valgono nulla. Il teatro invece parla alla vita delle persone. Noi siamo piccoli artisti subordinati alla partitura, ma abbiamo la missione di trasformare in arte e suono quelle piccole palline bianche e nere stampate sul pentagramma. E chi viene a teatro a vedere questa Butterfly non può uscire senza versare lacrime».

Per quanto riguarda la regia, la ripresa dell'allestimento di Montresor viene affidata a un interessante regista spagnolo, Ignacio Garcia. Il suo intento è quello di attualizzare la partitura di Puccini senza stravolgerla. «Il regista deve scoprire ciò che c'è nello spartito, senza inventare nulla di nuovo. L'allestimento di Montresor è un esercizio di eleganza, purezza e trasparenza. Una scena spoglia, che lascia spazio ai sentimenti della musica, senza disturbi da parte della regia, né spazio a invenzioni più ampie di quelle pucciniane. Sul palco solo oggetti funzionali.».
Un atteggiamento quasi alla Peter Brook, che mette a dura prova le capacità attoriali dei cantanti. «Per loro è uno sforzo in più -conclude Garcia- non hanno spazio per nascondersi». Chissà se il periodo di prova per delle due compagnie sarà sufficiente a realizzare una regia tanto ambiziosa nella sua semplicità.

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