Concerti Genova Venerdì 15 aprile 2011

Dalla e De Gregori: in tour con Work in progress

© Marcello Orselli
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Genova - In attesa del concerto del primo maggio a Roma, in piazza San Giovanni assime a Ennio Morricone e Gino Paoli, Lucio Dalla e Francesco De Gregori hanno scaldato la platea del Carlo Felice.

Ci sono eventi che, come le comete, passano una sola volta per ogni generazione.
Ieri sera al Carlo Felice i reduci dal Banana Republic, hanno incontrato vecchi e nuovi ospiti al Work in Progress di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, veri e propri monumenti della musica italiana o più semplicemente, come appare su una vecchia Carta di Identità del cantautore romano: per brevità chiamati artisti.

I due, si sono ritrovati sul palco dopo un trentennio. Appaiono divertenti e soprattutto, come testimoniato dalla longevità di questo tour, divertiti. Occupano il palco con grazia, non si sovrappongono anzi, la loro diversità li mantiene in equilibrio, umanamente e artisticamente si completano. Da un lato c'è l'eleganza aristocratica di De Gregori, impeccabile nel suo completo nero, dall'altra c'è la guasconeria di Lucio Dalla, a suo agio nel ruolo di guastatore. Il bolognese è quel tocco di follia che a De Gregori manca: duetta col pubblico, gioca per mostrare le sue doti quando suona e canta. Tra i due, uniti da un'amicizia eterna, ci sono le loro canzoni che, come il profumo della madeleine, risvegliamo emozioni.

La scaletta del concerto, a cui ha partecipato un pubblico che ha riempito il Carlo Felice, ha portato in scena i pezzi più amati dei due autori, da Santa Lucia a Nuvolari, da Rimmel a Futura. De Gregori fischietta assieme al pubblico per accompagnare l'Impresa eccezionale, Dalla risponde invitando il pubblico di De Gregori a fare qualcosa che raramente succede ai concerti del principe: cantare con lui. Il romano si diverte e non lo nasconde e regala al pubblico una delicatissima Alice ed un Buonanotte Fiorellino decisamente swing, che si allontana dalla ninna nanna che alcuni cantano ai propri figli. Dopo il restyling è diventata qualcosa di nuovo eppure familiare, come quelle case che, restaurate, emozionano come quando sono state erette.

Il pubblico viaggia trascinato dalle canzoni. Dalla impugna il clarinetto e improvvisamente ci si trova sul Titanic; l'armonica di De Gregori accompagna il motore di Nuvolari. I due si sostengono, si accompagnano come due buoni compagni di viaggio, restando spaiati solo un momento: quando diventano il cielo della Donna Cannone e il mare di Caruso che, come in natura, non si incontrano, se non in un punto immaginato.

La gente si diverte e si emoziona. Rivedo mille partite, quando i due cantano la leva calcistica del '68, subito dopo tocca al presepe, nel quale scorrono vino e suoni del porto: il Gesù bambino di Lucio Dalla è quello nato il 4 marzo 1943.

Emozioni, ma anche un po' amarezza quando al cuore arrivano le note e le parole della Storia siamo noi e Viva l'Italia. Sono canzoni che parlano all'anima e che improvvisamente ti fanno pensare a questo momento, a quest' Italia presa a tradimento, colma di contraddizioni, mal vista e maltrattata, lontanissima dalla poesia e dall'arte che i suoi artisti sanno raccontare eppure, paradossalmente, mai come adesso Banana Republic.

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