Attualità Genova Lunedì 7 febbraio 2011

Manifestazione delle donne del 13 febbraio. Se non ora, quando? Il punto di vista di Laura Sicignano

In queste ultime settimane sui più diversi media, facebook compreso, si sta parlando molto della manifestazione delle donne di domenica 13 febbraio, "Se non ora quando".

Non è vocazione di mentelocale.it trattare argomenti politici. Siamo un quotidiano di cultura e tempo libero. In chiave antropologica, quindi, abbiamo deciso di chiedere a diversi intellettuali, giornalisti, opinion maker, il loro punto di vista sulla situazione delle donne oggi in Italia.

Denunciare un malessere non è una battaglia né di destra, né di sinistra: le donne in Italia sono indietro rispetto a tanti altri Paesi dell'Occidente. Così come l'economia, il welfare, i servizi. In tutti i Paesi a economia avanzata ci sono tante donne nei punti chiave. Da noi no. E l'Italia si sa come sta.

Lo scontro oggi in Italia crediamo sia tra una cultura arcaica e una europea. E mentelocale.it sta con l'Europa. Per questo abbiamo chiesto a persone di sinistra, di centro e di destra di scriverci la loro idea, donne così come uomini. Vediamo chi coglie l'occasione e chi no. Noi siamo qui per chiunque volesse dire la sua:

LaG.

Genova - Non voglio parlare dei festini di un nonnino milionario. Le festicciole del nostro Presidente sono solo la punta di un iceberg, la goccia che fa traboccare il vaso, il pretesto che porterà migliaia di donne (e uomini!) in piazza domenica 13 febbraio. Le donne non sono fragili esserini bisognosi di aiuto, non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole; le donne sono persone.

Nella nostra democrazia le elettrici sono il 52%. Le elette sono poco più del 10%. Le donne non figurano nei CdA dei gruppi importanti. Non determinano le politiche aziendali né quelle sociali. L'Italia per tasso di impiego femminile è al penultimo paese in Europa, la maggior parte delle donne lascia il lavoro dopo il primo figlio. Guarda caso i Paesi con record positivi di presenza femminile al governo hanno i migliori servizi per le famiglie. Se si raggiungesse il 60% di occupazione femminile (come prescrive l'Europa), il Paese farebbe un enorme balzo in avanti per quanto riguarda il Pil. Come già succede altrove.

Ma nessun politico ha mai seriamente preso in considerazione questa risorsa di ricchezza. Forse perché ci sono poche donne al potere?
È una questione culturale. L'Italia è il paese europeo nel quale i cittadini si sentirebbero meno a proprio agio con una donna alla più alta carica del Paese. Vige ancora, anche tra le donne, il principio per cui non è accettabile che una donna assuma pubblicamente potere: lo stereotipo accetta il potere delle donne solo se nascosto tra le mura di casa. Quando assumono un potere pubblico, vengono spesso bollate negativamente come mascolinizzate o equivoche.

Il fenomeno del velinismo in politica
non aiuta certo a promuovere la pari dignità dei sessi nella vita pubblica. Piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni. Ancora oggi le donne sono vittime loro per prime di un'autocensura, che impedisce di raggiungere una reale parità. Oggi noi possiamo liberarci dell'antica palla che abbiamo al piede.

I media sono evidentemente e abilmente pilotati per un sistematico lavaggio del cervello, volto a manipolare il cittadino per erodere il suo senso critico e il suo istinto di ribellione. Ci propinano donne il cui volto è coperto non dal velo, ma dal mascherone grottesco della chirurgia estetica. Maschere sotto cui nascondere la vecchiaia. O forse per nascondere la saggezza che proviene dalla vita? La saggezza non può essere una prerogativa femminile? "Perché nascondere le mie rughe? C'ho messo una vita a farmele", diceva Anna Magnani alla sua truccatrice.

