Attualità Genova Domenica 13 febbraio 2011

Successo di Se non ora quando: più di un milione in tutta Italia

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Genova - Tante piazze d'Italia oggi piene di manifestanti per Se non ora quando, la mobilitazione per il rispetto della dignità delle donne, indetta in 230 città. A Genova, già dalle tre del pomeriggio, si capisce che la mobilitazione è destinata a raggiungere numeri elevati.

Alle quattro decine di migliaia di persone raggiungono piazza De Ferrari: "Io amo la mia Costituzione - spiega un'accorata Fernanda Contri - L'articolo 3 sancisce l'uguaglianza dei cittadini italiani, senza differenze di sesso. Voglio rivolgermi alle donne giovani. Ricordare loro che molte nostre compagne sono morte per darci i diritti di cui godiamo oggi. Se dimentichiamo le faremo morire un'altra volta". Raggiante Marta Vincenzi: «Sono molto contenta per lo straordinario afflusso di gente».

«Vogliamo una rivoluzione culturale, per me è questo il significato di questa manifestazione - mi dice l'attrice Carla Peirolero prima di salire sul palco - Una mobilitazione interclassista, che attraversa diverse generazioni e va al di là di qualsiasi programma politico. Siamo tutti qui per dire che non ci piace quello che la televisione ci propina tutti i giorni».

È la volta della parlamentare Roberta Pinotti: «È la ribellione di un popolo che fa fatica ad arrivare a fine mese. Il governo si deve impegnare per risolvere i problemi reali del Paese - mi dice prima di cominciare il suo discorso - La mobilitazione di oggi è comunque qualcosa di trasversale, ci riguarda tutti e tutte e non appartiene a nessun partito».

«Il messaggio che vogliamo lanciare con questa nostra mobilitazione - spiega Michela Tassistro, consigliera comunale Pd e organizzatrice dell'evento - è che non vogliamo sottostare al modello femminile imperante. C'è tanta gente normale che vuole dire la sua». «Mandiamo a casa il premier - incalza Manuela Arata - Non vogliamo più vergognarci di essere italiane».

Sale sul palco anche Pippo Delbono: «Voglio ricordare una grande donna, che ha rivoluzionato la danza, Pina Bausch. Vedendo ballare un gruppo di nomadi, si è tirata indietro per rispetto. Non mi sento di danzare con loro, ha detto. Poi una donna del gruppo l'ha invitata a unirsi alle danze. Solo così ha accettato. Uno sguardo sulla vita che hanno solo le donne».
Il parlamentare europeo Sergio Cofferati, in merito al Rubygate afferma: «Una persona che ricopre un ruolo di rappresentanza deve avere maggior rigore e un comportamento più trasparente dei cittadini comuni. La manifestazione di oggi deve essere solo l'inizio. Spero che ci ritroveremo presto a riparlarne».

La scenografa Laura Benzi dichiara: «Sono qui per difendere i miei diritti di donna, che non vedo rappresentati in alcun modo da chi è al governo. Si dice spesso che i genovesi sono capaci solo a mugugnare. Oggi siamo qui a dimostrare che non è così». C'è anche la scienziata Adriana Albini: «Questa manifestazione è un momento per stare insieme. Le donne lavorano per cambiare la situazione, ma sono poco rappresentate. È bello vedere che ci sono molti uomini che combattono vicino a noi».

Questa mobilitazione ha coinvolto soprattutto la gente normale, quella che è scesa in piazza anche con i propri figli per manifestare il loro dissenso. Sara e Marco hanno 35 anni e sono una giovane coppia: «Vogliamo che nostro figlio, accendendo la televisione, non veda le donne continuamente svilite. Inoltre, siamo qui anche perché il governo non si sta occupando delle migliaia di persone che hanno perso e stanno perdendo il lavoro».

Simona, 32 anni, aggiunge: «Non condivido il modello della donna oggetto, ma dobbiamo ammettere che un po' di colpa ce l'hanno anche le donne stesse. Noi siamo qui per far capire loro che c'è un'alternativa alla mercificazione del proprio corpo». Ci sono anche tanti uomini in manifestazione. Giacomo, 64enne: «Sono solidale con le donne e la loro battaglia. Si sta tornando indietro rispetto alle battaglie che ha condotto la mia generazione alla fine degli anni Sessanta». Interviene anche suo nipote, Carlo, che ha 19 anni: «In tv vedo le veline, le letterine e tutte le soubrette del mondo dello spettacolo. Purtroppo le mie compagne di scuola vogliono essere come loro».

Valentina, 27 anni, afferma: «Vogliamo dimostrare che non ci sono solo donne che aspirano a diventare veline. Se stiamo zitte siamo complici». Manuela, 25 anni, aggiunge: «Sono qui per difendere i diritti delle donne e per cercare di cambiare questa situazione che ci vede molto indietro rispetto agli altri paesi europei in materia di parità dei diritti. Ci vuole un movimento civile per cambiare le cose».

Sara, 22 anni, è più critica: «Sono qui per manifestare il mio dissenso su una situazione che vorrei potesse cambiare presto. Credo però che una grossa colpa ce l'abbiano anche tutte quelle donne che si prostituiscono per ottenere favori».

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