Teatro Genova Teatro Garage Martedì 18 gennaio 2011

Valeria Ciangottini e Lorenzo Costa in 'Le attese' al Garage

Genova - Lui, lei e l'altra. In gessato grigio e cravatta rosa l'attore e regista Lorenzo Costa (anche direttore artistico del Teatro Garage), in nero le attrici Valeria Ciangottini (lei) e Federica Ruggero (l'altra). Il trio si è provato con un testo di drammaturgia contemporanea, di autrice vivente: Le attese - moods for love, della giornalista e scrittrice romana Alma Daddario che, ricorda Lorenzo Costa «non ha niente a che vedere con Patrizia, ma è piuttosto nota nel mondo teatrale per la messa in scena dei suoi testi».

Lo spettacolo, nuova produzione del Teatro Garage, è una prima nazionale assoluta e andrà in scena da venerdì 21 a domenica 23 gennaio 2011, alla Sala Diana del Teatro Garage.

Lui è Roberto, lei è Marina: «marito e moglie di terza età - afferma Ciangottini, che debuttò a 16 anni nella Dolce vita di Federico Fellini - lui frustrato, lei invece serena nel suo tran tran da signora bene, poi scopre che lui si è innamorato di un'altra e diventa una iena».
L'altra infatti è una giovane 25enne, interpretata da Federica Ruggero: «Claudia è una ragazza complessa dal passato duro, famiglia medio borghese ma genitori che non si occupano né di lei né del fratello che finiscono per drogarsi e diventare tossicodipendenti. La morte del fratello per overdose di fronte a lei completamente fatta, risveglia in Claudia una volontà di riscatto».

Il fatto è che Roberto si innamora di Claudia e ne è ricambiato. Entrambi riversano in questo 'amore' tanti altri sentimenti tra cui una diversa forma di riscatto: per lui chissà finire un libro cominciato tanto tempo fa e recuperare alcuni valori di ex-sessantottino; per lei-l'altra instaurare una relazione con un uomo maturo che sia anche surrogato del padre e le garantisca una certa 'protezione' e 'senso di sicurezza'.

All'inizio Roberto è ubriaco. E alle sue spalle, nell'ambiente caldo e colorato della casa che divide con la moglie, «crolla il sipario per un effetto scenico non tecnico - spiega lo scenografo Enrico Musenich - che rivelerà due spazi: uno reso separato da un grande velatino dietro cui Marina/Ciangottini sarà costantemente in scena». Con effetto persecutorio e limitante per Roberto che per altro crede di poter condurre un ménage à trois in cui convivere con lei e l'altra.

Con questo lavoro «si chiude una triade - prosegue Costa - che mi ha portato a lavorare su testi contemporanei con tre attici importanti: Debora Caprioglio per La stanza buia di Manfridi, Ivana Monti per il Calapranzi di Pinter e ora Valeria Ciangottini per Le attese di Daddario», una drammaturga che durante la fase di ideazione e prove ha continuato a lavorare al testo seguendo le esigenze degli interpreti e del regista e modificando, ampliando e riscrivendo anche intere scene.
«Alma mi puoi scrivere... era una costante. L'abbiamo perseguitata e lei è stata talmente tanto disponibile da chiamarci per chiederci se avevamo bisogno di qualche altra modifica. Anche il titolo è cambiato: inizialmente era Externum, poi in accordo si è trasformato in Le attese e Alma ci ha tenuto ad aggiungere moods for love, perché per lei l'amore o i diversi modi di amare sono il centro del testo».

Anche se le tematiche toccate vanno dal male di vivere alla difficoltà o complessità dei rapporti interpersonali fino alla crisi dell'uomo, inteso come maschio, «che non ha ancora interiorizzato, a mio avviso - conclude Costa - quella rivoluzione dei costumi che lo ha coinvolto e chiamato al grande cambiamento». D'altra parte il ruolo della donna è centrale, nel punto di vista di Valeria Ciangottini, che ricorda la sua militanza femminista: «vedo sempre di più crescere donne forti e determinate, portatrici di valori ben più importanti della corruzione e delle diatribe politiche a cui quotidianamente ci sottopone molte della classe maschile che fa politica: abbastanza penosi, peccato noi donne siamo ancora poco rappresentate. Ovviamente non parlo e non mi riferisco alle donne che appaiono in TV: quelle non sono le donne vere, ma soubrette o come le vogliamo chiamare che hanno deciso di fare del loro corpo un mestiere».
Una storia ben vecchia e triste, no?

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