Il modello di donna che l'Occidente vuole proporre come alternativo alle donne velate è la bonazza rifatta? I media riducono la donna a corpo (senza faccia), frammentato nelle sue parti anatomiche, come un animale macellato senza diritto di parola, se non in ambiti marginali e ridicoli (astrologia, cucina, addirittura calcio, ultimamente). In tv possiamo esprimere solo posticcia e patinata pornografia, truffaldinamente spacciata per intrattenimento.
Donne reificate e bidimensionali, donne decorazione. Perché? Ripeto: nella nostra democrazia le elettrici sono il 52%, ma le elette sono poco più del 10%.

Anche con questa manifestazione di domenica 13 febbraio stiamo ricostruendo un dialogo femminile: donne con fedi politiche, religiose, professioni e vite diverse tornano a parlarsi di quello che veramente serve a tutte noi: il diritto di essere cittadine, lavoratrici, mogli, madri o anche nessuna di queste cose, ma anche tutte, se lo desideriamo.

A noi spetta cambiare la cultura di questo Paese. Cambiare i politici è più facile che cambiare la cultura di un Paese. Berlusconi non è il male assoluto, ma è lo specchio di una parte di questo paese, quella che ammira l'uomo ricco. Non siamo più disposte a delegare il potere all'Uomo forte, che pensa e agisce per noi, mentre ci gingilliamo pigramente in frivolezze da gossip.

Ci sono comunque molti uomini nel nostro Paese che non si sentono rappresentati da un nonnetto lascivo, uomini armoniosi nel loro rapporto con il mondo e con la donna, coloro che spero saranno in piazza il 13 febbraio. Invece, dedico una letterina a tutti i maschi che vedono nell'anziano satiro milionario un modello valoriale e che con ciò mostrano solo la propria paura.

Povero caro maschio. Ora che noi ci stiamo liberando dall'antica palla al piede, ci vedi sfrecciare davanti a te e non ti capaciti di arrivare secondo al traguardo. Carico di rancore, vai nel panico, piagnucoli che son cambiate le regole. Sì: ora regole prevedono che noi si corra senza palla al piede. Allora tu, poverino, ricorri a trucchetti fallosi, giochini di lobby, fai lo sgambetto, fai lo spiritoso, intimorisci.

Non capisci che nell'accoppiamento non è più ammissibile la sopraffazione? Perché non impari a confrontarti in una relazione paritaria? Ti arricchirebbe. Invece ti agiti, hai paura e, come tutte le creature spaventate, diventi pericoloso. Noi ti guardiamo dibatterti nella tua frustrazione. Se ti tendiamo la mano, affinché ti rialzi per correre accanto a noi, tu ce la mordi. Se reagiamo al tuo morso, ringhi che noi siamo diventate aggressive. Allora sfrecciamo lontane da te, leggere e libere.

Con grande pena per te e per noi che perdiamo un compagno, ci rammarichiamo: peccato, sarebbe bello correre insieme, fianco a fianco.
Emancipati anche tu: se vuoi, noi ti aiutiamo! Un operaio, uno di quelli che si sono autoesiliatisi all'Asinara, aveva indosso una maglietta con una scritta che diceva CHI LOTTA PUO' PERDERE, MA CHI NON LOTTA HA GIA' PERSO.

Venite tutte e tutti domenica 13 febbraio in manifestazione
. La rinascita di questo paese può, deve partire dalle donne. Se non ora, quando?

Potrebbe interessarti anche: , Coop Liguria: buoni acquisto per i lavoratori colpiti dal crollo del Morandi , Rampa di Cornigliano: apertura il 26 marzo, con ultima chiusura dalla Guido Rossa , Genova, a scuola tutti in bici: in 400 in via Garibaldi per una mobilità più sostenibile , Trenitalia Liguria: sui treni Jazz nuovi posti per le biciclette , Pegli, aperto il parcheggio di interscambio gratuito. Presto anche a Quinto e Voltri

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

La conseguenza Di James Kent Drammatico 2019 Amburgo, 1945. Rachael e Lewis Morgan si sono appena trasferiti in Germania dopo la sconfitta tedesca. Lewis è un alto comandante dell'esercito inglese, dunque gli viene assegnata una dimora di grande prestigio: la villa di Stefan Lubert, un celebre... Guarda la scheda del film