Cinema Genova Venerdì 15 aprile 2011

La Storia in Piazza: la guerra e la Libia secondo Enzo Monteleone

La Storia in Piazza, che fino a domenica 17 aprile porta a Palazzo Ducale incontri, mostre, spettacoli, musica e cinema, quest’anno sviluppa il tema dell’invenzione della guerra.

Sabato 16 aprile la manifestazione ospita Enzo Monteleone, che nel 1991 ha firmato la sceneggiatura di Mediterraneo, il film premio Oscar di Salvatores. Nel 2002, con il suo film El Alamein – La linea del fuoco, Monteleone ha raccontato una delle più sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale in Nord Africa: le truppe italo-tedesche furono sconfitte e umiliate.

Monteleone ha raccontato la guerra concentrandosi sui suoi protagonisti: quei ragazzi chiamati a combattere contro un nemico, ma anche contro se stessi, contro le proprie paure e i propri limiti. Un punto di vista differente, che gli è valso tre David di Donatello, due Globi d'Oro, un Nastro d'Argento, il Premio Fellini, il Premio Mastroianni e il Premio De Sica.

A Genova rivedremo I ragazzi di El-Alamein, il documentario che Monteleone definisce «una costola del film». Durante la lavorazione di El Alamein, il regista sentì l'esigenza di focalizzare l'attenzione sui racconti dei superstiti della battaglia: «Durante la scrittura della sceneggiatura, dopo aver consultato molti libri, soprattutto memoriali e diari di soldati che avevano preso parte alla campagna d'Africa, ho avuto voglia di farmi raccontare dalla viva voce dei reduci quello che avevano vissuto. All'inizio avevo pensato di sentirli solo come consulenti per la sceneggiatura, poi ho deciso di trasformare questi incontri in un documentario anche perché, data l'età, ormai erano le ultime voci di sopravvissuti che potevano ancora raccontare. Mescolando pezzi di propaganda dell'Istituto Luce con le voci dei soldati volevo anche far emergere il grande inganno delle guerre del fascismo, i proclami, le parole d'ordine senza senso, una generazione di ragazzi buttati allo sbaraglio in guerre sbagliate dalla parte sbagliata».

Il recupero della memoria di quella battaglia è stato importante soprattutto per le nuove generazioni: «Ho partecipato a varie proiezioni del film nelle scuole e la totalità dei ragazzi non aveva la più pallida idea che l'Italia fascista aveva avuto un suo Impero né che a El Alamein (quei pochi che ne avevano sentito parlare, forse da qualche nonno) ci fossero soldati italiani, dal momento che in generale si pensa allo scontro tra Rommel e Montgomery, quindi tra tedeschi e inglesi», continua il regista.

Il film El Alamein è stato girato quasi interamente in Marocco: «Solo la scena finale del film è stata girata al mausoleo di El Alamein. Per questo purtroppo non ho avuto alcun contatto con il popolo egiziano. La burocrazia e il controllo statale era così stretto e asfissiante che era impossibile girare in Egitto. Noi abbiano avuto contatto solo con uomini dei servizi di sicurezza, che ci seguivano durante le riprese per controllarci».

Il Nord Africa oggi è di nuovo teatro di guerra: «Quello che sta succedendo nel paese è la naturale conseguenza di decenni di regimi autoritari e polizieschi», spiega ancora Monteleone, che sul ruolo dell'Italia nella guerra in Libia aggiunge: «Bisogna intervenire in ogni modo per allontanare un dittatore sanguinario e spietato come Gheddafi. L’accoglienza tributata al raìs solo un anno fa a Roma è una vergogna difficilmente cancellabile».

A fine marzo Enzo Monteleone inizierà le riprese di una miniserie televisiva dedicata a Walter Chiari: «È stato un uomo e un artista unico nel panorama italiano, nel bene e nel male. La sua vita è stata una parabola che ha toccato vertici altissimi e sublimi bassezze. Cercherò di restituire la complessità di una persona che ha segnato per decenni lo spettacolo italiano in tutti i campi: varietà, televisione, cinema e prosa. Un uomo che ha pagato pesantemente i suoi errori».

Non mancano le idee per il suo ritorno sul grande schermo, ma Monteleone commenta in modo polemico: «Ho vari progetti, ma in questo momento il mercato è dominato da commedie spensierate che il pubblico sembra adorare. Non c'è spazio per storie più impegnative. Per il momento sembra che solo in televisione ci sia la possibilità di raccontare qualcosa di diverso».

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