'Wandering.Birds' al Teatro Akropolis: la prima mondiale - Genova

Teatro Genova Teatro Akropolis Mercoledì 23 marzo 2011

'Wandering.Birds' al Teatro Akropolis: la prima mondiale

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Genova - Si chiama Gey Pin Ang, è un'attrice di Singapore che nel 1994 per la prima volta è venuta in Italia e ha incontrato il Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards. Venerdì 25 marzo, ore 21 al Teatro Akropolis di Sestri Ponente, all'interno della rassegna Testimonianze ricerca azioni, presenta in anteprima mondiale lo spettacolo Wandering.Birds, il frutto di un lungo lavoro (un anno circa) con un gruppo di artisti internazionali, che vanno sotto il nome Sourcing Within Project: Marian Araujo, Riccardo Brunetti, Sonia Pastrovicchio, Nickolai Nickolov (musiche live).

Un anno di tempo per preparare questo lavoro in realtà è un'approssimazione, perché la ricerca viene da molto più lontano. «Sono una wanderer - spiega Gey Pin Ang, in inglese - una vagabonda. Ogni anno torno a Singapore, per esempio. Ma in genere non mi fermo mai: insegno, faccio residenze teatrali, tengo seminari e laboratori per gruppi o accademie di teatro, collaboro a produzioni di altri per il training degli attori o per la composizione di alcune parti, in giro per il mondo». Perciò l'idea stessa di muoversi e girare in continuazione è sempre un tema del suo lavoro, senza contare i suoi ultimi lavori che sono dei solo-work per attrice e un musicista. Da qui la scelta del titolo Wanderings, che sono anche «i vagabondaggi degli altri componenti del gruppo e il nostro ritrovarci e portandoci dietro tutte le nostre esperienze fatte in autonomia». L'altra metà del titolo Birds viene «dal dialogo che abbiamo cominciato tra artisti partito dalla fascinazione per un volume dedicato allo studio del modo di comunicare degli uccelli, in quanto linguaggio».

Il procedere del gruppo è discontinuo ma intensissimo. «Ci incontriamo per lavorare insieme due settimane o dieci giorni (per lavorare 8/9 ore al giorno), poi non ci vediamo magari per tre mesi, perché ognuno torna alle sue altre attività. Nel frattempo ci teniamo in contatto e ci aggiorniamo sul lavoro per email. Anche questa volta per esempio, quando il gruppo è arrivato, mi ha detto non avrai cambiato tutto un'altra volta?, ed era proprio così, perché è come quando si deve cucinare qualcosa e ogni volta si cerca di cucinarlo meglio e anche gli ingredienti non seguono regole rigide e precise ma, come faceva la nonna, è tutto un processo mentale e artigiano, di craftmanship».

Attraverso il dialogo e il porsi una serie di domande, il lavoro procede e allora se l'attenzione è sugli uccelli e sul loro linguaggio, cos'ha questo a che fare con gli umani e con il modo umano di comunicare. Quale fascinazione, quale rapporto? Ma poi prosegue Gey Pin: «Il teatro è qualcosa di visivo, ma è anche una storia che procede per immagini e parole». E allora il lavoro è proseguito guardando una serie molto variegata di film, documentari, in bianco e nero o a colori, più o meno recenti dal Giappone alla Germania, per indagare come l'arte aveva guardato al mondo degli uccelli e all'idea del volo, in termini poetici, di sogno o scientifici come in Leonardo da Vinci.

Per cui l'idea di volare è diventata un altro asso portante della ricerca in tutte le sue declinazioni: volare del corpo, dell'anima, volare a casa, volare come desiderio umano di rompere i limiti dell'essere terrestri, ecc. Così il percorso di ricerca è andato dentro l'atto stesso di mettere in scena, di rappresentare queste riflessioni. Ma come combinare il tutto. Ci voleva un trait-d'union. «Così è nata una storia e la figura di un narratore che di volta in volta incontra vari personaggi: la proprietaria della Locanda degli Uccelli, un professore, una sua studentessa che desidera imparare a volare. È un incontro o un'evocazione? Sogno o realtà? Forse è il creatore stesso di fronte al quale si manifestano i vari personaggi a tuffarsi nella sua stessa creazione, in un unico viaggio dalla direzione comune ma sfuggente. Tra continui vagabondaggi e tentativi di volare».

Alla composizione si aggiungono canzoni, anche popolari, raccolte in giro per il mondo e danze o una ricerca sul corpo che faccia emergere quella parte istintiva a cui tanto attinge questo tipo di lavoro. Per una dimensione non più narrativa ma, come dice il nome del gruppo (Sourching Within), che sfrutta le risorse che ognuno di noi ha al suo interno.

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