Weekend Genova Venerdì 15 aprile 2011

Itinerari in Liguria: da Sant'Olcese a Ciaé

Genova - La primavera è uno dei momenti migliori per le gite e per le escursioni, non solo perché il risveglio della natura ci affascina in tutto il suo splendore, ma anche perché il clima mite e la rinnovata voglia di attività fisica, ci invitano a uscire di casa e cercare il verde di boschi, piante e prati.

La fortuna di essere liguri è anche questo. Potersi alzare il sabato e la domenica e decidere di scorrazzare all'aria aperta, verso il mare o verso i monti, alla scoperta di tante bellezze e curiosità che ci offre il nostro paesaggio.

Così una domenica di aprile mi è capitato di prendere il trenino di Casella, con partenza da Manin, per andare a esplorare il Sentiero Botanico del Ciaè, dove si possono ammirare, oltre all'antico borgo abbandonato di Ciaé, trentadue specie arboree tipiche del bosco ligure.

Per raggiungere il sentiero, con il trenino di Casella bisogna scendere alla stazione di Sant'Olcese Tullo e proseguire per circa un chilometro e mezzo, seguendo le indicazioni verso la strada comunale per Ronco di S. Olcese. Per chi al treno preferisce la macchina, arrivati a S. Olcese, bisogna oltrepassare la chiesa e proseguire per circa un chilometro, poi svoltare a sinistra, seguendo la strada comunale per Ronco. Dopo circa un chilometro, si incontra un parcheggio, dal quale risulta facile l'accesso al sentiero.

Il sentiero botanico del Ciaé, creato nel 1984 dai volontari della Guardia Antincendi, da una quindicina d'anni è anche collegato all'Alta Via dei Monti liguri. Il percorso si snoda con una multattiera in discesa attraverso il bosco di Ronco di S. Olcese, fino al borgo di Ciaè, per proseguire, risalendo fino alla frazione di Orero, dove si arriva presso una frondosa quercia secolare.

Il bosco in primavera è uno spettacolo meraviglioso. Lungo l'itinerario scorgiamo tantissimi tipi di piante, tutte segnalate da targhette: ci sono il melo selvatico, il cotogno, il frassino, il ciliegio, l'erica, il castagno, l'olmo, il rovere e il biancospino e moltissime altre specie, che spesso si sentono nominare, ma non si sanno riconoscere.

Dopo l'incanto e la scoperta delle varie piante, sbuchiamo nel paese di Ciaé, sulle sponde del Rio Pernecco, dove si scorgono l'antico abitato, abbandonato da oltre trent'anni, che era un punto di sosta per i muli lungo l'antica strada del sale e un ponte in pietra tardo medievale, che scavalca il torrente. Una delle case del Borgo è stata trasformata in rifugio dai volontari della Guardia Antincendi e dispone di quattordici posti letto, un centro accoglienza e una loggia coperta. Il rifugio è accessibile a tutti, basta prenotare (info 010 70982).

Ammiriamo il borgo e decidiamo di fare una sosta per rifocillarci con i nostri panini e ci godiamo questa giornata all'aria aperta. Decidiamo quindi di tornare sui nostri passi. Al ritorno la mulattiera in salita è un po' più faticosa, perché il dislivello non è poco (circa 200 metri), però non è troppo difficile anche per i meno esperti e per i più piccoli. Per compiere tutto il sentiero ci vogliono all'incirca due ore di cammino, che possono prolungarsi se si decide di ammirare il grande rovere secolare o di fare una sosta nel paese di Ciaé.

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