Concerti Genova Martedì 8 giugno 2010

Buena Vista Social Club a Villa Serra: noi c'eravamo

© Andrea Pompilio
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Genova - Domenica 6 giugno, il palco del Breakout ha fieramente ospitato ciò che resta di una delle leggende musicali (e, ormai, cinematografiche) di Cuba: a Villa Serra, infatti, sono arrivati i restanti companeros del mitico Buena Vista Social Club reso celebre da Wim Wenders più di dieci anni fa in un famoso docu-film.

Compay Segundo
ci ha lasciati nel 2003, anche la calda voce di Ibrahim Ferrer è scomparsa, al contrabbasso non c'è più Orlando Cachaito Lopez e il pianoforte non è accarezzato da Rubén Gonzaléz. Chissà, poi, che fine ha fatto la dolce Omara Portuondo. E Eliades Ochoa e il suo Carretero?
Basterebbero queste assenze ad immalinconire gli animi.
Invece, nonostante tutto, la bravura e la solarità dei restanti membri del gruppo e dei nuovi componenti è in grado di rinverdire via via i fasti dell'istituzione Buena Vista.
Inutile negarlo: l'assortito gruppo di veterani cubani è stato capace di entrare e stabilirsi nei cuori di chiunque abbia prestato orecchio e occhio alla pellicola di Wenders.
Pensare, poi, che questi attempati giovanotti, seppur acciaccati, siano disposti a trasvolare gli oceani, pur di suonare oggi e sempre la loro musica, emoziona sensibilmente.

Mi salta il cuore in gola quando partono le note iniziali di Chan chan ed è forse in quell'istante, a metà concerto, che si sente prepotentemente l'assenza dell'iconico Compay, a cui il brano viene dedicato.
Credo che l'alma de Cuba sia come questa canzone: credo, cioè, che sia fatta ugualmente di chiaroscuri, di contrasti che si muovono languidamente tra il disincanto e la disperazione.
Il jazz afro-latino così ben celebrato nel locale de l'Havana che ha dato il nome alla formazione non è solo una versione colta del merengue e della salsa che impazzano anche nelle balere italiane: oltre a ispirare sani movimenti di bacino e caviglie, infatti, la musica dei Buena Vista è soprattutto capace di smuovere passioni e sentimenti, con il solo calore degli accordi e delle voci, rendendo apparentemente semplice e naturale l'arte dell'incanto.

I vocalist che sostituiscono le voci ufficiali della formazione hanno un bel da fare per non far rimpiangere le vibrazioni originali. La sfida, ammettiamolo, è impari.
Così, anche la nuova versione, pur bella, dell'intensa Dos gardenias perde un po' di pathos, purtroppo.
La bravura e i baffoni di Barbarito Torres ed il trillo del suo laud, però, solleticano la gola, mettono davvero allegria, e gli assoli di tromba del grande Manuel Guajiro Mirabal, per tacere del ritmo generato dai timbales di Amadito Valdés, restano impagabili e rinfrancano da ogni possibile paturnia: Candela e De Camino a La Vereda trascinano via la mente e i sensi.

Perciò, lungi dal pensare di essersi trovati di fronte ad un'orchestrina rivierasca della domenica pomeriggio: abbiamo goduto dell'esclusiva magia della grande Orquestra Buena Vista Social Club, mi hermanos. E scusate se è poco.

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