Attualità Genova Lunedì 9 maggio 2011

Giornata Internazionale contro l'omofobia 2011: l'intervista alla filosofa Nicla Vassallo

Genova - Il 17 maggio 1990 l'assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) elimina l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali nella classificazione mondiale delle malattie.
Dal 2007, il 17 maggio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, una ricorrenza promossa dall'Unione Europea per sensibilizzare il mondo intero.
Ancora oggi, infatti, sono tante le discriminazioni e le avversioni nei confronti degli omosessuali. Ne è un esempio l'aggressione nel centro di Roma a Anna Paola Concia, deputata del Pd dichiaratamente gay.

Anche le pubblicità, in questi giorni, possono diventare foriere di polemiche. Un cartellone pubblicitario ritrae due uomini che si tengono per mano. Lo slogan dice: «Siamo aperti a tutte le famiglie». Questa affermazione è stata ritenuta offensiva da Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia.

La Giornata internazionale contro l'omofobia è per noi l'occasione per parlare con Nicla Vassallo, filosofa genovese di fama internazionale e maître à penser sui temi della conoscenza, del femminismo, dell'identità e del genere.

La campagna contro l'omofobia, lanciata nel 2009 dal ministro Mara Carfagna, pare non aver sortito alcun effetto...
«Come avrebbe potuto? In breve, si concretizza in un test a risposta multipla (omosessuale, eterosessuale, non importa): in questo tipo di test, c'è chi prova a tirare a indovinare. Il ministro pretenderebbe di suggerire che è consentito azzeccare i nostri orientamenti e le nostre preferenze sessuali? Al test segue l'affermazione Nella vita certe differenze non possono contare, mentre contano eccome. Il nostro paese garantisce i medesimi diritti alle vite degli omosessuali e a quelle degli eterosessuali? Ovvio che no. Garantisce, piuttosto, la genitorialità e il matrimonio a ogni eterosessuale, anche a un criminale, purché etero, ma le nega a ogni omosessuale».

È di pochi giorni fa la notizia che a Reggio Calabria nasce il primo osservatorio per l'omofobia del sud Italia. Si occuperà di prevenzione, tutela, sostegno, ma anche di rilevare dati e statistiche. La situazione è davvero così grave da dover fondare un osservatorio?
«Se Reggio Calabria se ne occupa, è un bene per tutti. Il sud, la Calabria in particolare, denuncia la gravità della situazione. Una situazione che riguarda l'intero paese. Adoro la Calabria. Ma non è ciò a condurmi a esprimermi in suo favore, in questo particolare caso. Mi chiedo piuttosto se non rimanga un bel sud a sopperire a troppe assenze del cosiddetto nord».

Le dichiarazioni di Carlo Giovanardi sono state al centro di tutte le recenti discussioni mediatiche. Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, una pubblicità che include i gay tra le famiglie offende la Costituzione. Come può oggi un semplice cartellone suscitare tanto clamore?
«Occorre iniziare a parlare di diritti culturali. Tra l'altro, è significativo che il sottosegretario abbia la delega alle politiche della famiglia: si ammette così la possibilità di più politiche (il termine è al plurale), ma si nega che vi siano più famiglie (il termine è al singolare). Come si fa a credere che esista un unico concetto di famiglia e che a esso ogni famiglia si debba omologare? Il sottosegretario dichiara apertamente del fastidio che prova di fronte a un bacio pubblico tra due uomini e consiglia che il bacio diventi privato, entro le mura di casa. Primo, a venire relegato esclusivamente nel privato non dovrebbe essere proprio il fastidio del sottosegretario? Secondo, perché prova fastidio e perché questo fastidio lo prova nei confronti dei baci tra due uomini, non dei baci tra due donne? Terzo, dove finisce la meraviglia e l'emozione di un bacio tra due persone che si amano?».

Della legge contro l'omofobia proposta dalla deputata del Pd Anna Paola Concia si dovrebbe discutere presto in aula. Cosa succederà?
«Non sono una cartomante. Difficile da prevedere. Vorrei confidare nella cultura dei diritti e de La legge è uguale per tutti. Nonché nella capacità di un parlamento di attestarsi all'altezza della situazione. Se la proposta non passerà, non potremmo che giudicare omofobo questo nostro parlamento. Ci piace forse la fobia dell'omofobia, oltre che quella delle omosessualità?».

Altro grave e recente fatto di cronaca, l'aggressione omofoba in pieno centro a Roma proprio ad Anna Paola Concia. È significativo come la deputata abbia voluto ringraziare pubblicamente Stuart Milk, presidente della Harvey Milk Foundation e consigliere di Barack Obama per i diritti umani, per il messaggio di solidarietà inviato a lei e alla sua compagna. La solidarietà alla Concia deve arrivare da così lontano? E dall'Italia?
«Da chi ha istigato troppe fobie sarebbe insensato attendere qualcosa di serio. Espressioni di solidarietà sono giunte anche da molti in Italia. Una cosa però è esprimere solidarietà, tutt'altra mostrare solidarietà. Dovremmo inoltre indagare intellettualmente la questione della vicinanza e quella della lontana: chi davvero si attesta vicino/a agli omosessuali e chi invece lontano?».

