Teatro Genova Martedì 18 gennaio 2011

Al Carlo Felice L'elisir d'amore di Donizetti secondo Lele Luzzati

Genova - In attesa di conoscere se il nuovo corso del teatro prenderà davvero il largo con I Pagliacci di Zeffirelli, pubblicizzati per febbraio ma ancora assenti dal cartellone, giovedì 20 alle ore 20.30 al Carlo Felice andrà in scena la prima de L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, melodramma con cui Giovanni Pacor esaurisce il residuo della gestione precedente e risarcisce il pubblico del Barbiere di Siviglia annullato a ottobre.

L'opera del compositore bergamasco, con le fiabesche scenografie di Lele Luzzati, riposava da tempo nei magazzini del teatro (il primo allestimento è della stagione 1993/94, l'ultimo del 2004), e ha sostuito per motivi di budget l'opera di Rossini, irrealizzabile per la presenza di un coro maschile che il piano di risanamento esclude.
Dopo la storica Traviata di Josef Svoboda, dunque, il pubblico genovese ha la possibilità di godere dal vivo di un altro caposaldo della scenografia, annoverato a buon diritto tra le migliori prove dell'artista ligure.
Come già per il Flauto Magico di Mozart, la dimensione fantastica e -a suo modo metastorica- del melodramma giocoso di Donizetti permise a Luzzati di esprimersi al meglio nella descrizione di un ambiente magico, in piena sintonia con la matrice buffa del libretto di Felice Romani.

Da segnalare a contorno le belle iniziative organizzate dal Museo Luzzati di Porta Siberia, che promettono di far vivere l'allestimento fuori dallo spazio teatrale: tra queste il laboratorio didattico Vestiamo l'elisir in corso fino al 30 gennaio e la mostra Intorno all'Elisir, visitabile presso il teatro 45 minuti prima dell'inizio della recita.

Un classico di cui sarà curioso vedere la tenuta in un panorama teatrale profondamente mutato.
La regia, oggi come nel debutto di quasi vent'anni fa, è affidata a Filippo Crivelli, mentre i costumi sono di Santuzza Calì e le luci di Luciano Novelli.
Per questo collaudatissimo allestimento salirà sul podio Christopher Franklin, pronto a dirigere un cast giovane (Mirella Di Vita-Adina, Giovanni Botta-Nemorino, Irene Favro-Giannetta, Mauro Bonfanti-Belcore) che ambirebbe ad essere un assaggio del progetto opera studio: l'istituzione di un'accademia interna al teatro per formare gli interpreti di domani, sull'esempio di quanto già fatto da Pacor ad Atene e consuetudine molto apprezzata nei maggiori enti europei, Scala in primis.
Guida la compagnia dell'Elisir un Dulcamara d'esperienza, Bruno de Simone.

Il melodramma in due atti, scritto in breve tempo nel 1832 su un libretto che Felice Romani tradusse da Scribe, valse a Donizetti il successo nell'opera comica, fino ad allora dominata da Rossini, grazie a un perfetto equilibrio tra la componente belcantistica e la matrice buffa.
È inoltre grazie alla particolare scrittura del registro vocale di Nemorino che l'Elisir contribuì all'affermarsi del tenore di grazia come protagonista di un melodramma.

La vicenda è tutta giocata sugli equivoci e rientra nel più classico intrigo dell'opera buffa: in un'ambientazione agreste Nemorino è innamorato di Adina, ma lei sta per sposare il militare Belcore. Quando nel villaggio giunge il dottor Dulcamara, cialtrone patentato e vero motore dell'azione, il ragazzo acquista da lui un filtro magico per fare innamorare la giovane, inconsapevole che la misteriosa pozione non è nient'altro che vino di Borgogna.
Di equivoco in equivoco, l'intrigo si avvita fino al classico lieto fine, cui lo stesso Donizetti mise mano più volte per sanare qualche incongruenza drammaturgica.

Previste sei repliche fino al 30 gennaio.

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