Teatro Genova Teatro Hops Martedì 1 febbraio 2011

Marinella Manicardi torna all'Hops

Terzo appuntamento di Hop fisso altrove. Rassegna di teatro diretta da Mario Jorio al teatro di piazzetta Cambiaso. Dopo Sara Bertelà e la divertentissima parodia-animata della TV di Andrea Cosentino, sul palco torna l'attrice Marinella Manicardi - già a Genova nel 2006.

Prossimo appuntamento, dal 17 al 19 febbraio 2011, con La terra desolata, di T.S. Eliot, con Annig Raimondi (anche regista).

Genova - Nel 2006 proprio sul palco del teatrino di piazzetta Cambiaso aveva portato Luana prontomoda, unico testo di cui, oltre ad essere interprete e regista, firmava anche la drammaturgia. Nei prossimi giorni da giovedì 3 a sabato 5 febbraio, Marinella Manicardi, attrice regista e docente di teatro, nonché fondatrice insieme a Luigi Gozzi di Teatro Nuova Edizione, salirà sullo stesso palco con La stazione e altri paesaggi: «Un collage di storie brevi, tutti racconti letterari trasformati per la scena, per un racconto che diventa teatro».

La modalità è la stessa: la scena nuda, forse una sedia e l'interprete che dà vita a storie molto diverse tra loro, scelte lungo una vita al lavoro in teatro: residua raccolti per la loro forza e come scarti di qualche altro lavoro per essere messi da parte in vista di un'occasione. «Per mettere in scena un'idea bislacca di morale - prosegue Marinella Manicardi - una parola che, usarla oggi sembra impossibile. L'immoralità va dalle cose lievi, piccole bugie, sotterfugi fino ai segreti di Stato. Ed è qui che si cela la profonda immorale di oggi: della strage di Bologna conosciamo gli esecutori materiali, per altro già fuori di galera, conosciamo i depistaggi, sappiamo molte cose, ma ancora stiamo aspettando di sapere chi sono i mandanti. È molto difficile mettere in scena qualcosa che è completamente buono o cattivo. E allora possiamo solo sgranare la realtà e l'attore può far esplodere dei sospetti o dei disagi molto forti».

Dentro i racconti Manicardi trova la ricchezza di molti punti di vista, ha la chance di evocare a turno voci buone, cattive, meschine, caritatevoli. Gli sguardi si moltiplicano, il reale si crea dalla complessità. «Nel 1976 Luigi Gozzi, aveva ricavato un intero spettacolo incastrando le storie di Giovanni Francesco Straparola, un autore del 1500. Solo una era rimasta fuori e l'avevo tenuta per me, affascinata dalla figura di Madonna Modesta: una signora che si annoia un po', lasciata sola da un marito mercante, e che decide di affacciarsi alla finestra e chiamare su quelli che le piacciono. Non si fa pagare, ma ad ognuno chiede le scarpe. Ovviamente ognuno dona in relazione a quello che ha e al ceto sociale a cui appartiene. Finisce che lei ci riempie un magazzino e... La narrazione è in una lingua che un po' è un gramelot un po' è un italiano del '500».

La stazione di Marcello Fois, sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, è un'eredità di tanti anni fa, quando nel '92 «gli chiesi qualcosa per il teatro e lui mi diede una raccolta di racconti (all'epoca non aveva ancora scritto niente per la scena) tra cui questo. Lo modificai per la scena e lui poi lo pubblicò nella versione adattata».
Sono piccole storie, spesso brevissime, «quella di Enrico Morovich, scrittore italiano di origine fiumana, è sviluppata su due sole pagine che in scena però diventano 20 minuti e ogni sera mi piace aggiungere dettagli. Si intitola Il cartoccio di funghi e sembra un copia-incolla di fatti: succede questo, poi questo e quest'altro. Piccole vicende tra due famiglie che abitano vicino in una serie di battibecchi e dispetti, fino al momento finale dove ci scappa il morto...».

In questa antologia-teatrale c'è anche un racconto di Leonora Carrington, una delle due donne incluse nell'Antologia dello Humor Nero di André Bréton, «un salto nell'assurdo con una signorina che odia i balli e chiede a una iena giovane di sostituirla. Anche questo una storia di due paginette in cui è fortissima la tentazione di mettere in scena la iena tutta vestita da sera con i tacchi». Da Marina Mizzau, scrittrice e docente di psicologia della comunicazione, Manicardi racconta la storia di Rita tanto legata al marito da non vivere che per lui, fino a quando un viaggio per New York la mette in crisi, ma poi quando sembra pronta alla sfida il marito le dice: Forse potrei accompagnarti, e qui viene il bello.

Un messaggio comune, un significato di fondo unitario? «Dietro a queste storie c'è una moralità inquieta. Trovo che uno dei possibili compiti dell'attore sia - oltre a divertire e interessare - anche aprire le parole, usarne tutto il potere enorme; un compito di svelamento del potere delle parole della comunicazione. Perché l'attore cattura l'emozione del pubblico e noi, tutti, come i bambini capiamo prima attraverso le emozioni che attraverso le nozioni».

Quali donne vanno in scena visto che tanti sono i personaggi femminili al centro delle storie? «C'è un'idea di femminile molto più sgranata di quello che è l'immaginario collettivo (e qui Manicardi cambia tono, la voce le si fa dura metallica, ndr) nell'Italia di questi ultimi anni, che equivale a: se sei furba e carina e la dai a qualcuno puoi non solo andare in TV e fare carriera, ma diventare anche deputata e senatrice. Siamo in una nazione brutta e vecchia che non rispecchia affatto la diversità delle donne che pure esiste.

Un protagonismo femminile però c'è nella costruzione del benessere e dell'intelligenza di un paese. Peccato che anche in teatro i modelli femminili di elaborazione contemporanea siano pochissimi, siamo ancora legati al salotto borghese, e da lì non ci muoviamo. Persino insegnando mi rendo conto da 20/30 anni che l'immaginario non si è modificato». Mi fa un esempio: «Da anni faccio fare un esercizio: vai in scena e fai il primo personaggio che ti viene in mente. L'80% degli uomini fa l'ubriaco. L'80% delle donne fa la puttana. La variante maschile: il tossico; quella femminile: la madre che brontola. Eppure queste persone lavorano, sono magari insegnanti, impiegati, lavoratori/trici. Ma questi nuovi ruoli non sono ancora stati metabolizzati come personaggi con una loro visibilità e importanza».

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