Teatro Genova Teatro della Tosse Mercoledì 23 febbraio 2011

Da Jan Fabre a Kinkaleri: 'Danza con me' alla Tosse

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Genova - Prosegue il lavoro di collaborazione alla direzione artistica del Teatro della Tosse, di Emanuele Conte con Fabrizio Arcuri. E prosegue l'idea di creare delle minirassegne all'interno del cartellone che propongano modi particolari di fare teatro.

«Ho proposto un modo di lavorare già da tempo praticato nei teatri europei - afferma Arcuri - creando del movimento che rompa la staticità del cartellone tipicamente italiano, per portare all'interno della programmazione logiche differenti e creare anche con lo spettatore una diversa relazione. Un modo per portare al pubblico la scena contemporanea e per scuoterlo invitandolo a partecipare quotidianamente alla vita del teatro per un periodo limitato e su un progetto specifico». E in questa occasione, Danza con me, riporta sul palco della Tosse - dal primo al 5 marzo 2011 - una selezione di proposte di coreografia, teatro danza contemporaneo nella sua più recente evoluzione e nel dialogo con le altre arti performative.

«Storicamente - prosegue Emanuele Conte - la Tosse ha portato a Genova i primi grandi spettacoli di danza contemporanea quando ancora c'era il Teatro Alcione, ma anche non tanti anni fa nella sede di Sant'Agostino (tra i nomi: Lindsay Kemp, Carolyn Carson, Maguy Marin, Mumenschanz, Susanne Linke, Simone Sandroni, Sosta Plamizi, ecc.). Poi c'è stato un periodo in cui io stesso sono stato un po' scettico verso questo genere. Però in questi ultimi anni, la danza sta senz'altro rivivendo un momento di grande forza espressiva testimoniato non da ultimo dalla partecipazione di Roberto Castello per esempio alla traasmissione di Fazio in prima serata».

E così nei primi cinque giorni di marzo saranno ospiti, nelle due sale Trionfo e Campana, 6 diversi gruppi per un totale di 7 produzioni.
Si parte da Kinkaleri e si va avanti con Planet3 (Antonio Tagliarini), due lavori di Roberto Castello (Aldes), Balletto Civile e una creazione di Jan Fabre. «Il festival - spiega Arcuri - è costruito intorno a un concetto fondamentale: individuare quelle espressioni di danza contemporanea che sconfinano con altri linguaggi. E in questo l'artista poliedrico Jan Fabre è la punta di diamante con la sua versatilità che lo rende produttivo e geniale nei vari linguaggi, dal teatro all'arte visiva. Nel suo spettacolo, Another sleepy dusty delta day, un'attrice che utilizza anche la parola è collocata in un'installazione davvero suggestiva e alla fine la domanda è: Ma questo è teatro perché c'è il testo? O è danza? O magari è un'installazione artistica?

È proprio questo il punto di partenza delle scelte che abbiamo messo in campo: puntare su quelle coreografie che lavorano su territori di confine, allontanandosi dalla danza in senso stretto, senza perdere la priorità di arrivare al pubblico, essere comunicative e non cadere in intellettualismi fini a se stessi. D'altra parte lo sguardo si è rivolto anche alle compagnie di danza contemporanea più giovani dove l'uso del linguaggio e del testo è ancora più spiccato, come nello spettacolo Alcuni giorni sono migliori di altri. Fantasmi da Romeo e Giulietta, di Kinkaleri che parte dal Romeo e Giulietta di Shakespeare, rileggendolo e contaminandolo con le provocazioni dell'artista concettuale Cattelan».
Senza contare che Antonio Taglierini nel suo Titolo provvisorio. Senza titolo, presenta in tutto e per tutto una pièce teatrale sul tema del kamikaze, danzando solo negli ultimi 10 minuti.

Questo è un format - il minifestival all'interno della Stagione - che Arcuri propone come strumento per indagare il contemporaneo senza lasciarlo naufragare tra titoloni e nomi ormai noti, ma riservandogli una visibilità e un risalto che permettano ad artisti e pubblico di incontrarsi al di là di pregiudizi e preconcetti di genere. «Come protagonisti o fruitori del teatro moderno - conclude Emanuele Conte - dobbiamo essere in grado di accettare il crollo dei confini tra i generi espressivi. E che il teatro possa e debba rinnovarsi come punto di incontro e forma espressiva nella sua funzione sociale di portare emozioni, mi sembra una naturale conseguenza».

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