Genova Venerdì 29 aprile 2011

Ottavio Missoni: 'Una vita sul filo di lana'

Genova - Ottavio Missoni è stato tante cose. Un esule Dalmata. Un atleta a livello olimpionico. Un prigioniero di El Alamein. Uno stilista. È stato uno dei Signori dell'Alta Moda, rivoluzionando il concetto di coloresulle passerelle e mettendo le basi di un impero internazionale con utili netti da 160 milioni di euro. Oggi ha 91 anni e lo si può definire senza problemi come un grande italiano. È a Genova per l'incontro Fratelli della Costa: storie di vite adriatiche e di altri mari in cui racconta la sua esperienza di nativo ragusano. Mi incontra con il suo sorriso, il suo grande senso dell'umorismo (Per vestirsi male basta seguire la Moda è un suo aforisma) e uno dei suoi coloratissimi maglioni indosso. Al suo fianco una persona non meno importante, l'amatissima moglie Rosita Jelmini, da oltre cinquant'anni compagna di lavoro e di vita.

L'hanno definita il maestro del colore. Il pittore Yves Klein ha detto: «I colori sono i veri abitanti dello spazio. La linea non fa che viaggiarvi attraverso e percorrerlo: essa passa soltanto». Lei come la pensa?
«Esagerano. Il colore appartiene a tutti. Ognuno ha i suoi colori, la natura è fatta di colori. Se poi il colore viene a far parte del tuo mestiere è un altro discorso: il mio era quello di fare maglie. I miei strumenti di lavoro erano due: materia e colore. Poi tutto cambia con l'esperienza. Pensa alla musica: le note sono solo sette, pensa a quante infinite melodie sono state composte. I colori di base sono ancora meno. Guarda gli artisti e la natura stessa, quanto sono riusciti a creare con questi quattro elementi. È qualcosa di cui ti servi a seconda della tua vita e delle persone che ti stanno intorno».

Noto che si è sempre definito pigrissimo. Credo che lei sia l'unico atleta olimpionico ad aver mai detto una cosa simile. Quanto ha influito la pigrizia sul suo talento?
«La pigrizia è la madre naturale del talento (ride). Non c'è un metodo per capirlo. Di certo non sono uno attivo, di quelli che vogliono fare le cose a tutti i costi. In vita mia non ho mai messo la sveglia. Ho provato ad alzarmi alle sette e mezza, ma era inutile: tra alzarsi ed essere davvero svegli c'è una grande differenza. Giorgio Sfavi ci ha scritto un bell'articoletto, più o meno dice così: Missoni dorme sempre, ma quando è sveglio vince le olimpiadi (ride)».

Questa mi ha colpito: la tuta Venjulia, di sua ideazione, fu adattata dal team italiano durante i giochi olimpici del 1948, a Londra. Giochi a cui lei stesso partecipava come atleta. Anche in questo è un'eccezione
«Sì, era la tuta Venezia-Giulia. All'epoca non c'erano le sponsorizzazioni, la divisa era la stessa tuta degli allenamenti. La indossava la nazionale di calcio, pallacanestro e noi di atletica».

Tra l'altro, sembra un modello attuale...
«Le tute dell'epoca erano proprio belle, maglia vera, a costa inglese, ben scalata. Era calda e funzionale. (Guarda la moglie) suo fratello all'epoca aveva dieci anni e indossava la mia tuta. Era l'unico scolaro di tutta Milano ad andare a scuola in tuta».

Rosita: Proprio come i ragazzini di oggi. È stato un precursore.

(Mi rivolgo a lei): Quale è stata la più grande invenzione di Ottavio?
«La sua sensibilità sul colore, ha trovato delle tecniche particolari. Lui disegna sulla maglia con dei pennarelli. I suoi disegno sono come spartiti musicali, ogni colore corrisponde a un numero. Non è semplice da spiegare senza mostrarlo. Lui conosce i macchinari, è una tecnica che ha inventato lui».

Quasi un'attività di scrittura, insomma...
(Risponde Missoni) «Sì, è una cosa manuale. Va pensata però, non sono geometrie che nascono dalle macchine. La manualità è importante, ma nasce sempre dalla testa. Uno che mi ricordo è Leonardo, lui si che aveva una grande manualità, era un grande geometra, faceva anche l'addetto alle acque nel Comune di Milano».

So che non ama parlare molto di moda oggi, forse la annoia?
«Non è che mi annoi, ma la conosco relativamente, ne so quanto te. So quello che vedo o leggo sui giornali e per strada. Magari una volta era più codificata da Parigi e Milano. Ma a quante persone era riservata? Al 5% della popolazione? Oggi c’è una moda valida per tutti».

Nel 1971 il New York Times arrivava a scrivere di voi: «È quanto farebbe Coco Chanel se fosse ancora viva, giovane e al lavoro nella moda». Nel 1972 Woman's Wear Daily vi classificava tra le venti potenze mondiali della moda
(Interviene Rosita)
«Sì, ad un certo punto, negli anni '80 ci siamo trovati ad essere La Moda. Abbiamo vissuto un momento magico, abbiamo fatto quello che avevamo voglia di fare noi. La maglia stava tornando di moda, noi avevamo il vantaggio di produrre noi stessi i nostri tessuti. Con questa possibilità potevamo fare tutto. Poi abbiamo avuto la fortuna di fare incontri fantastici, come quello con Enzo Biagi». (Parla Ottavio) «Ci è andata bene dai, volevamo essere innovativi ed andare contro le regole. E siamo diventati di moda».

So che è un grande appassionato di lettura, fra l'altro ha detto che la lettura è come l'amicizia: costa poco e ti da tantissimo. Oggi cosa legge?
«Purtroppo leggo poco. Sono gli amici a scrivere tanto e in tanti, leggere tutto mi viene difficile. Una volta leggevo tantissimo, oggi un libro di 400 pagine lo trovo impegnativo. Faccio un esempio: Claudio Magris anni fa ha fatto un bellissimo libro sul mare, 600 pagine. Io gli ho detto: Claudio, ho ricevuto il libro ma non l' ho ancora letto. Ma ti ho messo in buona compagnia: vicino all'Ulisse di Joyce, altro titolo che tutti abbiamo e nessuno ha mai finito. La cosa che mi piace di più dei libri è il loro essere sempre attuali: lo stesso volume, letto 30 anni dopo, è tutto un'altra cosa. Se leggessi Conrad oggi sono sicuro troverei un libro diverso. Ah, ne ho scritto uno sai?»

«Una vita sul filo di lana». Un titolo appropriato
«A me scrivere non piace, però mi sono proprio divertito. Non è un libro progettato, scritto solo per essere un prodotto. È la storia della mia vita e di tutto quello che mi piace».

A questo punto le interviste con lei raccontano sempre quanto sia stato pieno il suo passato o parlano della vecchiaia. Parliamo del presente invece: ha iniziato con la moda nel '53, se avesse la stessa età oggi cosa le piacerebbe fare?
«Dipenderebbe dalla circostanze, proprio come allora. Io non ho studiato per questo mestiere, me lo sono trovato tra le mani casualmente e mi è piaciuto. Forse vivrei in campagna ed alleverei polli, magari dalle uova colorate. Oppure farei le stesse cose, però sceglierei sempre un genere artigianale. Oggi come oggi mi darei alla progettazione dei giardini. Ho un giardino bellissimo a Sumirago, pieno di fiori tutto l'anno. Li curo da quarant'anni. È il posto preferito dalla mia sposa Rosita. Sì, fare i giardini è proprio un bel mestiere».

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