Concerti Genova Giovedì 15 luglio 2010

Diana Krall a Genova

© Marcello Orselli

Genova - Può una donna - bionda, alta, bella - essere considerata un'artista di altissima caratura mondiale?
La domanda non paia peregrina, in quanto siamo in tempi in cui si discetta molto (spesso a vanvera) sull'influenza / importanza della bellezza nella carriera della donna-artista.
La risposta è sì, se è canadese, suona il pianoforte, canta jazz e si chiama Diana Krall.

Proprio lei ha concluso alla grande in Quartetto, mercoledì 14 luglio al Porto Antico, il ramo genovese (a Savona si esibiranno, a partire dal 21 luglio prossimo, Dionne Warwich, Sarah Jane Morris e le finaliste del Premio Janis Joplin) della decima edizione di Just like a Woman. Tributo alle Regine della Musica.

Affascinante, indossa un elegante abito nero e un paio di vistose décolleté rosse dai tacchi arditi, a slanciarla ulteriormente (addirittura una voce femminile le urla «I love Your shoes!»), evidentemente dotata di grande personalità, prende immediatamente possesso del palco dell'Arena del Mare, sedendosi di fronte ad un classico Steinway & Sons.

Certo, non ha deluso il pubblico accorso in buon numero per non mancare all'appuntamento con questa imperdibile tappa del suo Quiet Night World Tour 2010, che prende il nome dall'ultimo album del 2009, la cui title-track sarebbe, poi, la versione in inglese del celeberrimo Corcovado dell'immortale Maestro della Bossanova Antonio Carlos Jobim.

L'occasione ha permesso di toccare con mano tutte le qualità, canore e strumentali, che hanno fatto della quarantacinquenne Diana un mito della musica e del canto di stampo jazz, comprovato da una serie impressionante di Premi e Nomination (miglior album, interpretazione vocale, arrangiamento musicale, ecc.).

La sua storia personale narra la parabola della bambina prodigio che, a quattro anni, suona Mozart ma coltiva il talento naturale, non solo affinando l'orecchio grazie alla ricca collezione di dischi jazz del padre (è cresciuta in una famiglia di musicisti), ma con una seria applicazione fino alla borsa di studio che le permette l'accesso al prestigioso alla Berklee College of Music di Boston.
L'esplosione definitiva avviene a metà degli anni '90 con la prima incisione, Stepping Out, nel 1993 e, da allora, il successo non le è mai venuto meno, anzi si è ampliato a livello popolare, dandole una fama planetaria ed anche un ottimo consenso della critica.

C'è da dire che l'atmosfera di sensualità e raffinatezza che creano le note della Krall è lontana dalle asperità o dalle invenzioni del jazz più creativo o d'avanguardia, ma crossovereggia con un pop assai sofisticato, prende spunti da scenari swing e rilegge sfondi brasiliani.
Quanto abbia influito in ciò la liaison personale sfociata nel matrimonio (e in due figli gemelli) col rocker britannico Elvis Costello, con cui vive da tempo a New York, non è dato sapere con certezza, ma un'interazione culturale all’interno della coppia è espressamente da lei richiamata.

In ogni caso è magico davvero ascoltarla interpretare con la sua voce da contralto naturale, ricca, calda, ma con un tocchettino di sporco al punto giusto, piena di sensualità, un repertorio che, oltre a proprie composizioni, soprattutto pesca a piene mani in un quella Treccani che è la canzone americana del '900.
E scivola, con uguale facilità e tutti ottimi esiti, da Irving Berlin a Tom Waits, passando per l'amatissimo Nat King Cole e Burt Bacharach.
Li piega, li riarrangia, ne varia toni e tempi, li fa suoi, completamente.
Nel contempo, non si può non apprezzare la facilità, la scioltezza con cui suona il piano, la naturalezza, insomma, con cui concentra, in sé, grande maestria, tanto canora quanto strumentale.

Il tris di musicisti statunitensi, tutti con un curriculum artistico molto più ricco di quello di semplici accompagnatori, con incisioni discografiche ed esperienze concertistiche personali, Anthony Wilson alla chitarra (con la Krall dal 2001), Robert Hurst al contrabbasso, Karriem Riggins alla batteria, le fornisce un apporto sostanziale e non di routine. Arricchiscono, infatti, il concerto con improvvisazioni che inducono più volte il pubblico ad applausi calorosi.
Successo meritato per una primadonna della scena musicale mondiale.

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