Restando con lo sguardo negli Stati Uniti, è di pochi giorni fa la notizia secondo cui il Tennessee stia cercando di far passare una legge che vieti di parlare di omosessualità nelle scuole medie ed elementari...
«A tratti si pensa agli Stati Uniti come a una sorta di Eldorado. Occorre ricordare che in essi convivono situazioni (e non solo) assai diverse. C'è libertà e c'è sofferenza. A ogni buon conto, la reale vergogna riguarda i traditori e le traditrici dei diritti altrui. Tra questi il diritto a conoscere cosa sono le omosessualità, e quindi a poter affrontare il tema nelle scuole. È noto il fatto che la situazione sia oltremodo infame su un piano internazionale e che gli omosessuali subiscano persecuzioni ben più gravi di quelle italiane. Ma vi sono paesi non ignobili, anzi. All'Italia scegliere se rientrare tra i paesi nobili o ignobili».

Nella storia, del concetto di omosessualità se n'è fatta una questione morale (lecito o illecito) poi scientifica (sanità mentale o malattia) e infine politica. Essere gay e lesbiche in Italia significa ancora essere a pieno soggetti di diritto?
«Ai gay e alle lesbiche italiane vengono negati i diritti degli eterosessuali. Rimangono figli di un dio minore, a causa ancor oggi di troppe argomentazioni che, a partire da premesse false e insensate, si appellano a nozioni frutto di costruzioni sociali intrise di gravi errori di matrice etica, scientifica, politica. Il tempo si è fermato: sotto questo profilo, l'Italia pare un paese con ben poca storia concettuale, nonché pratica».

In 'Citizen Gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale' (il Saggiatore 2007) di Vittorio Lingiardi compare una riflessione: «È come se la delegittimazione dei diritti affettivi e dunque della dignità delle persone gay e lesbiche, promossa dall'alto finisse per lavorare nel basso dell'inconscio, legittimando i sentimenti omofobi». È davvero così?
«Senz'altro. Vittorio Lingiardi e io lo ribadiamo assieme, con la medesima forza e sotto più angolazioni, in un lungo saggio scritto a quattro mani, Classificazioni sospette, che introduce il volume di Martha C. Nussbaum, Disgusto e umanità. L'orientamento sessuale di fronte alla Legge, in uscita il 26 maggio presso il Saggiatore. Presenteremo il volume venerdì 10 giugno all'Europride, che quest'anno si svolge a Roma».

Motivo di tanta intolleranza sono anche i pregiudizi. Questi portano a incomprensioni soprattutto nei confronti dei discorsi sui generi o sui transgender. Come fare per abbattere questi muri in un Paese come l'Italia, ancora molto indietro dal punto di vista culturale e dove - a proposito di famiglia - c'è ancora un'idea così immobile?
«La filosofia ci aiuta in proposito, mostrando che i giudizi sulle omosessualità consistono i meri pregiudizi, che i generi non sono necessariamente né solo due (uomo e donna), né complementari, che la norma dell'eterosessualità rimane frutto d'invenzione, che vi sono più modi legittimi di vivere, interpretare e concettualizzare la famiglia, ovvero vi sono diverse famiglie. Impieghiamo allora la buona filosofia, insieme alla buona psicoanalisi, per scardinare un paese vecchio, poco avvezzo a ragionare bene, e smascheriamo, al contempo, astuzie, avarizie, fobie, egoismi, filologie, menefreghismi, patologie, tradimenti».

Non esiste una sorta di maschilismo anche nei confronti della questione omosessuale in Italia? Pochi giorni fa è stato presentato a Milano un festival di teatro gay dove gli organizzatori denunciavano l'assenza di sceneggiature omosessuali al femminile. Così come anche accade nei film italiani, più o meno commerciali, o comunque nell'immaginario collettivo. Perché?
«Sì, certo, è un maschilismo che somiglia a quello dell'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, in cui si evidenziano i baci tra uomini, ma non quelli tra donne. Il problema ha radici antiche, in una certa invisibilità delle donne. Da qualche tempo, la situazione sta mutando, seppur gradatamente, sia nelle sceneggiature e nei film, sia nell'immaginario collettivo. Soprattutto in un certa cultura, alta se volete, col termine alta tra virgolette, in cui si conferisce valore alle diverse grandi espressioni intellettuali di grandi donne che sono state o sono lesbiche. Sebbene non creda che queste espressioni sottolineino in se stesse qualcosa di lesbico - la mente creativa rimane dal mio punto di vista androgina - ritengo importante per la visibilità e la libertà delle lesbiche potersi riconoscere in esse».

In Italia, una concezione di famiglia legislativamente riconosciuta come quella del cartellone pubblicitario che ha fatto tanto parlare negli ultimi giorni, sarà mai possibile?

«Vorrei ricordare un'altra pubblicità, in cui due donne si tengono mano nella mano per strada. Al di là, però delle pubblicità - possibile che il dibattito venga scatenato da esse, e non, come dovrebbe essere, da una riflessione ponderata - se le famiglie omosessuali non verranno riconosciute legislativamente e se non verrà concesso alle coppie omosessuali la possibilità di sposarsi - preciso: la possibilità, non la necessità - gli eterosessuali e gli omosessuali che credono nei diritti umani, civili, culturali non riusciranno più a riconoscersi tra i cittadini di questo nostro paese. A vincere rimarranno gli incolti, i fobici, gli opportunisti, i qualunquisti».

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