Teatro Genova Teatro Duse Mercoledì 19 gennaio 2011

La Storia d'Italia al Duse per la regia di Marco Baliani

Genova - La Storia si ripete. Corsi e ricorsi storici li aveva già individuati Giambattista Vico (1668-1744) che parlava anche dei tempi religiosi, sotto i governi divini, di quelli puntigliosi o barbari dei duellanti e de' tempi civili ovvero modesti, ne' tempi del diritto naturale delle genti. Sembra proprio quest'idea di storia che Marco Baliani porta a teatro con due lavori diversi: Piazza d'Italia, dallo sbarco dei Mille fino agli anni '70 e La Repubblica di un solo giorno, la Repubblica Romana di Mazzini, Mameli, Garibaldi e la moglie Anita che durò un pugno di giornate nel 1849. Un progetto, Fratelli di Storia proposto e prodotto dal Teatro di Roma per il centocinquantesimo anno dall'Unità d'Italia. E se già in questi anni il teatro civile, o di narrazione si è spesso concentrato su un recupero di memorie e fatti di cronaca da mettere insieme attraverso un'unica voce narrante che tra notizie e documenti possa portare alla luce tutte le zone d'ombra di cui è composta (più che fatta e finita) la nostra approssimativa e posticcia identità italiana; Baliani vira verso un affresco d'ensemble recuperando il modello epico del teatro brechtiano per condurci nella storia con la s minuscola, tra il popolo, con l'obiettivo primario di produrre conoscenza in una narrazione critica di fatti e situazioni.

Tratto dal romanzo di Antonio Tabucchi del 1975, l'omonimo spettacolo di Baliani Piazza d'Italia sfrutta l'albero genealogico di una famiglia seguendone le sorti epiche per 100 anni in un paese toscano, Borgo (nelle sue molte declinazioni: Borgo ai paduli, alla Torre, alla Marina, al convento): tra povertà, carestie, malattie, nascite e morti, matrimoni, grandi ideali e guerre, oroscopi e profezie. Seguiamo il destino di uomini e donne Esterina, Plinio, Esperia, Quarto, Volturno, Anita e Garibaldo I, e ancora Ottorin, Zelmira, Apostolo Zeno, don Milvio, Venerio, Melchiorre, Gavure, Garibaldo I.

Dominato da monologhi e da un continuo costruire e smontare le scene da parte degli stessi interpreti, lo spettacolo è costruito su frammenti di racconto di un'epopea famigliare nelle storie di tre generazioni di ribelli. Pochi elementi ricorrenti e poveri tra cui sgabelli, panchetti e tavoli di legno, ma anche fasci di canne e sacchi di grano creano una grammatica di riferimento per un mondo rurale, povero ma dignitoso, sempre colpito dalle malattie ma fonte di continue energie nuove nei numerosi figli con cui popola il mondo. In questa grammatica di corpi (9 interpreti) e oggetti spicca il carretto che dopo un'iniziale funzione positiva (il primo parto gemellare di Esterina) diventa il veicolo della morte: su di esso vengono presentati di volta in volta i protagonisti a loro modo sempre eroici della storia. Una morte che però secondo Tabucchi è il senso stesso del raccontare storie, dello scrivere per testimoniare.

Con grande plasticità l'ensemble di interpreti crea quadri spettacolari proprio nei momenti della morte (nella maggior parte dei casi, assassinio del ribelle). Mentre l'eroe ondeggia colpito alle sue spalle l'ensemble dei suoi (amici, familiari, compatrioti) produce ed espande l'onda moltiplicando a rallentatore e amplificando l'epopea di una singola vita che si fa emblema e immediatamente si incarna in qualcun altro/a.

Su una scena tagliata da quinte imponenti color ruggine e da un parallelepipedo centrale che ruota, l'ensemble si muove per entrare nei molti personaggi e ruoli, ma anche nella funzione di attrezzisti e trasformarsi, nella parte delle giubbe rosse, in un tableau vivant che con perfetta immobilità parli della guerra. Il parallelepipedo al centro è casa, rifugio, granaio, senza contare la sua trasformazione in teatrino di marionette per straniare la scena barbara del pestaggio di Apostolo Zeno, un ciarlatano ambulante di strada, da parte di due squadristi fascisti. L'andamento è snello, vivace, giocoso e tragicamente cupo, ma soprattutto estremamente corale l'effetto finale della recitazione che pure si articola su modalità e toni del tutto individuali (più o meno convincenti).

Certo l'amara lezione va giù a stento, là dove il ripetersi della storia, dei destini di chi eroicamente non ci sta e si ribella quindi muore è quantomeno frustrante, se non annichilente. Messaggio quanto mai attuale in uno stato dove essere cittadini è ancora un concetto scarsamente interiorizzato, spesso disatteso, di frequente calpestato per ignoranza da chi per primo dovrebbe garantirlo e tutelarlo. Eppure una lezione di storia non può che farci bene.

Potrebbe interessarti anche: , Nasce Teatri del Paradiso: Teatro Sociale di Camogli e Teatro Pubblico Ligure firmano l'accordo , La classe operaia va in paradiso alla Corte, il capolavoro di Elio Petri con Lino Guanciale , Teatro materico e sensoriale in Macbettu di Teatropersona. La recensione , In nome del padre. Mario Perrotta canta errori e fragilità dei padri di oggi , Teatro come Sport, la rassegna del Teatro Sociale di Camogli: programma e spettacoli

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.