Concerti Genova Martedì 6 luglio 2010

Daniele Silvestri in concerto: pugni sudati e schietto sentimento

© Andrea Pompilio
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Genova - Benché negli anni sia passato in città molto spesso, non mi capitava di vedere Daniele Silvestri dal vivo da tantissimo anno, da quando fece tappa al vecchio DLF di Sampierdarena. Lo ritrovo in gran forma lunedì 5 luglio, all'Arena del Mare: dopo qualche altro Sanremo e diversi Primo Maggio catodici è un piacere riscoprirlo nel live, sempre sornione, acuto e ironicamente sensibile.

Silvestri sa raccontare le circonvoluzioni della vita con eleganza ed efficacia: Paolo Conte è stato un ottimo (e dichiarato) maestro, non c'è che dire. Non a caso, l'accaldato concerto si apre proprio con una cover di Alle prese con una verde milonga: alla pari del suo più evidente mentore, Daniele è un bravo affabulatore e sa caratterizzare situazioni e vicende con poche ma incisive immagini.
In particolar modo, l'ormai quarantaduenne (quasi si stenta a crederlo) romano sa essere concreto senza risultare banale: le relazioni di coppia sono uno dei suoi temi prediletti, eppure - discografia alla mano - non esistono due brani che si somiglino per forma e partitura.
Musicalmente, infatti, Silvestri sa spaziare dal pop elettronico ai ritmi latini, passando per il jazz e abbinando in maniera inedita sonorità e parole.

E i brani scivolano via: la strepitosa Samantha, poi Amore mio, Le strade di Francia, un breve inserto di Sono io, Me fece mele 'a chepa, Il flamenco della doccia: tantissime parole, spesso in arguta rima baciata, per raccontare gli incroci esistenziali a cui siamo tutti, più o meno, avvezzi.

Silvestri è un ottimo comunicatore e la sua attenzione verso i temi sociali e politici è ben nota, ma - chissà perché - la sua retorica non è mai asfissiante: piuttosto, propone punti di vista alternativi, raziocinati.
Aria, Monetine (la vecchia Pozzo dei desideri un po' rimaneggiata), la leggendaria Voglia di gridare e perfino La paranza raccontano la nostra attualità senza appesantirla con inutili moralismi benché, come ricorda lo stesso Daniele, «le parti di alcuni miei testi, pur vecchi, sono tremendamente attuali».

Il concerto, ricco e lungo (quasi due ore e mezza di esibizione) pare non debba seguire alcuna scaletta, come Silvestri sottolinea più volte e c'è da credergli: vista la versatilità dei suoi ottimi musicisti, tra cui figura anche una bella e giovane violinista, non occorre mettere in dubbio il fatto che la scelta dei brani della serata sia dettata dall'emozione del momento.
Purtroppo, chi gli chiede Occhi da orientale e L'abbraccio, o spera in Giro in si, come la sottoscritta, non verrà accontentato.
Nessuno rischia di restare scontento, però, dopo il finale trascinante sulla sempiterna Cohiba: pugni sudati al cielo e tanto schietto sentimento.

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