Mostre Genova Martedì 12 aprile 2011

Robert Capa: la mostra a Palazzo Ducale per 'La Storia in Piazza'

Palazzo Ducale
© www.palazzoducale.genova.it

In occasione della seconda edizione di La Storia in Piazza, il cui tema è L'invenzione della guerra, Palazzo Ducale, in collaborazione con Magnum Photo, dal 14 aprile al 15 maggio ospita la mostra Immagini di guerra del fotografo ungherese Robert Capa (1913-1954).
Cinquanta fotografie originali per documentare 5 guerre: da quella civile spagnola (1936-1939), alla resistenza per l'invasione giapponese in Cina nel 1938, al teatro europeo nella seconda guerra mondiale (1941-1945), alla prima guerra arabo-israeliana(1948) fino a quella franco-indocinese del 1954, che gli costò la vita.

Genova - Nel dicembre 1938 il prestigioso magazine britannico Picture Post pubblicò 11 pagine di immagini della Guerra Civile Spagnola ad opera del venticinquenne Robert Capa e lo decretò così il più grande fotografo di guerra al mondo.

Capa non si può ridurre però a semplice fotografo di guerra, infatti molte delle sue immagini ritraggono, in modo caldo e arguto, anche momenti di pace e la gioia che da questi scaturisce. Alcune delle sue fotografie sono permeate da un delicato senso lirico come quello nei lavori del suo amico Andrè Kertesz, altre ritraggono momenti alquanto particolareggiati come le foto di Henri Cartier-Bresson, un altro suo amico. I reportages di Capa sono considerati sempre più alla pari per sensibilità, forza emozionale e impatto visivo, dei lavori artistici dei fotografi più famosi.

Nonostante questo, la fotografia di guerra rimane il cuore del suo lavoro. Oltre a documentare la Guerra Civile Spagnola, Capa passò sei mesi in Cina nel 1938 fotografando la resistenza all’invasione giapponese, successivamente fu testimone della Seconda Guerra Mondiale sul suolo europeo (1941-1945), della prima guerra arabo-israeliana nel ’48 e della guerra franco-indocinese (1954). Nel maggio 1954, mentre fotografava dei guastatori francesi sul delta del fiume Rosso, Capa calpestò incidentalmente una mina e morì. Aveva 40 anni.

Anche se Capa odiava l’orrore della guerra, non era un pacifista. La situazione politica del suo tempo lo rese cosciente del fatto che la guerra in certe situazioni è un male necessario, l’unico mezzo per distruggere il male e difendere una causa giusta. Una volta dichiarò che correva il rischio della propria vita solo per le guerre, di cui distintamente amava una parte e odiava l’altra.
Capa è più conosciuto come fotografo d’azione nelle battaglie così vicino da sentire il terreno ballare, ma anche per la sua capacità di documentare le sofferenze dei civili innocenti, specialmente bambini. Capa fu testimone delle bombe lanciate sui quartieri residenziali di Madrid, di Hankou e di Londra. Ma fotografò raramente la morte e i feriti gravi. Si concentrò invece sui sopravvissuti che continuavano la propria vita nonostante le morti dei familiari, le difficoltà e le distruzioni. Si può dire che il grande tema della fotografia di Capa sta nel trionfo dello spirito umano sopra le più atroci avversità.

Se da una parte le sue fotografie mostrano soldati o civili, le immagini sono anche caratterizzate da un senso di intimità e immediatezza, dalla compassione e dall’empatia. Capa era in grado di far emergere facilmente queste qualità nei suoi lavori, poiché egli stesso aveva vissuto in prima persona quelle esperienze. A 17 anni venne esiliato politicamente dall’Ungheria e due anni dopo, nel 1933, scappò dalla Germania per sfuggire all’antisemitismo. A Berlino e Parigi imparò cosa vuol dire soffrire la fame. La sua amata Gerda Taro, che Capa aiutò a diventare una fotoreporter nel medesimo settore, fu uccisa da un carro armato mentre fotografava una battaglia in Spagna nel 1937, e Capa stesso rischiò più volte la vita al fronte. Mentre documentava la guerra di Israele per l’indipendenza, sapeva che molti dei suoi parenti venivano uccisi ad Auschwitz. Poteva quindi facilmente immedesimarsi nei soggetti che fotografava.

L’orribile tendenza della guerra moderna è di de-umanizzare. L’obiettivo di Capa era di ridare un senso umano e personale alla guerra fotografando in genere un singolo individuo mentre è in azione, facendo strette inquadrature sulle espressioni facciali. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa sapeva che non si può fotografare la guerra, poiché è essenzialmente un sentimento. Ma lui fotografò questo sentimento, riuscendo ad immortalare ciò che vi è dietro. Fece vedere il terrore di un intero popolo nel volto di un bambino.

Infine, la grande forza della fotografia di Capa sta nella sua personalità. A detta di tutti, era un uomo straordinario, generoso, incisivo, e divertente. Disprezzava elogi e vanità, non si ritenne mai un artista, anche se ne aveva di certo lo spirito, faceva il suo lavoro con grande intelligenza, passione, abilità, sensibilità e grazia. Anche se le sue fotografie rimangono il ricordo visivo per noi tutti dei grandi eventi come l’assedio di Madrid, il bombardamento giapponese di Hankou e lo sbarco degli Alleati nel d-day, molte delle immagini di Capa hanno una qualità universale e senza tempo che trascende la specificità del momento storico.


* biografo ufficiale di Robert Capa

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