Libri Genova Giovedì 24 marzo 2011

San Fruttuoso di Camogli protagonista del nuovo libro di Carla Scarsi

Genova - (Dicembre 1986) «Papàààà.......» Papà, ovviamente, era mio padre. «Papàààà» era l'urlo che ci precedeva ovunque noi ci spostassimo, a San Fruttuoso. San Fruttuoso non è solo un piccolo paese della Liguria. È il Paradiso. Un posto dove le macchine non esistono, e quando io ero piccola l'unico rumore davvero prepotente era il rumore del mare. Rumore… si fa per dire. Il paesino ha sei o sette case costruite intorno ad un convento medievale, un'Abbazia di monaci isolata in una cala isolata che, grazie alle ripidissime pareti, non ha mai potuto essere raggiunta da una strada. Così a San Fruttuoso ci si arriva solo con la barca, un traghettino da 50 posti che parte da Camogli una volta ogni ora, d'estate, e una volta al giorno, se va bene, d'inverno.

Quando il mare è troppo grosso non c'è verso di andare via, se non a piedi. E sono due o tre ore di salita piuttosto dura. Negli anni '70 hanno costruito una piazzola per l'elicottero. La civiltà avanza. San Fruttuoso nel dopoguerra era il ritrovo dei ricchi, che partivano da Portofino per farsi portare (o per andare con i loro yacht) a mangiare da Giovanni, l'unico ristorante del posto. E in quegli anni si mangiava bene, Giovanni sapeva inventare ricette nuove o proporre le cose di un tempo con sapere da antico oste.

Ma quando io sono cresciuta a San Fruttuoso, Giovanni era vecchio, molto vecchio, e poi è anche morto. I figli forse non erano alla sua altezza, o piuttosto i tempi erano cambiati e il ristorante è stato abbandonato piano piano dall'élite del bel mondo. Per noi è stato un bene. Infatti, la sera, quando ancora qualche riccone arrivava con un motoscafo rombante, la pace del Paradiso non esisteva più. Signore o donne vestite eleganti strillavano tutta la sera, urli veri e schiamazzi distruggevano l'incanto. A posteriori capisco che era finita un'epoca. Papà, al secolo Sandro Scarsi, è il soggetto attivo di tutta la storia.

Prima della guerra, animati da spirito scoutistico, lui ed altri cinque amici, una volta scoperta San Fruttuoso, decisero di portarci le tende, le canne da pesca, la fiocina, e di provare a vivere per un po' in isolamento. Per modo di dire, visto che gli arrivava il pane tutti i giorni con la barca delle 7, compravano il vino e la carne dal ristorante e se non riuscivano a pescare c'era Piero, uno dei sei pescatori locali a provvedere. Però, considerato che erano tutti ragazzi per bene abituati a tre o quattro cameriere, non fu una decisione priva di coraggio.

Erano anche un po' poeti, due di loro sono diventati architetti, uno lavorava in banca ma suona jazz, insomma, un po' sognatori tutti quanti. I due architetti riuscirono anche a dipingere in mezzo alle formiche ed al salino, riempiendo L’Album del campeggio, Il Libro dei Sei, testimone un po' goliardico dellìavventura. Questo che c'entra con me? Beh, Papà non ha mai smesso da allora di andare a San Fruttuoso, ed è stato così pazzo da portarci la mamma in viaggio di nozze. All'epoca in cui tutte le amiche ricche andavano a Parigi, loro fecero un viaggio che meriterà prima o poi un altro racconto, e passarono i primi quindici giorni del loro matrimonio in una capanna (proprio come Giuseppe e Maria) che era stata una stalla, affittata da uno dei contadini che non aveva più la mucca.

La capanna era ed è a circa un quarto d'ora di strada a piedi in alto verso Portofino vetta. Purtroppo non sono la primogenita, sennò avrei anche avuto il privilegio di rappresentare Gesù Bambino. Ma è una parte che è toccata a mia sorella Paola. Non che la mia famiglia vivesse in questo posto, purtroppo no; solo un paio di mesi all'anno papà lasciava perdere i suoi lavori per inselvatichirsi con noi a San Fruttuoso. L'architettura della capanna lasciava un po' a desiderare, per un occhio civilizzato. Il letto di papà era una rete elastica appoggiata sulla mangiatoia della mucca, quindi in effetti Gesù Bambino è stato papà! Spazio interno della casa, circa tre metri per tre.

Dal lato opposto il letto della mamma e nel terzo lato prima un letto, per Paola, poi l'altro, sopra, per me. Questo venne pian piano negli anni, in viaggio di nozze loro avevano solo due materassini per terra. Nel quarto lato la porta per entrare e un po' di mensole con un cucinino a due fornelli, una tenda a forma di casetta (la moschiera) appesa al soffitto per la roba da mangiare da tenere al riparo dalle mosche completavano il tutto. Il lavandino, appena fuori della porta per lavarsi i denti e i pezzi di corpo più esposti. E il bagno? Per quanto riguarda la pulizia non c'era niente di cui preoccuparsi: tutto il giorno in mare e docce continue (con la manichetta di gomma) per togliersi di dosso il sale, docce per star freschi, docce per levarsi l'odore del pesce appena pulito. Ma pur essendo una famiglia affiatata, ci sono cose che non si possono fare davanti a tutti. Ognuno possedeva quindi la sua zona preferita per i ritiri spirituali e la sua zappettina (nel giro di due giorni ovviamente se ne perdevano un paio.

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