Concerti Genova Giovedì 10 giugno 2010

Baustelle @ Breakout Festival: l'intervista

Genova - Sarà per quel suono un po' retrò, o per i testi che ti entrano nel cervello senza che tu riesca ad afferrarne bene il senso. Sarà che dopo un po' che li ascolti arriva il momento in cui ne comprendi improvvisamente l'essenza, come una piccola folgorazione. Forse per questo i Baustelle sono diventati una band di culto? Sì, forse. Di sicuro quella miscela perfetta di parole ricercate e ritmi elettropop mischiati a sonorità d'altri tempi va molto di moda. Altro che La Moda del Lento, come recitava il titolo del secondo disco della band toscana: i Baustelle, sul palco, sono pieni di carica.

Dopo l'uscita del quinto album I mistici dell'Occidente, Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini sono pronti per partire con il loro tour estivo. E la prima vera data è proprio a Genova: dopo cinque spettacoli primaverili a fianco di un'orchestra e la partecipazione al concertone del primo maggio a Roma, i Baustelle fanno tappa al Breakout Festival di Villa Serra venerdì 11 giugno.
«I concerti estivi saranno più rock, senza orchestra e con ampio spazio a canzoni del passato. Proporremo anche brani mai suonati dal vivo», anticipa Francesco, cantante della band, lasciando però un alone di mistero sui titoli.

A due anni dal successo di Amen i Baustelle sono di nuovo in giro, anche se in realtà non si sono mai fermati del tutto. Bianconi ha scritto testi per Paola Turci, Noemi e Irene Grandi (è sua la sanremese La cometa di Halley) e ha iniziato a scrivere un romanzo di cui su internet si parla già molto e che, secondo indiscrezioni, dovrebbe intitolarsi Un romantico a Milano. La band al completo, poi, si è cimentata per la prima volta nella colonna sonora di un film, Giulia non esce la sera di Giuseppe Piccioni. Finalmente, viene da dire, visto che nelle note di copertina dei primi album dei Baustelle compariva la scritta Siamo disponibili per colonne sonore. «In effetti questa era una cosa che volevamo fare da tempo» racconta Francesco: «tutto merito del regista che ci ha contattato. Una colonna sonora è un lavoro molto difficile, bisogna mettersi al servizio delle immagini e scrollarsi di dosso il proprio ego».

Se nel precedente Amen, come suggerisce il titolo, i Baustelle si guardavano intorno e dichiaravano «E così sia», il nuovo I mistici dell'Occidente è un disco che sembra comunicare disprezzo per la realtà e raccontare il declino della società occidentale. «In realtà non è un disprezzo letterale», precisa Francesco: «Iacopone da Todi intendeva la parola disprezzo nel senso di dare un prezzo, non di guardare dall'alto in basso». E qui entrano in gioco i mistici: «i mistici vedono la realtà materiale e dicono che la vita non ha il prezzo che gli uomini le danno. La parola disprezzo assume quindi un valore di speranza».

Ciò nonostante Bianconi è ben lontano dal sentirsi allineato alla cultura imperante. Qualche tempo fa aveva addirittura minacciato di voler lasciare l'Italia: «viviamo in un periodo abbastanza medioevale, nel senso brutto del termine», spiega, «sono anni bui e la società è troppo legata all'apparenza. Non bisogna credere in quello che vogliono farci credere: non bisogna credere ai prezzi esposti in vetrina».

Altro tema centrale del nuovo album è quello del ricordo, della nostalgia. Una delle frasi più belle, tratta dal secondo singolo Le Rane, recita così: Il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane. «Il passato è una tematica di cui le canzoni parlano spesso», commenta Francesco, «i cantautori raccontano l'esistenza dell'uomo e il passare del tempo, e anche noi in questo ci sentiamo un po' cantautorali. Stilisticamente parlando, però, non mi sento affatto un passatista: la musica è ricerca e i Baustelle, nel loro piccolo, sono dei ricercatori nell'ambito del mondo della canzone. Un mondo che si può continuare a reinventare sia proiettandosi in avanti, sia riprendendo elementi del passato».

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